mercoledì, 16 aprile 2008


Sul mac c'è un pezzo di sole, quello di aprile, dell'ora dell'aperitivo quando fa striscie lunghe tra il giallo, l'arancione ed un po' di azzurro, anche se l'azzurro nessuno lo nota mai. Credo sia il cielo, non so, forse si mischiano un po'.
Nel pezzo di sole sulla tastiera si muovono ombre sottili ma fitte: sono i rami e le foglie dell'albero fuori dalla finestra.
Allora mi stupisco, perchè è come se la striscia di sole mi attaccasse al mondo fuori dandomi quella sensazione che un nome non ha, forse universo le assomiglia ma suona filosofico. Invece è una sensazione fisica, facile. Me la godo una manciata di secondi, poi penso alle distanze: quant'è lontano l'albero in strada? è fuori, ma fuori dove? Non sono sicuro di ricordarlo benissimo, lo conosco ma non ne ho mai misurato le grandezze.
Mi giro.
Eccolo, era lui. E' vero, era fatto così.
Che delusione. Che peccato aver seguito la via delle domande, aver ceduto di nuovo a se stessi, a quegli istinti che ti fanno pensare di essere Dio.

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trattasi di pensieri
domenica, 25 novembre 2007

Rai e Mediaset si parlavano?concordavano i palinsesti??
e tutto quando al governo c'era il proprietario stesso di Mediaset!?!
porca miseria. non è incredibile??
no dico, mai uno ci avrebbe pensato...!
chi se lo poteva mai immaginare?
con signori rispettabili come Rossella, Mimun, Vespa poi! e per queste inezie,  le elezioni regionali, i risultati…come se fossero informazioni che contano.

…succedono davvero cose incredibili che nessuno sospetterebbe
che stupore
oibò

JS
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trattasi di pensieri, politica, televisione
giovedì, 01 novembre 2007
è un momento. lo era anche prima, ma non ci pensavi.
Tutto all’inizio sembra difficile. Un’ansia fastidiosa che non riesci ad ignorare quando senti il cuore battere e fare un respiro profondo è faticoso: calmati, calmati dici sottovoce non c’è niente di cui preoccuparsi.
Pensi che solo tu riesci ad agitarti per queste cose, solo tu fai tanto rumore per nulla: gli altri guardali là, un passo avanti e la testa alta. Ne hai affrontate di peggiori, ma queste contano, qui sei tu e basta. Non puoi credere che a te, proprio a te tremi la voce, che le parole, di solito sparse come carte da gioco, suonino faticose da scegliere, difficili da seguire.
Schermaglie verbali come piovesse, un tempo, tutte vinte con la forza di chi non ha paura degli altri perché non ha paura di sé, perché chi non conosce le proprie debolezze non può pensare di essere ferito.
Anni in cui il futuro non poteva aver difetti: era solo presente che non finiva mai.
E senza il rischio del senso di colpa, dal momento che agli altri non dovevi niente: neanche lo chiedevano. Tu avevi bisogno di te per diventare chi eri, il resto erano ricreazioni, lunghissime ricreazioni.
Anni di mulini a venti forti, voce grossa, ossigeno in circolo continuo, profumo di terra, di scoperte.
 
Ora è il momento, e un momento non è così facile, oggi: un prima, un dopo, una domanda, sempre.
Il cuore che batte, qualcosa che stai per fare. Ci pensi, tanto, se riesci lo fai, nell’ipotesi peggiore eviti di farlo. In mezzo quel battito, poco prima: calmati, non c’è niente di cui preoccuparsi.
Forse ora succede perché lo sai, cosa succede. Lo sai cosa ti ha fatto bene cosa male, chi ti ha deluso chi ti ha salvato. Sai che sei stato bene e l’hai voluto tu, che sei stato male e che ne so.
Porti i segni dei sogni che perdi. Apri sorrisi imparati sul campo.
La violenza delle emozioni a volte è più discreta, ma tra e una e l’altra sai che c’è la vita.
E se la voce trema è semplicemente perché è successo sia stata spezzata.
Siccome lo sai, ti butti.
 
