mercoledì, 03 ottobre 2007
PS: Pre Scriptum
Assenze imperdonabili, le mie. Poche ciance: da oggi un post un giorno sì e uno no, come il bifidus essensis a drenare la nostra bile. Perché le scorie vanno eliminate.
E caustica, ricordatelo, non è un aggettivo a caso.
A bientot.
 
 
 
 
S'aggira per il mondo un individuo osceno
così diverso che sembra quasi disumano
è un essere inquietante e forse non è un caso
che a poco a poco diventi contagioso.
 
E nemmeno così lentamente, caro vecchio Gaber -(sì, parlo coi morti)- 
Più il Paese produce, più il contagio dilaga come a seguire il Pil, il Prodotto Interno Lardo.
Le disfunzioni le lasciamo ai medici, noi parliamo dell’estetica rotondità che cela cattiveria nascosta sotto chili di adipe.
Arriva un momento nella vita di un uomo (in quella di una donna arriva prima, come tutto) che potremmo chiamare risveglio. La realtà  appare diversa da com’era stata descritta, e la disillusione lascia il posto ad una profonda antipatia.
I grassi non sono simpatici.
La presa di coscienza può avvenire in svariate occasioni: un viaggio in aereo tra due cittadini del Massachusetts, un film al cinema visto a metà (solo le fronti dei protagonisti), un marciapiede troppo stretto per entrambi.
L’antipatia nasce da preconcetti ficcati dentro dall’infanzia, quindi si potrebbe anche dire che non è colpa nostra e lavarcene le mani (oh come sto meglio).
Dire i grassi sono persone allegre è come dire che con lui i treni erano in orario, che i comunisti mangiano i bambini e che Antonio Ricci è un genio della tivvù: panzane, per restare in tema. Il motivo di questo ridicolo luogo comune risiede nell’insicurezza sociale che una persona estremamente grassa può accusare; e chi non si è mai sentito a disagio? Così ecco il pieno di battute eccessive e di risate a sproposito, grasse, false come le mèche di Castagna.
E il fatto che alla domanda com’è? tutti rispondano simpatico non fa scattare in loro un senso di allarme, ma una leggera autostima che li illude sia vero.
Certo, è giusto che nella sopravvivenza sociale, crudele mietitrice di vittime, ognuno usi le armi che ha. Ma il presupposto di avere la simpatia perché grassi fa acqua da tutte le parti.
 
Ad aggravare la situazione è la questione dello spazio vitale che lentamente un esercito di mangioni ci va sottraendo: recenti ricerche hanno dimostrato l’ingente quantità di denaro che il peso eccessivo può far spendere ai mezzi meccanici. In benzina ed inquinamento ad esempio, altro dazio da pagare all’ingordigia.
 
Mentre il mercato della moda stringe le cinture più che può, il mercato degli hard discount,dei wall market, e dei cinesi straccivendoli ingurgita miliardi con taglie extralarge. E sia lodato Gesù Cristo, visto come certe enormi figure in giro con minuscoli pantaloni a vita bassa facciano rimpiangere la buoncostume.
 
Il mercato degli alimenti dal canto suo non sta a guardare, e gonfia le porzioni da single, raddoppia i big mac, allunga le coke.
 
l'obeso s'è creato
quel suo corpo così pieno
per sfuggire dal terrore
di non essere nessuno.
 
Gli occhi, quelli rivelano molto se non ancora socchiusi dalle guance invadenti. L’avidità nello sguardo davanti alla portata, la felicità di divorarla ed il pensiero che spesso (notatelo) va già alla portata successiva.
Di più, di più, direbbe Sandro Mayer.
Sì Giorgio, quanto hai ragione (e quant’è comodo farsi suggerire i pezzi di post dall’aldilà).
Il marchio si porta dietro vita natural durante fino a quando, per i più fortunati, emerge la personalità via via che la figura si restringe. Gli altri rimangono come Tiziano Ferro: ex ciccioni a vita.
 
A Toscani, dopo la campagna No-lita, se ne potrebbero dire tante.
Che quella non è creatività, che non è denuncia sociale, pubblicità sociale ancor meno.
Una gliela dicono in pochi: che la sua campagna, tutto tranne che innovativa, è vecchia come quasi tutta la comunicazione del bel paese: metta una grassona, la prossima volta, e denuncerà davvero tutto il male che riusciamo ad infilare in una sola persona, per poi guardarla con sdegno.
 
