martedì, 29 gennaio 2008
kiss me silvioUn giorno di pioggia
Pierferdi e Gianfranco incontrano Silvio per caso
Poi Walter finita la pioggia l’incontra
E si scontra con Silvio e così

Il dolce sorriso di Silvio
Nel loro pensiero ora c’è

 
Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.


Ma pure Clemente che è un buon amico
del biondo ed atletico Dini
Si è già innamorato di Silvio
Ma ancora non sa che anche Dini lo è

Ed ecco che la gelosia
In questa storia entrerà

 
Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.


Il tempo sistema un po' tutte le cose
e Dini e Clemente fan pace
l'amore ha bussato alla porta di Silvio
e forse ora lui gli aprirà

Chissà chi sarà il fortunato
che il Nano così sposerà


Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.
 

Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.

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trattasi di politica, grossolana ironia, cronache distorte
venerdì, 25 gennaio 2008
 
Guarda, sono tutti lì. Portano giacche di sartoria, tagliano e cuciono e portano via. Dicono di donne, uomini e bambini, piangono di morti senza fine.
Piangono le parole scritte da altri, in stanze costruite da altri, con mogli sposate, da altri, conquistate, con altro, pettinate dal vento delle occasioni. Donne che mandano giù anche quello che non ci entra perché una volta digerito occuperà poco e renderà di più. Donne che aprono le gambe con firme notarili, che generano assicurazioni sulla vita crescendo cordoni ombelicali come scomodi inquilini.
Ridono svaccati in salotti egocentrici, su divani che mai rifiuterebbero un culo.
Bevono ossigeno rubato a polmoni malati per urlare più forte non si respira!
Tirando il fiato, in cielo e in terra: al cielo ci penseranno quando arriveranno in cima, intanto imparano a volare, piantando le unghie ingiallite su schiene piegate con testa alta e passo sicuro.
Forza, al lavoro! c’è un dito da puntare su chi è girato e un altro per dire è stato lui.
Ci sono mani per dire di sì, firme per dire no, parole per dire entrambi dicendo nulla.
 
Guarda, sono ancora lì. Sorridono sicuri di un alito piacevole mentre intorno si annaspa nei loro virus. Galleggiano sostenuti dal sale che hanno rubato.
Fumano sicuri di sputare tutto mentre dentro s’incrostano di colpe pesanti. Sono colpe di altri, sono mondi di altri in cui entrare non serve finchè non si è obbligati. A quel punto anche la sofferenza sarà una gita utile a dimostrare di saperne di più.
 
A loro si guarda dal basso con la sensazione di essere altissimi. Come montagne di immondizia, l’ultimo arrivato godrà della cima, per poco, sopra vecchie carcasse puzzolenti che hanno fatto la loro parte.
E alla fine non appena si saranno scavati una cuccia d’oro la decomposizione sarà silenziosa.
Spariranno tra i commiati revanchisti e di loro rimarranno lodi generiche già preparate.
 
Vederli è un brutto spettacolo, guardarli è pornografico.
Riconoscerci è orribile.
Pape Satàn, pape Satàn aleppe.
 
JS
 
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trattasi di politica, amarezze
lunedì, 03 dicembre 2007
Bravi a coloro che anticipano i tempi.
Come Bruno Vespa che promuove il consueto panettone letterario dedicato quest’anno alle donne dei potenti.
Se anche il pavido Bruno, abitudinario di Palazzo, parla d’altro, è evidente che l’antipolitica sia al suo apice, e stupisce che per la prima volta il giornalista sia “sul pezzo”. Tuttavia il fil rouge che tesse da un buon decennio è riuscito ad infilarlo lo stesso nel sottotitolo.
Dopo “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi” del 2004, quest’anno è “da Rachele a Veronica, un secolo di storia italiana”.
La consuetudine potrebbe avere più di una motivazione, quale ancora non è chiaro.
 