Si cresce.
 
JS
 
 
 
 
 
I Ching del giorno
Un auspicata brutta fine per relitti catodici che annaspavano infestando ogni antro del palinsesto.
Per esempi esplicativi Alessia Fabiani e qualche reduce da Campioni, Amici e compagnia bella.
Sbattuti la notte ai giochini telefonici mangiasoldi. Per intenderci, quelli dove la domanda più difificile è come ti chiami, intanto telefoni per ore trovando occupato e ipotecandoti le mutande.
MediaShopping li ha inscatolati (ci informiamo un po’ su questa Mediashopping che allunga tentacoli in modo preoccupante?), chiusi nelle cantine Mediaset tra una televendita di martelli ed una di banconote, finte.
Andati, e per loro non c’è indulto.
Civiltà 1 – Sogni di gloria 0
 
 
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trattasi di pensieri
lunedì, 15 ottobre 2007
a Veltroni neo segretario
 
Il suo rapporto con Romano prodi sarà di collaborazione o di competizione?
 
...ah, il giornalismo d'assalto.
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trattasi di pensieri, amarezze
lunedì, 03 settembre 2007
Rimuginavo disperato alla ricerca di un argomento, di uno stimolo che m' inducesse a tirar fuori dalla mia testa, indolenzita dal far nulla, accidiosa vicina alla maleducazione, un’idea qualsiasi dalla parvenza intelligente.
Sentivo l’odore di polvere entrarmi nei polmoni e seccarmi la gola come una stanza molto chiusa, molto piccola, molto sporca.
 
Gli argomenti erano sempre gli stessi. Ruotavano, in un alli galli che se non si scrive così Edoardo Vianello mi perdonerà.
Dei soliti c’è da parlare, di chi altro? pensavo tra me e me giocando con un cubo di Rubik. (la soluzione è facile e l’ho trovata. Per il cubo dico: comprare quelli economici che hanno i colori solo incollati, e si staccano e attaccano che con un po’ di distrazione dei presenti si fa un figurone).
 
Le guerre, le tasse, i partiti, la ggente, lo spettacolo, il tempo, i tempi e poco altro. Alla fine i grandi temi ci sono tutti, a meno non si vada a parlare delle Br che allora vuol dire che vale proprio tutto.
Pensavo, riflettevo, il cubo girava e i colori si sistemavano magicamente. ehm.
 
Forse la vacanza aiuta portando un po’ giro i pensieri, e una volta a casa capire il posto in cui si è, sentirlo proprio, e sapere di che parlare ti prende un po’ di tempo. anche perché le vacanze raccontate a chi non c’era sono inutili, così come i propositi “quest’anno palestra da ottobre”, ripetitivi e poco credibili, e sex and the city a buccinasco è meglio se non lo fai.
 
Ad un tratto, così d’incanto senza badarci, voilà! l’argomento c’era.
Il cubo aveva finalmente lucide facciate monocromatiche, ordinate e complete (anche di orecchie e sbavature di colla. il metodo citato va perfezionato). Le guardavo soddisfatto ordinate, come di nuovo, finalmente, la mia testa.
 
L’argomento è questo. L’argomento è l’argomento.
L’idea è venuta.
 
Fratelli e sorelle, andate in pace.
Il post è finito.
 
JS
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trattasi di pensieri
domenica, 08 luglio 2007
Maggiori sono le possibilità maggiore è la varietà della scelta.
Tsè. Illusi.
 
Fa caldo e non è detto.
Perciò tra ottocento canali guardi sempre lo stesso, magari foxlife che non hai voglia di pensare.
Così la democrazia fa rimpiangere il pensiero unico e su 26 ministri ne basterebbe uno sobrio.
Oppure  hai l’armadio pieno ma usi la stessa camicia perché ti piace punto.
 