JS
 
 
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trattasi di società
domenica, 09 settembre 2007
Credo raramente.
Piu spesso non credo. dubito. mi lascio pensare sia bello pensare che… no.
Che non è così. che non va così.
Che ha torto. che fossi stato io al posto di. che forse è solo un’eccezione che conferma la regola, o una regola eccezionale che non conoscevo. Penso che non può andare in quel modo, così no.
Non solo credo poco.
Copro spesso. dissimulo.
Sì, anche quello. che poi è simile a non credere, a dubitare: togliersi una fastidiosa alternativa.
Copro cioè nascondo, evito di dire.
Glisso e a volte lo dico in francese, così sembra che non glissi.
Mica cose poi così brutte ma perché non nasconderle.
Sotto il tappeto un bel mucchietto di polvere mormora cose: dice che mi sono scaccolato. Dice che ieri parlavo male di chi ora è seduto sul mio divano. Che ero in ritardo perché me n’ero dimenticato, e dunque anche che il traffico era una cazzata. Che forse non è vero che ero innamorato.
 
Quando credo fa tutto un altro effetto. quando scopro si sente la differenza tra il detto e l’immaginato: era pesante .
 
Ho cominciato a scoprire e a credere sempre di più, da tempo. ho cominciato perché le situazioni mi indicavano continuamente che così andava bene. E siccome la testa il corpo e lo spirito non si educano mai a volte credere ha fatto peggio, sicchè, magari per un po’, ho dubitato di nuovo, in un alternanza continua che chiamo me.
Si fa fatica ora guardando le facce di chi, tanti, in questa città, non credono più che valga la pena conoscere.
 
Essere chiunque si voglia mostrare di essere è semplice, ma rappresentarsi richiede tempo, impegno, fatica e diventa sempre più motivo di scelta.
Pruomoversi, mantenere il tono che ci si è dati, far sapere quando qualcosa cambia.
Parlare di se’, in continuazione e senza dire niente di se stessi.
Ma esserci. Perché chissà cosa si sarebbe potuto perdere, chi si sarebbe potuto incontrare.
Scegliere all’ultimo per non perdere occasioni.
Dire e non dire. Far intendere per non sbilanciarsi. Non credere per non mettere in discussione e poi magari perdere l’obiettivo.
Dubitare, dissimulare, coprire, nascondere.
 
La guerra che stiamo vivendo sarà un cumulo di macerie calpestate da persone che non conoscono loro stesse e non si conoscono tra loro. Gente inebetita, fiera di mostrare a tutti quello che non è.
 
JS
 
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trattasi di società, soda kabbalah
martedì, 10 luglio 2007
Le cose prevedibili si potrebbero prevedere. E già qui uno smette di leggere.
Per chi non l’avesse fatto: non è vero.
 
Ce ne sono alcune che si sanno perfettamente ma si rimuovono in continuazione in una sorta di amnesia breve, localizzata e continua.
Andare al supermercato alle 20 è una di queste: sarà sempre pieno, ci sarà sempre la coda, ma a guardare le casse entrando, e vanamente sperare di vederle vuote come il 16 agosto non si rinuncia (neanche il 16 agosto).
Arrivare fuori dal ristorante preferito dove non si è prenotato ed essere sicuri di parcheggiare e sedersi a tavola è un’ inspiegabile illusione.
Partire per il mare tutti entusiasti il sabato mattina dicendo “tra un’ora sono in spiaggia”, convinti che la domenica si torni con lo stesso sorriso ed una ritrovata serenità?
Imprevedibilmente prevedibile.
 
E allora partenze intelligenti in trecentoventimila, tutti poco intelligenti.
Spesa cinque minuti prima della chiusura, sui rollerblade prendendo al volo quello che si presenta sul cammino, tornando a casa con un mango, degli assorbenti, un cd vergine e della noce moscata.
(e passando quindici minuti a pensare a come metterli insieme per cenare).
Prenotazione al ristorante venti  giorni in anticipo e il giorno prima puntuale pacco dei commensali.
 
E’ inutile credere di sapere come gira il mondo perché dopo un po’ che gira ubriaca tutti.
 
Per tutto il resto c’è Mastercard, ça va sans dire.
 
 
PS: Domani Italia uno dà un film trash, “Post impact”
Naturalmente non lo si vedrà, ma dal titolo mi aspetto che Postiate d’Impatto.
 
JS
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trattasi di società
mercoledì, 04 luglio 2007
" Pensavo di star seduto in comune un paio di giorni. Mi porto cellulare, telecamera e qualcosa da leggere se m’ annoio. Sto lì e guardo come lavorano gli impiegati.
 