La prima, la più probabile, quella di compiacere Silvio che gongola nel diventare riferimento storico.
La seconda, meno verosimile ma altrettanto curiosa, dipende dall’editore: Mondadori seguendo le instabilità megalomani del capo impone un qualsivoglia riferimento in copertina.
Così da oggi vedremo cambiare gli scaffali; da “La prova del cuoco, in cucina con Silvio” a “Pirandello, Uno, nessuno, tre milioni”. Da “Cuore” con la Maestrina dalle penna Azzurra a “Gomorra, viaggio nell’impero economico della Camorra, in allegato il cd di Mariano Apicella”.
 
Oppure è tutto più semplice e lineare, e noi qui che ci scervelliamo: siamo sempre più vicini all’obiettivo, poche lettere ed un guizzo della storia:
a.S. e d.S., avanti Silvio, dopo Silvio.
D’altronde quel Cristo lì mica si è sbattuto coi gazebo.
Avrà pure moltiplicato i pani, ma c’è chi ha inventato Il Pranzo è servito.
 
JS
 
I Ching del giorno
Spopola in queste settimane il dvd live a San Siro di Laura Pausini.
E’ proprio vero che la donzella emiliana è ormai il Vasco all’italiana, letteralmente: una Vasca, a vedere i fianchi.
postato da JohnSoda più o meno alle 13:17 | Permalink | commenti (22)
trattasi di politica, editoria
domenica, 25 novembre 2007

Rai e Mediaset si parlavano?concordavano i palinsesti??
e tutto quando al governo c'era il proprietario stesso di Mediaset!?!
porca miseria. non è incredibile??
no dico, mai uno ci avrebbe pensato...!
chi se lo poteva mai immaginare?
con signori rispettabili come Rossella, Mimun, Vespa poi! e per queste inezie,  le elezioni regionali, i risultati…come se fossero informazioni che contano.

…succedono davvero cose incredibili che nessuno sospetterebbe
che stupore
oibò

JS
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trattasi di pensieri, politica, televisione
venerdì, 23 novembre 2007
Signori,
mi avete scoperto.
Sto lavorando al partito del popolo delle Libertà, e ci sto lavorando alacremente.
 
Come scusa per un'assenza così lunga, e come anticipazione al mio ritorno che avverrà a giorni,vi lascio con un indiscrezione rubata all'ufficio stampa del collega Onorevole Sandro Bondi.
 
A presto, prestissimo, o splendido popolo del facciamo un pò quel cazzo che ci pare.
 
JS
Un’emozione da poco
PierAnna Oxa
 
C'è un Ppl che cresce in me
e l'incoscenza svanisce
e come un viaggio nella notte finisce
dimmi, dimmi, dimmi che senso ha
dar spallate a Prodi senza pietà
uno che non si è mai sentito finito
anche quando è caduto, mai
 
per me, per me, no coalizione
solo una povera illusione
un pensiero banale
il governo ci rimane
invece, per me, più che normale
che un Veltrone da poco,
mi faccia stare male
una parola detta piano basta già
 
ed io non vedo Forza Italiàà
non vedo più a che punto sta
la netta differenza fra un’opposizione
e la più stupida pazienza
no, io non vedo più l’ Udc
nè quanta tenerezza fu lì:
la mia incoerenza
pensare che vivreste benissimo anche senza.

C'è un partitone che cresce in me
e una paura che nasce
solo Rotondi che confonde la mente
nessuno mi sente e poi,
 
per me, più che normale
che Alleanza Nazionale, mi faccia stare male
una parola detta piano basta già:
Gianfranco Fini non entreràà,
non vedo più a che punto sta
la netta differenza fra una coalizione
ed un partito d’emergenza,
no, io non vedo più la realtà
Storace, Carfagna, Galan,
la Santanchèèè
pensare che stavolta forse perdo la pazienza.
postato da JohnSoda più o meno alle 17:06 | Permalink | commenti (9)
trattasi di politica, autoreferenze, grossolana ironia
venerdì, 19 ottobre 2007

chinaGli italiani firmano per qualsiasi cosa.