Dei duecento numeri sul cellulare ne senti quattro.
L’edicola straripa di parole ma un quotidiano, l’Internazionale e Dazed ti bastano. (Se proprio vuoi distrarti c’è sempre Vanity Fair ma lo metti dentro repubblica che ormai lo leggono solo gli sfigati e un po’ ti vergogni).
Da Ikea tra mille tipi di candele prendi le solite. Le altre puzzano.
Puoi scegliere la strada ma fai sempre quella.
Aprono sedici bar sotto casa ma vai nell’abituale dove ti trattano pure male.
E ci torni.
 
Bene.
Io da oggi lavoro in Dos.
Lo schermo è nero. La musichetta di windows non parte a palla quando meno te l’aspetti. Le emoticon non sa neanche cosa siano.
Non si impalla ogni volta che apri messenger perché messenger non c’è.
E non ti chiederà di inviare la segnalazione di errori che non si capisce a cosa serva ed è pure fastidioso mandarla in giro da sola chissà dove.
C:\> win 
 
non è che puoi fare molto altro.
ah, sì
 
C:\ format c:
 
Lo scrivo e sto lì, col dito su invio pronto a premere.
Mi tolgo la libertà perchè è pesante da sopportare.
Da oggi sono analogico. Basta sapere dove toccare.
 
JS
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trattasi di pensieri
venerdì, 06 luglio 2007
Ci sono cose di cui proprio non si sente il bisogno.
Non di rado capita si presentino in successioni strazianti.
Sono tante, sono ovunque:
 
Il video con Kate Moss su per il palo
Anna ricomincia da A
La tv della libertà di Michela brambilla
I pastori tedeschi nelle scuole
Il nuovo partito di Francesco Storace
Il topless della Cancellieri tutti i primi di luglio sempre più giù, più giù, più giù
La rubrica di Fiamma Satta su Vanity fair
Gusto del tg5
Valerio Merola
Fabio Testi
Sebastiano Somma
Gigi d’Alessio e Anna Tatangelo e la moglie di Gigi d’Alessio e la famiglia di Anna Tatangelo
La settimana della moda di giugno
Le opinioni della Cei
Le opinioni del Moige
Le opinioni dell’Autority
Le opinioni personali
Il cd di Ana Laura Ribas
Le medicine omeopatiche
I Gemelli Diversi
La pubblicità da 5 minuti su Radio Deejay
Le pubblicità di dolce e gabbana
Il Festivalbar
Il Festival del cinema di Roma
Il Festival di Sanremo
Il Festival dell’unità
Tv Moda e Jo Squillo che canta i love you baby
Casa di Fabrizio Corona con le finestre aperte
Casa di Fabrizio Corona con le finestre chiuse
Le previsioni del tempo
La cover di I will survive con la chitarra elettrica
La cover di I will survive con la base elettronica
La cover di I will survive con gli uccellini chill out
Il negroni nel bicchiere grande
Il martini senza ghiaccio
Lo spriz macchiato Aperol
Le Diana blu
Le Diana rosse
I figli di Sarkozy
I figli di Segolene
I figli di Berlusconi
La madre dei cretini
Il t9 dei Motorola
L’IPhone che non riceve le mail dai BlackBerry
Il BlackBerry che prova ad inviare le mail all’IPhone
Fiorello che è bravissimo a Viva Radio 2
Forte dei Marmi
Milano Marittima
La costa smeralda
La vita smeralda
Don Mazzi
Il rap di Dario Fo
Il blog di Daniele Luttazzi che posta una volta al mese
Il blog di Franca Rame
Il blog di Antonio Di Pietro
Il blog di John Soda
 
 
Aspettando le numerose cause legali, la maggior parte delle quali da multinazionali, i gentili utenti di Soda Caustica sono invitati ad aprire il vaso di pandora.
 
