*Aggiornamento di sabato in fondo al post.
Ecco. Uno ha una cosa da dire, una di quelle che proprio deve uscire perchè non ce la fa più, si prepara a sfogare tutta la bile possibile in un post accio, et voilà, Grillo ti sputtana il post.
Di Gianni Riotta, direttore del tg1, parlo lo stesso.
Noi (io e voi, miei cari lettori, lo so) l’abbiamo tenuto d’occhio, abbiamo come si suol dire lasciato lavorare per un po’ l’HaRiott Potter de noantri.
Occhialini rotondi, camicia bianca e cravatta nera, il gentleman Gianni si presenta gongolante alla scrivania del tg con un look tra Iena e maghetto di Hogwarts.- questo è giusto per non smentirci e sottolineare un po’ d’elementi fisici, non molto politically correct ma innegabili segni premonitori-.
Qualche settimana di assestamento e mette mano a Tv7, storico settimanale del telegiornale di raiuno, inventandosi lo studio ed i dibattiti in diretta (presunta, vista l’improbabile presenza all’una di notte di anziani signori quali Scalfari o Sartori).
Uomo d’aplomb anglosassone per la vita newyorkese, prima come allievo poi come insegnante e corrispondente, il nostro valoroso è l’ennesimo martire sulla poltrona più scomoda d’Italia che si appresta a non cambiare nulla di quello che trova. Come il Silvio d’annata che giurava “non sposterò neanche una pianta”, non s’azzarda a rivoluzionare il copione ormai ingiallito di un’informazione stanca. Dopo il suo insediamento (condiviso e di larghe intese nel cda Rai) Riotta per giorni ostenta modifiche, mai realizzate, ai contenuti: “un tg sulla notizia, un tg di dibattiti, un tg che non risponda alle logiche della politica”.
Poi il “panino” è sempre lì, con botta e risposta di politici che paiono ogni giorno di più lamentosi grassi piccioni che tubano su di un filo precario.
E qui la novità: nessuna modifica ai polverosi contenuti, ma incontenibile divertimento ai bottoni della grafica. Appena capisce che è casa sua e quasi quasi non lo vede nessuno, Potter si scatena e decide che è tempo di restyling. Situazione pericolosa quanto una sessantenne in crisi esistenziale che varca la porta del chirurgo: nessuno ha idea di cosa ne possa uscire, ma tutti hanno molta paura.
I titoli del tg1 avevano un senso nella loro irritante solennità:
TADA’
(che poi può essere PAPA’M o solo PAM, ognuno ha la sua onomatopea e non facciamo i raffinati, ma la solennità è chiara)
– tragedia a Lampedusa, morti quattro clandestini nel tentativo di raggiungere le coste
– TADA’-
Prodi all’unione: o si resta coesi o il governo cade –
- TADA’ –
Pannella fa sciopero della fame e non passa la canna a Capezzone
…e via così, quel bel suono tra il trombone ed una rude elettronica anni '80 che tra un titolo e l'altro ti suggeriva che erano le venti.
Ora guardate i titoli del tg1. Guardateli.
Su, fate questo sforzo che ne vale la pena.
Fatto?
Bene, proprio così: dal solenne storico TADA’ al piccolo striminzito sottotono (e permettetelo, cazzutissimo)
…turù…
Fa così. Fa turù, o qualcosa di molto simile.
Striscia piano piano come non fosse successo niente. Coccola noi, poveri telespettatori avidi di tragedie e scandali, in una nenia da Vita in Diretta.
Così, tomo tomo, cacchio cacchio, Sottovoce.
Poco importa che i saluti finali ce li faccia “tutta la redazione del Tg1”: quel viscido suono elettronico deve sparire.
Esattamente come quell’enorme etichetta grafica sulla “pagina politica”.
Esattamente come l’angolo con l’ospite politico di turno.
Esattamente come lo scintillio azzurro puffo che scorre da parte a parte dietro la testa del giornalista in studio.
Una perfetta rappresentazione d’encefalogrammi piatti.
JS
PS
PPS
A proposito di Beppe Grillo, che ultimamente evito di citare per vari motivi (un tentativo d’originalità, ad esempio?): Riotta sta facendo a pezzi Grillo come tutti, ma un po’ di più, perché Raiuno ce l’ha grosso.
Una settimana fa dalla scrivania di Tv7 insieme ad uno Scalari imbufalito sfoggiava questa tesi, in soldoni: noi caro Grillo l’abbiamo invitata, lei non è voluto venire, forse sottrarsi al confronto non fa onore alla sua ostentata idea di democrazia, comunque noi parliamo lo stesso.
Parlatene, liberi di farlo. Ma sfugge il passaggio nel quale il non accettare un invito significa non essere democratici. O peggio, non avere il coraggio delle proprie idee. Ognuno parla dove vuole (Berlusconi docet) e non necessariamente dal maghetto delle notizie.
Da uno che all’università ha studiato Logica ci si aspettava di più.
POSTILLA
Il cha cha cha delle segretarie
Qualcosa avrete sentito, in breve succede così:
Mario Giordano, il Grande Bambino dalla testa grossa, l’Alieno, saluta Studio Aperto e tutte le vecchie orge fatte insieme, e passa a Il Giornale, da cui viene cacciato Maurizio Belpietro che va a Panorama. Il buco a Studio Aperto lo chiude Giorgio Mulè arrivato da Videonews, testata di –aperte le virgolette – approfondimenti - chiuse le virgolette (realizza Verissimo, Tempi Moderni, Secondo voi e L’antipatico).
Giri di valzer a casa Silvio insomma. Che sia o no l’odore di elezioni anticipate come molti sostengono, non preoccupatevi: tette per tutti.
*...perchè riuscirò a rendere questo post infinito.
O più semplicemente perchè mi sono dimenticato un dettaglio.
Un paio d'anni fa un popolo di blogger (e di cittadini) occupava piazze e web per gli attentati all'informazione del governo Berlusconi.
Sigle e scenografie a parte,(sebbene noi gente di mondo sappiamo quanto conti la forma) , basta un'occhiata al tg di Riotta per capire chi governa ora, perchè lo capirebbe un'eschimese cieco.
Quando usate chilometri di carta per chiedervi perchè l'antipolitica, quando alzate la voce per urlare la vostra distorta visione del mondo, fermatevi. Non serve Pagnoncelli per spiegarci l'ovvio.
Miei cari signori, è più facile di quello che pensate: sì, sono gli elettori di sinistra delusi.
E adesso?