Agli italiani piace andare in piazza: solo lì ultimamente si uniscono davvero e si sentono parte di una collettività sulla quale normalmente sputerebbero.
(trovandosi così ad abbracciare durante cori ed inni colui con il quale litigavano poco prima in treno: ah, la piazza).
 
A noi gli italiani mica ci fanno impazzire.
Ma stavolta l’indignazione ultimamente esagerata è benvenuta.
 
Il governo si sta preparando ad un’altra legge che ha qualcosa di sinistro e niente di sinistra.
Il consiglio dei ministri ha approvato un decreto (testo in pdf), ora in parlamento, che obbligherebbe chiunque faccia "attività editoriale" ad iscriversi al ROC, uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni.
Ciò limiterebbe la libertà dei non iscritti, e renderebbe penalmente rilevanti i contenuti dei testi degli iscritti.
 
Il busillis è l’ ”attività editoriale”, appunto. Ma c’è chi lo spiega meglio di me.
Qui e qui.
 
Non ci piace seguire la polemica facile, crearla è molto più stimolante, divertente.
Ma riguarda da vicino me che scrivo e voi che leggete, voi che scrivete ed io che leggo.
Internet è libero e così deve restare. E questo è un precedente pericoloso. 
Firmate. Parlatene. Scrivetene. E scrivete:  levi_r@camera.it
 
Senza editori, per ora.

 JS

Update
Fatto il template trovato l’inganno, diceva qualcuno.
Cambio il blog (c’è ancora da fare operazione conclusa) e mi fanno la legge.
Fare la vittima sarà antipatico, ma poverino io.
Poverino io.
 
Uppppp date
Siccome Grillo non è stato il primo, thanks to Marco per la precisa segnalazione.
Intenso, adatto, attuale. E non credo c'entri solo il bianco e nero.
[Per quelli che Marco chi??, un giro sui commenti.]

 

 

postato da JohnSoda più o meno alle 14:13 | Permalink | commenti (12)
trattasi di politica, web
domenica, 14 ottobre 2007
La fanciulla non si era risparmiata, c’aveva dato dentro tutto il giorno senza segni di cedimento.
D’altronde s’era preparata per bene, aveva pompato, pompato per mesi, ed ora si godeva i frutti del suo impegno.
Più gli altri spogliavano, più urlava forte.
Era stupita dalle misure, dalle dimensioni della cosa.
Lei stessa, che di natura umana ed uso della lingua se ne intendeva, non si aspettava tanto: perciò la gioia era forte almeno quanto la voglia di non smettere, di farli salire sempre di più.
Sapeva che di lì a poco avrebbe raggiunto il culmine, ma pregustava i giorni successivi in cui l’avrebbe potuto rivivere, ne avrebbe potuto scrivere e parlare. Neanche si accorse della fine quando fu il momento: l’affluenza era tanta che l’apice era indecifrabile e tutto si confondeva.
 
Repubblica.it non aveva mai goduto così tanto quanto oggi, alle elezioni del Partito Democratico.
postato da JohnSoda più o meno alle 22:48 | Permalink | commenti (1)
trattasi di politica, metafore prescritte
mercoledì, 10 ottobre 2007

C’è un omissis nella tesi di coloro che, in questi giorni, si spendono nel definire Clemente Mastella un capro espiatorio, bersagliato per cattiverie comuni all’intera classe politica, forse per antipatia, forse per piccoli scandali da qualche giorno su carta stampata (vedi aereo di Stato e Co.), o per moda populista.
 
Va premesso che il ministro non si è risparmiato, e dopo trasferimenti azzardati e citazioni pericolose, nel momento peggiore ha pure intrapreso (male) la strada del web.
Che si è subito raddrizzata, per fortuna, grazie a qualcuno di lungimirante e  meno clEMENTE.
E’ comprensibile pensare di non vederlo quest’anno sulla copertina di Times, e i motivi per farselo andare di traverso i cittadini li hanno.
 