JS
 
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trattasi di pensieri
mercoledì, 27 giugno 2007
Su   Azouz M,   Erich P,   Tony B,   Adriano S.
Più in generale, su tutti quelli dal pennello facile
 
Dipingere una parete è un po’ come festeggiare capodanno, o mettere un vestito nuovo: si cambia, solleticati da aspettative e felici di dimenticare il vecchiume polveroso. La facciata poi è il muro più importante e uno ci tiene particolarmente. Chi è fortunato sceglie tutto da se’, chi meno si consulta con i vicini, ci pensa, si accorda.
 
Siamo tutti un po’ sporchi di vernice.
Intingiamo, spalmiamo e lasciamo asciugare chili di pittura sui muri delle facciate.
Il movimento è semplice (perché il su e giù bene o male l’abbiamo imparato), ma pesano alcune piccole differenze.
Il colore –da fluorescente sicché tutti notino la novità, a tono su tono che non se accorgano - , il tratto – si può coprire tutto o trasformare quello che già c’era - , le dimensioni dell’attrezzo - perché per una grande parete ci vuole un grande pennello.
Basta coprire, nascondere, cambiare fino a dimenticarsi da dove si era partiti.
 
Così sto qua con il secchio in mano, contento del rosso scuro scelto, guardando i vecchi segni sul muro da dipingere.
Fatti con le mani sporche, per reggersi in piedi da una sbornia triste.
Tracciati con la libreria nera, colmo d’entusiasmo il giorno del trasloco.
Lasciati dagli amici delle feste andate bene, dai nemici delle storie andate male.
 
Dipingo anch’io, lo facciamo tutti: verniciamo per sporcare per riverniciare.
Chi sul muro reale, chi sul muro morale.
Ma si reputa una piccola differenza, di fronte all’eleganza di una parete immacolata.
 
Per chi gli prendesse la malinconia, beh, pensi che c’è sempre Michelangelo.
 
JS
 
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trattasi di pensieri, amarezze, metafore prescritte
giovedì, 21 giugno 2007
Il drink sa di plastica per il bicchiere,  per la cannuccia e per la plastica dei sacchetti per il ghiaccio. Una plastica descrizione della scena vede, dopo due cocktail, una sedia in plastica sul tram, su cui è bello abbandonarsi in posa plastica, guardando la pubblicità della plastica facciale, o quella plastificata d’arte plastica della mostra di Piano.
che espone i plastici. 
 
sul muro c'è scritto “just be natural”
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
post offerto da Tetrapak®
 
 
JS
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Technorati Profile
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trattasi di pensieri
martedì, 19 giugno 2007
Che poi uno ci pensa.
E’ un attimo, hai lì il caffè e lo guardi ma non è che lo stai proprio guardando: ci dormiresti  dentro e tenti di svegliarti fissando il vuoto. E pensi che alla fine in assoluto niente  è così importante, così vitale. Che ci potrebbe essere un altro, o magari nessuno.
 
Poi il giornale radio – cazzo già il gr?! tardissimo – e il traffico, e ricordati il vino da portare alla cena (e magari una doccia).
 
Così concludi  che ci potrebbe essere un altro ma ci sei tu, e alla fine sei più che fortunato, che la tua vita va bene così, e in fin dei conti ti è andata di lusso, e sei comunque in ritardo vergognoso. Allora corri, chiudi tutto, esci.
 
Ma in quel momento, in quel breve istante l’avevi visto, c’eri quasi: il lavoro che davvero vorresti, le persone che per te contano; la soluzione alla contesa mediorientale, l’enigma della sfinge e pure come usare lo scalone.
Sapevi per chi votare e ti soddisfaceva in tutto, era chiaro chi ami e come l’avresti amato tutta la vita. In ordine svelavi i segreti di Fatima e ti veniva il nome di chi ha ucciso Calvi. 
Avevi capito come fare le zucchine senza romperle e qual è la religione vera in assoluto. Ti era apparso il modo per recuperare quel rapporto speciale, la tecnica per battere l’inquinamento. La tua missione era chiara, il tuo ruolo definito, i sentimenti lisci senza una piega.
 