Poi se non sono stanco prendo la bici e mi metto sulla tangenziale a vedere se fanno bene i lavori, che è mesi che ritardano e gliene dico quattro.
Parlassero tutti la stessa lingua perderebbero meno tempo a capirsi.
Dato che ci sono mi faccio un giro nei campi rom della zona dando un occhio se i bambini siano loro e non rubati, tanto ho la mail piena di foto di quelli scomparsi e li riconosco.
Se faccio tardi quando torno passo per la cantina.
Gli Hadji, i miei vicini, li sento sempre che pregano e pregano e stanno lì a pregare, un fastidio. Così finalmente riesco a sapere se nascondono qualcosa e dormo più tranquillo.
 
Non è solo che non ho fiducia nelle istituzioni.
E nemmeno banale opposizione che dia una spolverata di panico.
 
E’ luglio a casa fa caldo e non ho niente da fare. Ho visto Studio Aperto e dicono che è tutto un pericolo. Ma mica solo lì che alla fine si sa, non è serio: anche da Vespa, sul Giornale. Sulla Padania, su Panorama. E a Milano poi? Fanno le marce per la sicurezza, checcazzo un motivo ci sarà. Poi li vedi in giro ‘sti negri che fanno casino, e adesso pure le bombe ci mettono.
                                                                     
Sono un torinese iscritto ad Azione Giovani e qui fanno le ronde.
La chiamano Operazione Starsky e Hutch che suona così divertente.
Stasera ci vado, partite non ce ne sono e la mia ragazza è al mare. Se vado bene mi han promesso che mi fan portare “il capo della polizia”. E si sono messi tutti a ridere.
Io mica ho capito.
Farò finta di niente ma prima o poi gli chiedo se posso portare un manganello.
Così per sicurezza.
 
Farmi giustizia da solo è una cosa che mi fa sentire vicino a Dio."
 
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trattasi di società, cronache distorte
lunedì, 02 luglio 2007
Ricordare mammà è un diritto di ogni figlio soprattutto se così sfortunato. Ed un pizzico di cinismo aggiunge abbiano poco da fare nelle noiose giornate a corte.
Ma per due che nella comunicazione ci vivono da neonati il concerto di Wembley è stato davvero deludente.
La condivisione si sa aiuta il dolore e la mancanza, e dopo dieci anni di sofferenze tra pubblico e privato Henry e William hanno voluto condividere il saluto a Lady D.
 
Parte Elthon John. Ai tempi del funerale dichiarava non avrebbe più eseguito Candle in the wind: è la prima in scaletta.
Il pubblico è freddo e dalle movenze anzianotte, ci mette un po’ ad alzarsi in piedi all’apertura del concerto. Al collezionista di brutti occhiali seguono i Duran Duran, che crudelmente fanno pensare al perché le star scomparse diventino leggende, mentre quelle che continuano sfiorino il ridicolo.
 
Poi Lily Allen, che all’epoca della tragedia avrà avuto si e no 13 anni.
Nelly Furtado, canadese di origine latine.
James Morrison, che dieci anni fa chissà in che pizzeria lavorava.
 
Da sfondo la luce londinese non aiuta quanto il buio avrebbe fatto.
Il tutto immerso in una strana atmosfera, prevedibile viste le premesse: la solennità e la commozione del ricordo, l’imbarazzo del divertimento fine a se stesso.
Come sempre, l’alibi della beneficenza a fugare i dubbi.
 
Diana Spencer, John Lennon, Kurt Cobain, Marilyn Monroe.
L’omaggio più grande a volte è quello di mantenere la memoria senza bisogno di ricamarci su.
 
Complotto o no, sono morti ammazzati. Essere mandanti e non esecutori non ci giustifica.
 
JS
    
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trattasi di musica, società
mercoledì, 20 giugno 2007
A Segolene R e François H, Anna F e Stefano R, , Gianfranco F e Daniela dS.
Quelli dal brutto periodo che se ne accorgono un attimo prima.
 
say cheeseSe quando mi ha chiesto il sale l’ho guardata con quella faccia un po’ così ho i miei motivi.
L’ha fatto con un leggero gesto di stizza e io avevo appena imbevuto il cervello in uno di quei tristi ma ammiccanti articoli statistici genere Tito Boeri o Nando Pagnoncelli.
Forse la mia coinquilina non voleva davvero uccidermi, forse le sarebbe bastato seviziarmi, o semplicemente sono suggestionabile, non sono in quel 29,1% e dunque sono vivo.
 