Eppure
Eppure non sono queste le cause di tanto odio così ripreso e amplificato a mezzo stampa, o almeno non solo. E stupisce non leggerne, non sentirne parlare più di tanto.
 
Il consistente calo di consensi del governo in carica è da attribuirsi principalmente allo scontento degli elettori di sinistra, così come la tanto nominata antipolitica. Non un calo fisiologico dovuto all’alternanza destra e sinistra tanto cara agli italiani, bensì una reale delusione politica (che sarebbe meglio chiamare disillusione, ma a posteriori sono bravi tutti).
Doveva essere un voto, innanzitutto di sinistra, per cambiare le cose e cancellare il berlusconismo.
E’ chiaro che così non è stato, e gli elettori non sono stati felici di vedere coloro che si erano votati comportarsi in modo spaventosamente simile a colui che avrebbero fatto sparire volentieri.
 
Ma soprattutto non sono ancora sicuri di aver votato a sinistra, perché un governo di sinistra a Palazzo Chigi non c’è.
E Mastella?
Eccolo, ci siamo arrivati.
Mastella non solo incarna il berlusconismo più vivo, ma ha anche il banco più lontano dal lato sinistro.
Due più due fa ancora quattro.
Più dei senatori dell’Udeur.
 
JS
 
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trattasi di politica
lunedì, 25 giugno 2007
 
Giorni difficili a Veltronia.  
Fassino Paperino non riesce a sfuggire alla sua proverbiale sfortuna. Ha appena saputo che dovrà lasciare la sua villetta di Via della Quercia tra pochi giorni e soffre all’idea di doversene andare. In fondo c’era stato solo qualche anno, e non aveva chiesto poltrone più comode; ora oltre al danno la beffa: cederla a Gastone Veltrone, il fortunato cugino.
Ma Roman de' Paperoni ha deciso così e quello che decide lo zione si sa, è indiscutibile.
 
E’ un tardo pomeriggio quando sdraiato sulla poltrona in preda alla malinconia, Paperino sente il chiacchiericcio dei nipotini che tornano dall’assemblea di scuola.
Uil Cisl e Cigl sembrano allegri, ma avanzano richieste ferme: o la paghetta resta la stessa anche in casa nuova, o loro non andranno a scuola.
Ancora preoccupazioni per lo sfortunato papero.
 
Ad infierire squilla il telefono con trillo minaccioso:
- Paperino!! A rapporto al deposito, SUBITO!
Il suono non mentiva: è lo zione, e il nostro sfortunato deve correre sulla collinetta del monte citorio da cui il deposito domina la città.
 
- All’arrivo di Gastone Veltrone voglio tutto a posto! - tuona il ricco papero -
Vorrà vedere il tesoretto, cosa aspetti a lucidarlo?
Ah, c’è un'altra faccenda: l’entrata del deposito così non va bene. Lo scalone è troppo alto, non vorrai che il cugino c’inciampi??
Hai due giorni per metterla a posto. E ricorda: scalini, non scaloni! -
 
Oltre al danno la beffa: carico d’ira, Fassino Paperino è sul punto di esplodere.
Ma ahimè, al solo pensiero dei debiti accumulati negli anni è costretto a tacere e ad accettare la decisione.
 
In città ognuno dice la sua. Mickey Mussi non ci sta e Indiana Viscs severo vigila su tutti.
 
Riusciranno i nostri eroi ad accogliere il nuovo arrivato senza combinarne una delle loro?
Lo scopriremo fra sette giorni.
 
JS
 
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trattasi di politica, grossolana ironia, metafore prescritte
venerdì, 22 giugno 2007
Ci mancherà perché era colui che ce l’ha sempre fatta.
In questo triste momento è giusto che le annose, amare discussioni spariscano, perchè è inutile scendere nei particolari quando dall’alto tutto risulta più chiaro.
E così facciamo, ricordando quanto la sua vita sia stata importante per tutti noi.
 