Ma era un attimo, avevi bevuto troppo ed eri semplicemente rincoglionito.
 
JS
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trattasi di pensieri
domenica, 17 giugno 2007

Ci sono morti che contano poco e morti che contano tanto. Le morti per anni raccontate e i morti che faticano ad essere contati: quelli con un giorno sul calendario e quelli con il giorno nero, sul calendario.  

C’è orgoglio e orgoglio, un conto è riprodurre la specie, un altro è ballare per strada. E se  c’è orgoglio c’è modo e modo di manifestarlo per strada, uno certamente giusto uno certamente sbagliato.
Che poi c’è strada e strada, le Processioni,con la P maiuscola, e le scampagnate, con la s sminchiata.
 
Ci sono giornali e giornali, quelli che stanno con uno e quelli che stanno con l’altro (più quelli che stanno con tutti) , film e film, il cinema d’essai e le americanate, libri e libri (passare da Grisham a Suskind? blasfemo).
Radio e radio, quella solo filogovernativa e quella solo filostupida. C’è religione e religione (non a caso la Verità è maiuscola) e diversi modi per seguirla: per strada o da casa, col televoto.
 
C’è storia e storia, quella revanchista e quella senza opinioni. Che anche lì, ci sono opinioni e opinioni, i modi per esprimerle, i toni, e via così che anche a spiegarlo ora sarebbe complicato.
 
Ci sono intercettazioni ed intercettazioni: le conversazioni di showgirl e le consultazioni politiche un po’ più private; come ci sono giudici e giudici, quelli rossi e quelli più slavati (che a forza di lavarli mischiando i colori lo sai che pèrdono). E comunque c’è il rosso quello vivo di una volta e quello più nuovo, fresco di adesso con una punta d’azzurro.
 
Insomma ci sono uomini e uomini, Paesi e Paesi, valori e valori.
 
Punto, finito qua, non è che adesso si approfondisce.
Solo dovevo dirlo, va di moda e un distinguo permettetelo anche a me.
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trattasi di pensieri, società
venerdì, 15 giugno 2007
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore..
Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri de Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi (2002)

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trattasi di pensieri, poesia
mercoledì, 13 giugno 2007
 
Gli scrittori non dovrebbero neanche pensarci ad andare in televisione a presentare i propri libri.
Se uno li volesse leggere poi si porta dietro accento, peli del naso e smorfie.
Se li ha già letti una sberla gli ruba il giocattolo.
Urge impedire la foto sulla quarta di copertina, che te li immagini lì a scegliere la cravatta .
 
Si fotte un rapporto che poi era quello perfetto perché lui lo buttava lì e tu lo gestivi.
 
Li giustifica solo il fatto che non lavorano con le immagini.
Chiunque lo faccia seriamente dovrebbe sapere che un’immagine reale è sempre inferiore a qualsiasi immaginazione.
 
[Per chi lavora con la sua, d’immagine, il discorso è a parte. Non lavora poi tanto.]
 
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trattasi di pensieri
lunedì, 11 giugno 2007

Dopo qualche mese di navigazione splinderiana ce ne sono di cose che colpiscono, e alcune possono essere dette senza cadere nell’autoreferenzialità che questo blog spolvera con veemenza casalinga puntando a temi e contenuti certo discutibili, ma sempre “altri” da qui.

Tra queste cose ci sono le opportunità che leggere gli altri ti dà (molte più di tanti altri incroci reali e casuali) che si mischiano allo sconforto della conferma che una vita non basterà mai.
Poi le notizie, poi la fantasia, poi la disapprovazione, poi far passare il tempo.
E via così.
 
Ma poiché qui si va di aspirapolvere anche su tutti i tipi d’elogi, tra le cose che colpiscono fa riflettere la voglia di presenza e di presenze.
 