Mica poco, gli altri 70 su cento si possono reputare fortunati a finire che so, sotto un tram, nel mezzo di una sparatoria, ad un corteo CGIL o travolti da un insolito leghista in parlamento.
Il 29,1% tra i 621 morti del 2005 invece è morto in famiglia e rileggendo la cosa in questi giorni la sensazione è inquietante.
Assistendo al fuggi fuggi generale dal sacro vincolo viene da chiedersi se il borioso milione del family day si sia contato, al ritorno.
 
Poi magari avevano ragione e il matrimonio serve davvero.
Allora, su, non siano così egoisti da tenere tutto per loro, condividere è cristiano ed è evidente che tutti anelino ad un pò di comodità.
I coltelli sono nel primo cassetto, il mocio vileda è in bagno, e se fai in fretta un buon bicchiere di bianco in poltrona non te lo leva nessuno che c’è la fiction su Erba.
 
Fatto sta che il sale gliel’ho passato ma appoggiandolo sulla tavola.
Di mano in mano porta sfiga e non è periodo, non si sa mai.
 
JS
 
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trattasi di religione, società
domenica, 17 giugno 2007

Ci sono morti che contano poco e morti che contano tanto. Le morti per anni raccontate e i morti che faticano ad essere contati: quelli con un giorno sul calendario e quelli con il giorno nero, sul calendario.  

C’è orgoglio e orgoglio, un conto è riprodurre la specie, un altro è ballare per strada. E se  c’è orgoglio c’è modo e modo di manifestarlo per strada, uno certamente giusto uno certamente sbagliato.
Che poi c’è strada e strada, le Processioni,con la P maiuscola, e le scampagnate, con la s sminchiata.
 
Ci sono giornali e giornali, quelli che stanno con uno e quelli che stanno con l’altro (più quelli che stanno con tutti) , film e film, il cinema d’essai e le americanate, libri e libri (passare da Grisham a Suskind? blasfemo).
Radio e radio, quella solo filogovernativa e quella solo filostupida. C’è religione e religione (non a caso la Verità è maiuscola) e diversi modi per seguirla: per strada o da casa, col televoto.
 
C’è storia e storia, quella revanchista e quella senza opinioni. Che anche lì, ci sono opinioni e opinioni, i modi per esprimerle, i toni, e via così che anche a spiegarlo ora sarebbe complicato.
 
Ci sono intercettazioni ed intercettazioni: le conversazioni di showgirl e le consultazioni politiche un po’ più private; come ci sono giudici e giudici, quelli rossi e quelli più slavati (che a forza di lavarli mischiando i colori lo sai che pèrdono). E comunque c’è il rosso quello vivo di una volta e quello più nuovo, fresco di adesso con una punta d’azzurro.
 
Insomma ci sono uomini e uomini, Paesi e Paesi, valori e valori.
 
Punto, finito qua, non è che adesso si approfondisce.
Solo dovevo dirlo, va di moda e un distinguo permettetelo anche a me.
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trattasi di pensieri, società
lunedì, 04 giugno 2007
 
Roma- 2 giugno 2007
 
Dove sono? Quanto tempo è passato?
E’incredibile, mi sembra di aver fatto un pisolino e mi dite che sono anni.
Avete voglia di scherzare? Un po’ di rughe ci sono, anche il bel viso di mia moglie sembra stanco. Eppure non ci credo, non mi sono accorto di nulla. Prima guardavo la tv, c’era Striscia la notizia, c’era Costanzo… molta pubblicità è vero, ma l’acqua, la mafia, ne parlavano anche l’altro giorno…si, insomma, quando sono andato a dormire.
 
Parlavano del malcontento generale: ma non li hanno ancora processati? C’erano vicini, me lo ricordo, lo stavano facendo…. Si diceva che qualcosa non andasse, e la gente cominciava ad essere stanca; che presto un gran polverone avrebbe spazzato via tutto. Buscetta l’hanno preso, questo me lo ricordo, dice che comandava tutti con dei bigliettini amministrazioni comunali comprese. Mm no, Provenzano mi ricorda poco…ma che importa, se è passato il tempo che sostenete sarà roba vecchia.
 
La finisce con queste foto per favore?- sono stordito la smetta con quel flash.
 