Con lui si spostò tutto più al centro, poiché iniziative a dir poco democristiane divenivano ricatti della sinistra radicale, e così la società si moderava.
Non annoiava mai: i toni erano sempre alti, e visto che non sono un coglione, come amava dire, la sparava sempre più grossa mantendo i toni vivaci e la tensione costante.
Amava l’ordine e ripuliva le strade dalle fastidiose diversità; la sintesi e riuniva con praticità legislativo esecutivo e giudiziario.
Amava amici ed alleati, e non aveva timore a fare passi indietro per non farli arrabbiare.
 
E poi la libertà: basta pudori, perché l’Italia era un paese giustizialista mentre lui un uomo garantista, perché alla moglie almeno presentava gli uomini, perchè quando era necessario aveva il coraggio di quei sani scioperi fiscali di ribellione al governo ladro.
In Italia si mangiava meglio da quando aveva rimesso i bambini nel menù, e spolverato il rassicurante pericolo comunista, che da Berlinguer chi ci pensava.  
Lui da loro ci proteggeva.
 
Ma insieme alla serietà con la quale si dedicava al mondo conviveva un animo bonario, declinazione della medesima intelligenza.
In Europa tutti lo ricordano per il suo umorismo. Si rimpiangono gli sperticati elogi verso le nostre belle donne, e le più popolari corna che strappavano sempre un sorriso alla folla.
Ecco, lui regalava sorrisi, faceva sognare.
Tutto ciò mentre non stanco nobilitava quel capitalismo eroico quasi idilliaco, diventando politico perché ricco, e ancor più ricco perché politico.
 
Ora ci piace immaginarlo così, in continua ascesa sulle scale dell’esistenza e sportivo come sempre, salire di corsa gli scalini di Arcore e raggiungere la vetta gridando: Adrianoooo.
Adriano ma anche Sandro, Cesare, Gianfranco, Umberto, Giuliano, amici cari di una vita, cui siamo sicuri serberà una poltroncina lì, sulla nuvoletta dorata dove non piove mai.
 
 
Questo è un coccodrillo.
Si dice che fatto in anticipo allunghi la vita al destinatario.
E io non c'ho mai creduto.
 
JS
 
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trattasi di politica, amarezze, grossolana ironia
giovedì, 07 giugno 2007
Tutti contenti. Un grande successo, un segnale, un bel risultato.
Gli otto punti G si sono incontrati e l’orgasmo sembra generale.
Non tutte le reazioni sono chiare, e nonostante il coito per qualcuno sia stato interrotto, in coro prendendo la porta dicono “è stato bello”.
 
Che George Walker - Texas Ranger – Bush si dichiari soddisfatto è comprensibile: 4 passi per l’Europa non fanno male a nessuno. Con lo scudo spaziale l’aveva sparata grossa, ma Vladimir dice che se realizzato insieme ed in una base in Azerbaigian può andare.
Cosa si può chiedere di meglio da una lunga gita se non un bell’affare?
 
Nemmeno che Stephen Hadley commenti “Un’idea interessante” fa sussultare.
Il consigliere per la sicurezza nazionale Usa sa che la guerra non è fredda, è caldissima, e che meglio di così non poteva andare. So cool.
 
Ma in Europa l’edonismo è storico e il piacere si esibisce anche se mai provato, tanto che alcune reazioni colpiscono.
 
La proposta tedesca, fissare la quota delle emissioni di gas ad effetto serra al 50% in meno entro il 2050, non è stata sottoscritta, e Angela Merkel colma di piacere parla di " un grande successo e un importante segnale per la conferenza Onu di dicembre sul clima".
 