Apparire, mostrare, divulgare, condividere, sono tutti validi, non c’è un giudizio.
Quelli che si sfogano si sfogano, ma se c’è qualcuno con cui parlarne è piacevole. I seri che ci lavorano molto ed è meglio farlo per qualcuno. Gli scrittori che scrivono per se’ ma perché rifiutare un’opinione. Quelli appassionati di un argomento e se c’è scambio se ne sa di più. Chi vuole ridere e la risata è contagiosa, chi vuole piangere e il pianto di più. O anche semplicemente quelli che vogliono essere una blogstar.
 
Una mischia di motivazioni cui dare un seguito sociologico sarebbe sprovveduto, ma che porta ad alcuni pensieri come questo sulla voglia di intervento, sia essa facile brama di popolarità o condivisione fine a se stessa (o a se stessi).
 
L’alternativa virtuale è certamente solo positiva, è il moltiplicarsi delle possibilità che non può essere discusso, è l’accorgersi tutt' a un tratto dopo secoli che prima di guardare fuori dal mondo ci sarebbe il mondo da guardare.
Ma senza elementari luoghi comuni ecco la conferma di un’idea nell’aria: qualche panchina in più in città sarebbe utile.
Forse non ci si chiacchererebbe molto lo stesso, ma alla peggio qualcuno armato di scolorina ci aprirebbe un blog.
 
Così tutti, da chi non gliene può fregar di meno a chi ci butta solo il cuore a chi darebbe anche l’anima, sarebbe bello vederci un giorno non ricordare più la password.
 
JS

[Aggiornamento: no, la canzone non c'entra niente. rivendico l'esercizio del non sense.]

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trattasi di pensieri, web
mercoledì, 06 giugno 2007
Come di consueto, alleggerimento infrasettimanale.
 
Il Papa rivolge un appello da San Pietro: “attenzione al clima e agli enormi problemi del continente africano”, ha detto prima di saltare sopra Milingo e farsi portare a bucare profilattici.
 
Per il g8 a Roma niente zone rosse: Mastella le vuole azzurre e propone le “zone della libertà”.
Giordano replica che se proprio devono essere rosse, che ci si butti la Brambilla e non se parli più.
 
Pare che una decina d’anni fa a Messina Giuseppe Maniaci e Salvatore Micali parlassero al telefono di un probabile rapimento a Maria Grazia Cucinotta, poi fallito.
L’Anica, associazione industrie del cinema, si è dissociata immediatamente: “non c’entriamo: la nostra parte l’abbiamo messa ma non se ne è fatto più niente”.
 
Berlusconi propone lo sciopero fiscale perché è stato rimosso un generale della guardia di finanza.
Geniale statista: a questo punto si può pure fare a meno di nominarne un altro.
 
Un morto su cinque in Italia a causa dell’ambiente.
Vedere tutti i giorni Pecoraio Scanio non fa benissimo.
 
Il senatore De Gregorio è indagato a Napoli per riciclaggio.
Poche reazioni, neanche gli ambienti camorristi se ne stupiscono.
D’altronde il nome del partito era chiaro: gli italiani nel mondo.
 
La metà degli italiani non utilizza Internet. Come dargli torto con un post come questo in giro?
da domani noiosi come sempre
JS
 
AGGIORNAMENTO
La fascinosa trudilollosa mi ha (ahilei) coinvolto in una catena di sant'antonio.
Rispondo qui
 
Cose da rottamare
Tutte le sigarette (e non solo le sigarette) fumate in questi anni.
Che significherebbe due polmoni in più e un attico in centro con terrazzo mediterraneo.
 
Soluzione sostitutiva
Mi vado a vedere la Biennale e la mostra di Barney e mi riempio di cataloghi. TUTTI. Tiè.
 
Non mi resta che passare la palla ai fortunati:
 
BoucheRouge (perchè conosce gli uomini e a rottamare farà presto)
 
LauraWriter (perchè troppo spesso siamo d'accordo sulle rottamazioni dell''attualità)
 
LeAAA (perchè riesce ad essere surreale)
 
Ecco fatto.
Oh, come si sta meglio quando la patata è passata.
 
JS
 
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trattasi di pensieri