Le ho detto di no, di Provenzano ricordo poco, solo che era uno sotto quel Buscetta che scappava…ma sa quanti ce n’erano? Sono andato a letto che gli arrestati erano 350, e se mi dite che è molto che sto qua, beh qualcuno può essere sia tornato libero, anche se tra mafia e mazzette per la maggior parte avranno buttato la chiave, è ovvio. Comunque io ancora non ci credo e ve lo dimostro: tesoro, passami il giornale per favore. No, non quello di oggi!, non so neanche che giorno sia oggi; sì, quello che avevo lì vicino al letto quando mi sono coricato.
Ecco, parlano di Silvio Berlusconi, il delfino, quello che piaceva a Craxi, , e di questo avete ragione ricordo poco: comprava la standa, andava tanto bene con le tv che pensava alla Mondadori, si parlava della Mammì ricordo che la questione era delicata…ah fa politica? allora in effetti è preistoria, avranno dovuto sistemare per forza quel discorso sulle proprietà delle telecomunicazioni.
 
Cara spegni la tv per favore, quante volte te lo dicevo che Andreotti non lo posso vedere?Ecco la prova, dite panzane, sono balle queste degli anni: sono tutti lì, vede Martelli? parla con De Michelis alla tribuna politica. Certo che anche loro sono invecchiati, un po’ di tempo dev’essere passato.
 
Bush, Iraq, Iran: gli argomenti sono quelli, avrò dormito una settimana, ero indietro col sonno, cos’è un reato adesso? Quella guerra stava finendo e sembravano tutti stanchi ma soddisfatti.
Saddam è stato ucciso? Questa l’ho persa. L’Iran in effetti non era morbido, e se ne state parlando ancora adesso…
…come giustiziato dagli Stati uniti??Bush figlio? ma se nemmeno il padre lo considerava…poi in quei giorni diceva “Saddam Hussein è una forza di stabilità nella regione”.
Comincia a girarmi la testa, qualcosa non mi torna.
 
Ho preso sonno leggendo Repubblica. Avevo dentro di me come una sensazione di attesa prima della liberazione, della pulizia. Si sentiva che qualcosa stava cambiando, bisognava aspettare solo il momento giusto e poi era sicuro non sarebbe mai stato come prima.
 
 Guardi leggevo qui:
“Se il buco della corruzione non verrà illuminato a fondo, sarà inutile che i partiti strillino contro quello che loro chiamano qualunquismo. E non gli servirà nemmeno accusare i giornali o i giornalisti d’essere al servizio di questo o di quel potentato industriale. Quand’anche i giornali non stampassero più una parola sulla corruzione pubblica, il giudizio dei cittadini non muterebbe. Infatti, la gente sa.” (1 aprile ’88 -Giampaolo Pansa – Repubblica).
 
Forse potevo dormire ancora dieci minuti.
 
Dedicato a Jan Grzebsky, polacco risvegliato dal coma dopo 19anni, ovvero dal regime comunista di Jaruzelski alla "decomunistizzazione" dei gemelli Kaczynski.
Dedicato agli anni che passano. Alle cose che cambiano, forse da qualche parte, nel Mondo.
Al futuro che declinato presente suona sempre diverso, al passato che non è mai passato.
 
JS
 
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trattasi di pensieri, politica, società
venerdì, 01 giugno 2007
Che gli italiani siano stanchi è evidente. Spossati, annichiliti, avviliti. La Politica annoia chi la fa per 13mila euro al mese, hai voglia a cercar la passione di chi la subisce gratis o peggio, con qualche soldo in meno.
La paventata crisi della politica in Italia c’è da vent’anni, si è solo presa una pausa con il berlusconismo prima e l’antiberlusconismo poi (c’è poco da fare: la pagina post-tangentopoli l’ha girata Silvio – mediaticamente sia chiaro - tenendo il segno che non si sa mai).
Ora la terra trema sotto Montecitorio: quando tira le cuoia che si fa? Corri corri generale.
Ma non scandalizza più di tanto la pesantezza dei flaccidi posteriori anchilosati alle poltrone, quanto l'asfissiante clima sociale, che ha poi meno a che fare con la politica di quanto si creda.
 
Siamo un popolo che si accoltella per un clacson, si fa causa per un battibecco in ascensore. Guelfi e Ghibellini che si sfidano a colpi di cessi parlamentari, di scandali sessuali.
Di family Day, Family Gay, cazzi miei, cazzi tuoi, famolo Gay, famolo poi.
Di Tav, Tar, Csm, Gsm, Mms. Ici Cia Imi Sir.
 