Tutto quello che sul tavolo c’è stato è un “impegno” per la riduzione sostanziale dei gas, senza vincoli o target di riduzione. Un impegno: la dieta comincia sempre domani.
Si aggiunge Prodi e dice che si è raggiunto "un buon compromesso sul clima", seguito da José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea: "un grandissimo risultato".

E’ proprio vero che il punto G è difficile da trovare.
 
JS
 
 
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trattasi di politica
lunedì, 04 giugno 2007
 
Roma- 2 giugno 2007
 
Dove sono? Quanto tempo è passato?
E’incredibile, mi sembra di aver fatto un pisolino e mi dite che sono anni.
Avete voglia di scherzare? Un po’ di rughe ci sono, anche il bel viso di mia moglie sembra stanco. Eppure non ci credo, non mi sono accorto di nulla. Prima guardavo la tv, c’era Striscia la notizia, c’era Costanzo… molta pubblicità è vero, ma l’acqua, la mafia, ne parlavano anche l’altro giorno…si, insomma, quando sono andato a dormire.
 
Parlavano del malcontento generale: ma non li hanno ancora processati? C’erano vicini, me lo ricordo, lo stavano facendo…. Si diceva che qualcosa non andasse, e la gente cominciava ad essere stanca; che presto un gran polverone avrebbe spazzato via tutto. Buscetta l’hanno preso, questo me lo ricordo, dice che comandava tutti con dei bigliettini amministrazioni comunali comprese. Mm no, Provenzano mi ricorda poco…ma che importa, se è passato il tempo che sostenete sarà roba vecchia.
 
La finisce con queste foto per favore?- sono stordito la smetta con quel flash.
 
Le ho detto di no, di Provenzano ricordo poco, solo che era uno sotto quel Buscetta che scappava…ma sa quanti ce n’erano? Sono andato a letto che gli arrestati erano 350, e se mi dite che è molto che sto qua, beh qualcuno può essere sia tornato libero, anche se tra mafia e mazzette per la maggior parte avranno buttato la chiave, è ovvio. Comunque io ancora non ci credo e ve lo dimostro: tesoro, passami il giornale per favore. No, non quello di oggi!, non so neanche che giorno sia oggi; sì, quello che avevo lì vicino al letto quando mi sono coricato.
Ecco, parlano di Silvio Berlusconi, il delfino, quello che piaceva a Craxi, , e di questo avete ragione ricordo poco: comprava la standa, andava tanto bene con le tv che pensava alla Mondadori, si parlava della Mammì ricordo che la questione era delicata…ah fa politica? allora in effetti è preistoria, avranno dovuto sistemare per forza quel discorso sulle proprietà delle telecomunicazioni.
 
Cara spegni la tv per favore, quante volte te lo dicevo che Andreotti non lo posso vedere?Ecco la prova, dite panzane, sono balle queste degli anni: sono tutti lì, vede Martelli? parla con De Michelis alla tribuna politica. Certo che anche loro sono invecchiati, un po’ di tempo dev’essere passato.
 
Bush, Iraq, Iran: gli argomenti sono quelli, avrò dormito una settimana, ero indietro col sonno, cos’è un reato adesso? Quella guerra stava finendo e sembravano tutti stanchi ma soddisfatti.
Saddam è stato ucciso? Questa l’ho persa. L’Iran in effetti non era morbido, e se ne state parlando ancora adesso…
…come giustiziato dagli Stati uniti??Bush figlio? ma se nemmeno il padre lo considerava…poi in quei giorni diceva “Saddam Hussein è una forza di stabilità nella regione”.
Comincia a girarmi la testa, qualcosa non mi torna.
 
Ho preso sonno leggendo Repubblica. Avevo dentro di me come una sensazione di attesa prima della liberazione, della pulizia. Si sentiva che qualcosa stava cambiando, bisognava aspettare solo il momento giusto e poi era sicuro non sarebbe mai stato come prima.
 
