lunedì, 17 settembre 2007
Maledetto qualunquismo.
maledetta retorica. maledetta quella della porta accanto.
Insopportabile qualunquismo.
insopportabili bandiere che cambiando continuamente colore si sono strappate fino a moltiplicarsi.
Retorico qualunquismo.
retorico elogio del meltin’pot, retorici inni alle frontiere, retorici dibattiti di poltrone irremovibili.
Pericoloso qualunquismo.
pericolose liquidazioni di malumori pressanti, pericolose attenzioni a pensieri “illuminati”.
 
diceva:
maledetto qualunquismo delle morti celebrate, maledetto qualunquismo delle vite sprecate a parlar di vite. A parlar di morti.
A parlare dei miei tempi,  ancora presenti - (maledetto qualunquismo di rime vuote,  design della parola).
Maledetto qualunquismo quando dalla bocca escono solo aliti cattivi. Quando il punto fermo è in terzetto e diventa sospensione. Di intelligenza. Presunta.
 puntini puntini puntini neri piccoli striscianti, a finire frasi non dette: alluse.
 
Poi basta, e tutti che brava persona
puntini e qualunquismo, maledetto qualunquismo, a tormentarlo anche da morto.
 
Io con loro, a quanto pare.
Qualunquista da sempre, ma in buona compagnia.
Con tanto di giustificazioni: "si sa, il distinguo è faticoso. - e qualche punto fermo bisogna averlo, una mappa su cui muoversi che avvicini al tesoro - e la personalità si costruisce sulle sicurezze ancora prima di formarsi, e il silenzio è imbarazzante, e tenere sotto controllo la casualità umana è difficile". e bla bla bla.
 
Ed arrivo ad essere così qualunquista, ma così qualunquista, che mi lamento del qualunquismo.
 
Fino ad un certo punto quando, Come Quando Fuori Piove, punto tutto, e perdo. Capendo che il silenzio non era imbarazzante. E punto di nuovo, ma a volte passo, perché sto imparando a tacere, se dio vuole.
 
Lui poi, diceva così ma in certi posti non ci andava, certa gente non la ascoltava.
Qualunquismo maledetto.
 
In fondo era una brava persona, e tutti commettono degli errori.
Eccolo, ancora: maledetto, maledetto.
 
 
JS
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trattasi di soda kabbalah
domenica, 09 settembre 2007
Credo raramente.
Piu spesso non credo. dubito. mi lascio pensare sia bello pensare che… no.
Che non è così. che non va così.
Che ha torto. che fossi stato io al posto di. che forse è solo un’eccezione che conferma la regola, o una regola eccezionale che non conoscevo. Penso che non può andare in quel modo, così no.
Non solo credo poco.
Copro spesso. dissimulo.
Sì, anche quello. che poi è simile a non credere, a dubitare: togliersi una fastidiosa alternativa.
Copro cioè nascondo, evito di dire.
Glisso e a volte lo dico in francese, così sembra che non glissi.
Mica cose poi così brutte ma perché non nasconderle.
Sotto il tappeto un bel mucchietto di polvere mormora cose: dice che mi sono scaccolato. Dice che ieri parlavo male di chi ora è seduto sul mio divano. Che ero in ritardo perché me n’ero dimenticato, e dunque anche che il traffico era una cazzata. Che forse non è vero che ero innamorato.
 
Quando credo fa tutto un altro effetto. quando scopro si sente la differenza tra il detto e l’immaginato: era pesante .
 
Ho cominciato a scoprire e a credere sempre di più, da tempo. ho cominciato perché le situazioni mi indicavano continuamente che così andava bene. E siccome la testa il corpo e lo spirito non si educano mai a volte credere ha fatto peggio, sicchè, magari per un po’, ho dubitato di nuovo, in un alternanza continua che chiamo me.
Si fa fatica ora guardando le facce di chi, tanti, in questa città, non credono più che valga la pena conoscere.
 
Essere chiunque si voglia mostrare di essere è semplice, ma rappresentarsi richiede tempo, impegno, fatica e diventa sempre più motivo di scelta.
Pruomoversi, mantenere il tono che ci si è dati, far sapere quando qualcosa cambia.
Parlare di se’, in continuazione e senza dire niente di se stessi.
Ma esserci. Perché chissà cosa si sarebbe potuto perdere, chi si sarebbe potuto incontrare.
Scegliere all’ultimo per non perdere occasioni.
Dire e non dire. Far intendere per non sbilanciarsi. Non credere per non mettere in discussione e poi magari perdere l’obiettivo.
Dubitare, dissimulare, coprire, nascondere.
 
La guerra che stiamo vivendo sarà un cumulo di macerie calpestate da persone che non conoscono loro stesse e non si conoscono tra loro. Gente inebetita, fiera di mostrare a tutti quello che non è.
 
JS
 
postato da JohnSoda più o meno alle 01:46 | Permalink | commenti (26)
trattasi di società, soda kabbalah