E' tutto un pay-off, ora più pay che off. 
E poi ci stupiamo se a Palazzo in caso di neve…niente.
Se vivere senza confini vuol dire fare un po’ gli enfant terribile.
Se il limite della legalità è così tenero che si taglia con un grissino.
Siamo italiani e si sa, dove c’è bordello c’è casa.
 
La crisi della politica sta a Palazzo ma non ci nasce: è 15 anni che viviamo di slogan.
Life is now, dicono, eppure sembra tutta una farsa.
Nella migliore delle ipotesi ad urlare si perde la voce, in realtà urlando abbiamo perso l’udito; così tutti gridano ancora ma nessuno si sente, e come in un acquario l’importante è muovere le labbra e galleggiare. Ci dicono che Veltroni vuol dire fiducia e io sono scettico come davanti alle doghe Eminflex.
Chiedo troppo se ancora voglio il meglio?
 
Ce n'è uno di slogan che ancora mi fa sentire parte di un tessuto sociale: "donne, è arrivato l'arrotino".
In attesa di sentirlo ad un congresso mi tappo le orecchie.
 
Inutile, suonano alla porta, è un sondaggio: -no, non sono stanco della politica: è 15anni che non ne sento parlare.
 
Intanto piove, opposizione ladra.
 
JS
 
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trattasi di politica, società
mercoledì, 30 maggio 2007

E’ la perfetta sintesi di migliaia di persone. Il ritratto di una way of life che vorrebbe essere originale e sofisticata ma fatica viste le tante emulazioni e l'inevitabile banalità.

Questo tizio che si chiama Frangetta l’ha messa in musica.  Milano is burning.
Dice che si è ispirato ad amiche e parla di Milano, ma basta fare un giro per Bologna, Roma, Napoli, Torino, Parma, Catania, ovunque la vita gggiovane ed universitaria sia radicata, e vedi che si declina allo stesso modo, solo con diverse desinenze.
 
Per chi avesse voglia, ecco il gioco: ispirandosi al testo di seguito, ognuno può aggiungere, modificare o togliere quello che gli appartiene personalmente o per sentito dire.
Vale più di qualsiasi trattato sociologico Severgniniano, Alberoniano, Bocchiano.
 
Lo stanno facendo a Radio Deejay e sarà almeno per un pò il tormentone dell’estate (ho davvero detto "il tormentone dell'estate"??) per le infinite possibilità di personalizzarlo geograficamente.
[ http://www.deejay.it/dj/rubrica?idProgramma=9&idRubrica=136 ]
 
…confesso che di queste frasi io ne dico/faccio/sento un’alta percentuale. Aihmè, altissima.
Uuuuuh se sono un tipo complicato. Ma che bravo kounellis...
 
Accumulo libri,vado allo spazio Oberdan,vivo all’Isola,vivo sui Navigli,vivo in Buenos Aires,voglio un loft,compro i Taschen,faccio lo Ied,faccio filosofia in statale,faccio lettere,faccio la Naba,facevo Brera,farò i soldi,me ne andrò da Milano,facevo la cameriera,faccio la barista anzi no la barman,faccio la dj,organizzo feste,mi metto gli occhiali grossi,mi tolgo gli occhiali grossi,faccio la grafica,faccio la copy,faccio tante foto in digitale,ho il macintosh,vado alle feste di MTV,che bravo Kounellis,che bravo Alessandro Riva,che bella la mostra sulla street art,gli adesivi,io aderisco,guardami guardami sto appoggiata al muro,bevo solo la birra e il cuba libre,sono una tipa complicata,uuuuuuh se sono complicata,almeno due concerti al mese,quanto mi diverto,vado al Rocket,vado al Plastic,vado al Gasoline,le mie amiche sono troppo delle pazze,sono una indie cocker,sono indigente,ho la frangetta,sono estroversa,sono introversa,non mi piace il cazzo,per carità vai via con quel cazzo,chattiamo su messenger,ti faccio vedere le foto del mio gatto,ti mando una canzone troppo bella,questa sera andiamo al leonkavallo,andiamo in ticinella,minchia che flash,facciamoci una canna,la barella no è da stronzi,non mi interessano i ragazzi con la macchina bella,a me piace il maggiolone,a me piace il furgone della Volkswagen,che bello il salone del mobile,quanta creatività,che bello il Mi-art,basta, Alighiero Boetti ha rotto le palle,mi piacciono le foto di Basilico,sono molto intense
ho Fastweb
mi scarico un film di Antonioni
Fellini, Pasolini, Rossellini, Bolognini
andiamo ai Magazzini
Godard, Truffaut
non mi piace il cinema americano,è troppo commerciale,andiamo alla biennale,i miei genitori non mi capiscono,mio papà mi dice solo porco …
mi spezzo la schiena per farti studiare,studia cretina,che io non ho potuto
JS
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trattasi di musica, società
lunedì, 28 maggio 2007
 