 Guardi leggevo qui:
“Se il buco della corruzione non verrà illuminato a fondo, sarà inutile che i partiti strillino contro quello che loro chiamano qualunquismo. E non gli servirà nemmeno accusare i giornali o i giornalisti d’essere al servizio di questo o di quel potentato industriale. Quand’anche i giornali non stampassero più una parola sulla corruzione pubblica, il giudizio dei cittadini non muterebbe. Infatti, la gente sa.” (1 aprile ’88 -Giampaolo Pansa – Repubblica).
 
Forse potevo dormire ancora dieci minuti.
 
Dedicato a Jan Grzebsky, polacco risvegliato dal coma dopo 19anni, ovvero dal regime comunista di Jaruzelski alla "decomunistizzazione" dei gemelli Kaczynski.
Dedicato agli anni che passano. Alle cose che cambiano, forse da qualche parte, nel Mondo.
Al futuro che declinato presente suona sempre diverso, al passato che non è mai passato.
 
JS
 
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trattasi di pensieri, politica, società
venerdì, 01 giugno 2007
Che gli italiani siano stanchi è evidente. Spossati, annichiliti, avviliti. La Politica annoia chi la fa per 13mila euro al mese, hai voglia a cercar la passione di chi la subisce gratis o peggio, con qualche soldo in meno.
La paventata crisi della politica in Italia c’è da vent’anni, si è solo presa una pausa con il berlusconismo prima e l’antiberlusconismo poi (c’è poco da fare: la pagina post-tangentopoli l’ha girata Silvio – mediaticamente sia chiaro - tenendo il segno che non si sa mai).
Ora la terra trema sotto Montecitorio: quando tira le cuoia che si fa? Corri corri generale.
Ma non scandalizza più di tanto la pesantezza dei flaccidi posteriori anchilosati alle poltrone, quanto l'asfissiante clima sociale, che ha poi meno a che fare con la politica di quanto si creda.
 
Siamo un popolo che si accoltella per un clacson, si fa causa per un battibecco in ascensore. Guelfi e Ghibellini che si sfidano a colpi di cessi parlamentari, di scandali sessuali.
Di family Day, Family Gay, cazzi miei, cazzi tuoi, famolo Gay, famolo poi.
Di Tav, Tar, Csm, Gsm, Mms. Ici Cia Imi Sir.
 
E' tutto un pay-off, ora più pay che off. 
E poi ci stupiamo se a Palazzo in caso di neve…niente.
Se vivere senza confini vuol dire fare un po’ gli enfant terribile.
Se il limite della legalità è così tenero che si taglia con un grissino.
Siamo italiani e si sa, dove c’è bordello c’è casa.
 
La crisi della politica sta a Palazzo ma non ci nasce: è 15 anni che viviamo di slogan.
Life is now, dicono, eppure sembra tutta una farsa.
Nella migliore delle ipotesi ad urlare si perde la voce, in realtà urlando abbiamo perso l’udito; così tutti gridano ancora ma nessuno si sente, e come in un acquario l’importante è muovere le labbra e galleggiare. Ci dicono che Veltroni vuol dire fiducia e io sono scettico come davanti alle doghe Eminflex.
Chiedo troppo se ancora voglio il meglio?
 
Ce n'è uno di slogan che ancora mi fa sentire parte di un tessuto sociale: "donne, è arrivato l'arrotino".
In attesa di sentirlo ad un congresso mi tappo le orecchie.
 
Inutile, suonano alla porta, è un sondaggio: -no, non sono stanco della politica: è 15anni che non ne sento parlare.
 
Intanto piove, opposizione ladra.
 
JS
 
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trattasi di politica, società
lunedì, 28 maggio 2007
 
L’allarmismo è imperante. Il continuo ricorso all’emergenza del momento si presenta costante di giorno in giorno, di ora in ora. Ogni titolo pubblicato deve strillare più forte dell’altro, ed ogni copia in edicola deve farsi vedere di più. Così Feltri pubblicava i pedofili, la Padania riprendeva le vignette sull’Islam, Oggi sfoggiava le foto di Berlusconi marpione. Il Corriere si schiera, Repubblica sondaggia che non se ne può più, rispolvera Mani Pulite. Quando non è politica sono ragazzini: drogati, picchiati, violentati.
 