L’allarmismo è imperante. Il continuo ricorso all’emergenza del momento si presenta costante di giorno in giorno, di ora in ora. Ogni titolo pubblicato deve strillare più forte dell’altro, ed ogni copia in edicola deve farsi vedere di più. Così Feltri pubblicava i pedofili, la Padania riprendeva le vignette sull’Islam, Oggi sfoggiava le foto di Berlusconi marpione. Il Corriere si schiera, Repubblica sondaggia che non se ne può più, rispolvera Mani Pulite. Quando non è politica sono ragazzini: drogati, picchiati, violentati.
 
Un continuo ricorso alla violenza mediatica mescola le carte delle priorità e travolge tutto sotto l’ala della preoccupazione.
 
Carabinieri nelle scuole: il ministro Turco è chiaro, il problema principale è l’educazione oggi latitante, ma nel frattempo è emergenza. I ragazzi si drogano, filmano, si toccano, filmano, disobbediscono, filmano. A volte muoiono, e i tg filmano, e spesso urlano.
 
Così urlano i politici, urlano i giornali, urlano gli insegnanti, aiutati dall’esperienza (che ad urlare qualcuno che si unisce lo si trova sempre) e dall’abitudine di parlare un po’ più forte. E se nessuno ti seguisse c’è sempre quello contro, urla anche lui.
 
A 14 anni l’innaturale giochino non lo conosci, e le alternative sono poche: gridare più forte che puoi o trattenere il fiato finchè ce la fai.
Sarà inutile in ogni caso: i microfoni sono tutti occupati.
Ripassa quando tocchi e filmi, quando muori e filmi.
Nel frattempo fai poco casino che arrivano i carabinieri.
 
"...e si alza un vento, un vento freddo. Come le foglie le speranze butta giù....
ma che freddo fa."
 

JS
 
 
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trattasi di pensieri, politica, società
sabato, 26 maggio 2007

festggiamenti milanIl Milan vince la coppa e i festeggiamenti invadono Milano: sotto la madunina ferro e fuoco per festeggiare la propria squadra fino a notte fonda.

Per i milanesi terza notte dell’anno a sfondo calcistico dopo mondiali e scudetto ai nerazzurri.
 
Lampioni buttati giù, mucche della cow-parade seviziate (e brutte come sono non sarà un rimpianto). Ma soprattutto cori da stadio e bagni di folla per i calciatori, eleganti depositari della fama assoluta, eroi contemporanei beatificati dalla vittoria.
Allegria, se solo l’iter per la santificazione, tanto voluta dai numerosi adepti, non accusasse un piccolo intoppo: lo scudetto mettilo nel culo” potrebbe ostacolare l’ascensione.
 
Ma poi perché tanta polemica? In fondo come accusarli? Io sono in prima linea per la difesa: se sapessero leggere non l’avrebbero mai esposto.
Rubando a Serra: “una piccola borghesia razzista, mafiosa e rampante  che strumentalizza l’idiozia delle teste vuote per fare i suoi ricatti: […] la nuova inquisizione è la coglioneria di massa”.
 
Ah, votando per le provinciali, ricordatevi della coppa.
Suona dissonante ma siamo in Italia, qui si ragiona a squadre, inni e bandiere.
Ho vinto cinque coppe, sono io il più pragmatico”.
Silvio, la coppa mettila…
 
giù.
 
 
JS
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trattasi di pensieri, società
giovedì, 24 maggio 2007

Passato il family day, tocca al Family Guy.

Sabato 26 maggio le capitali reagiscono: dopo il giorno dell’orgoglio c’è la notte dell’orgoglione.
 
Una maratona notturna dedicata all’anteprima dell’uscita di “La storia segreta di Stewie Griffin”, brand new film in arrivo da oltreoceano sulla famiglia Fox che spopola nel mondo.
Di seguito un estratto del film sottotitolato (citazione di Full Metal Jacket).
 
Milano: Cinema Mexico - Via Savona, 57
Roma: Cinema Farnese - P.zza Campo de Fiori, 56
dalle ore 21:00 sino a notte inoltrata
 
Perché Dico che non si vive di casa e chiesa, Cei anche qualcos’altro.
Enjoy
JS
 
 

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trattasi di cinema, appuntamenti, società
mercoledì, 23 maggio 2007

25mila euro a testa per esserci.
 
Location, una barca da 80 metri con orchestrina, infinite orchidee e brillanti abiti glamorous. George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Andy Garcia lì ad aspettare gli invitati. Il supporto dell’evento è di una grande casa di moda che si accinge a sfilare con una collezione apposita destinata alla raccolta fondi.
 
Grande party di beneficenza ieri a Cannes a sostegno delle vittime della tragedia del Darfur, e a promozione dell’imminente uscita del film “Ocean’s 13.
Divani in pelle bianca, jacuzzi sul ponte principale, legni pregiati di contorno.
 
Ovest del Sudan, deserto del Sahara: una tragedia che continua da 3 anni.
300mila morti, 2 milioni di sfollati, 200mila rifugiati, a causa della contrapposizione politica tra la maggioranza nera e la minoranza araba, appoggiata dal governo centrale tutt’altro che dissociato dalle scorribande sanguinarie dell’organizzazione araba di janjaweed, ovvero i miliziani filogovernativi impegnati nella guerra civile.
 
La televisione italiana nella sua interezza ha parlato della vicenda per un paio d'ore in tutto il 2006, e più si sensibilizza meglio è.   [ http://www.savetherabbit.net/darfur/ ]
 
E’ rito comune ormai la beneficenza vip e di lusso, un modo efficace per raccogliere molti soldi.
E allora, perché non farsi aiutare dalle stars perché se ne parli un po’?
 
In effetti, i titoli di oggi, gli articoli, i servizi televisivi ne hanno parlato:
le orchidee erano splendide, lo champagne scorreva a fiumi, quanto erano eleganti gli attori.
 
- E il Darfur?
- Shhh! c’è tempo. Adesso zitto che c’è la prima di Ocean’s 13.
 
JS
 
PS: AGGIORNAMENTO: la vicenda Santoro - documentario BBC Sex crimes and Vatican di cui si parlava ieri pare conclusa. Cappon ha firmato, la Rai l'ha comprato. Dovrebbe essere trasmesso giovedi 31 durante AnnoZero, a patto di un autorevole contraddittorio in studio.
Bene.
Purtroppo però l'anno non è lo zero.
E quanto si vede che ne sono passati 2007 dopo Cristo.
 
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trattasi di politica, società
martedì, 22 maggio 2007
 
Ne parlano tutti e m’ ero ripromesso di non farlo.
Ma arriva in casa nostra e giusto un accenno mi tocca.
 
Sex crimes and vatican ormai lo conoscono tutti, il documentario della BBC sui preti pedofili e sulla presunta copertura dell’allora cardinale Ratzinger.
Come si sarà capito non sono certo un papaboy né un fan dell’opus dei, ma nemmeno trovo utile l’attacco frontale alla Chiesa se ideologico e di moda.
 
Causa dell’interessamento allora? Michele Santoro lo sta acquisendo per 20.000euro come direttore “ad personam” di AnnoZero.  Apriti cielo, è il caso di dirlo.
 
Landolfi, presidente di vigilanza: «Una evidente ragione di opportunità dovrebbe consigliare al direttore generale di non aderire a quella richiesta. Gli lasci pure la palma del martirio, ma eviti di trasformare il servizio pubblico in un plotone mediatico di esecuzione pronto a far fuoco sulla Chiesa e sul Papa».
Fassino glissa, adduce la responsabilità al direttore generale Cappon.
Mentana aspetta al varco, ed annuncia che fallisse con la Rai, interverrebbe con Matrix per l’acquisizione.
 
C’è da dire che il bravo Santoro a fare il proprio programma e a non vedersi sui giornali proprio non ce la fa, e che potrebbe lavorare senza scandali almeno un annetto come tocca fare a molti altri.
Ma anche che lo scandalo è costruito, e poteva accadere solo tra una pizza e un mandolino, solo da noi.
 
Il dato di fatto è che in Italia probabilmente non potremo vedere un documento giornalistico prescindendo dal contenuto.
In Italia ci sono argomenti di cui si può parlare, altri no.
 
A Rignano linciamo, in Vaticano benediciamo.
 
Andate in pace, per carità.
 
Nel nome del Padre, del Figlio, e del segreto di Stato.
 
JS
 
 
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trattasi di politica, religione, televisione, societÃ