Un continuo ricorso alla violenza mediatica mescola le carte delle priorità e travolge tutto sotto l’ala della preoccupazione.
 
Carabinieri nelle scuole: il ministro Turco è chiaro, il problema principale è l’educazione oggi latitante, ma nel frattempo è emergenza. I ragazzi si drogano, filmano, si toccano, filmano, disobbediscono, filmano. A volte muoiono, e i tg filmano, e spesso urlano.
 
Così urlano i politici, urlano i giornali, urlano gli insegnanti, aiutati dall’esperienza (che ad urlare qualcuno che si unisce lo si trova sempre) e dall’abitudine di parlare un po’ più forte. E se nessuno ti seguisse c’è sempre quello contro, urla anche lui.
 
A 14 anni l’innaturale giochino non lo conosci, e le alternative sono poche: gridare più forte che puoi o trattenere il fiato finchè ce la fai.
Sarà inutile in ogni caso: i microfoni sono tutti occupati.
Ripassa quando tocchi e filmi, quando muori e filmi.
Nel frattempo fai poco casino che arrivano i carabinieri.
 
"...e si alza un vento, un vento freddo. Come le foglie le speranze butta giù....
ma che freddo fa."
 

JS
 
 
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trattasi di pensieri, politica, società
mercoledì, 23 maggio 2007

25mila euro a testa per esserci.
 
Location, una barca da 80 metri con orchestrina, infinite orchidee e brillanti abiti glamorous. George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Andy Garcia lì ad aspettare gli invitati. Il supporto dell’evento è di una grande casa di moda che si accinge a sfilare con una collezione apposita destinata alla raccolta fondi.
 
Grande party di beneficenza ieri a Cannes a sostegno delle vittime della tragedia del Darfur, e a promozione dell’imminente uscita del film “Ocean’s 13.
Divani in pelle bianca, jacuzzi sul ponte principale, legni pregiati di contorno.
 
Ovest del Sudan, deserto del Sahara: una tragedia che continua da 3 anni.
300mila morti, 2 milioni di sfollati, 200mila rifugiati, a causa della contrapposizione politica tra la maggioranza nera e la minoranza araba, appoggiata dal governo centrale tutt’altro che dissociato dalle scorribande sanguinarie dell’organizzazione araba di janjaweed, ovvero i miliziani filogovernativi impegnati nella guerra civile.
 
La televisione italiana nella sua interezza ha parlato della vicenda per un paio d'ore in tutto il 2006, e più si sensibilizza meglio è.   [ http://www.savetherabbit.net/darfur/ ]
 
E’ rito comune ormai la beneficenza vip e di lusso, un modo efficace per raccogliere molti soldi.
E allora, perché non farsi aiutare dalle stars perché se ne parli un po’?
 
In effetti, i titoli di oggi, gli articoli, i servizi televisivi ne hanno parlato:
le orchidee erano splendide, lo champagne scorreva a fiumi, quanto erano eleganti gli attori.
 
- E il Darfur?
- Shhh! c’è tempo. Adesso zitto che c’è la prima di Ocean’s 13.
 
JS
 
PS: AGGIORNAMENTO: la vicenda Santoro - documentario BBC Sex crimes and Vatican di cui si parlava ieri pare conclusa. Cappon ha firmato, la Rai l'ha comprato. Dovrebbe essere trasmesso giovedi 31 durante AnnoZero, a patto di un autorevole contraddittorio in studio.
Bene.
Purtroppo però l'anno non è lo zero.
E quanto si vede che ne sono passati 2007 dopo Cristo.
 
postato da JohnSoda più o meno alle 12:54 | Permalink | commenti (9)
trattasi di politica, societÃ