è un momento. lo era anche prima, ma non ci pensavi.
Tutto all’inizio sembra difficile. Un’ansia fastidiosa che non riesci ad ignorare quando senti il cuore battere e fare un respiro profondo è faticoso: calmati, calmati dici sottovoce non c’è niente di cui preoccuparsi.
Pensi che solo tu riesci ad agitarti per queste cose, solo tu fai tanto rumore per nulla: gli altri guardali là, un passo avanti e la testa alta. Ne hai affrontate di peggiori, ma queste contano, qui sei tu e basta. Non puoi credere che a te, proprio a te tremi la voce, che le parole, di solito sparse come carte da gioco, suonino faticose da scegliere, difficili da seguire.
Schermaglie verbali come piovesse, un tempo, tutte vinte con la forza di chi non ha paura degli altri perché non ha paura di sé, perché chi non conosce le proprie debolezze non può pensare di essere ferito.
Anni in cui il futuro non poteva aver difetti: era solo presente che non finiva mai.
E senza il rischio del senso di colpa, dal momento che agli altri non dovevi niente: neanche lo chiedevano. Tu avevi bisogno di te per diventare chi eri, il resto erano ricreazioni, lunghissime ricreazioni.
Anni di mulini a venti forti, voce grossa, ossigeno in circolo continuo, profumo di terra, di scoperte.
Ora è il momento, e un momento non è così facile, oggi: un prima, un dopo, una domanda, sempre.
Il cuore che batte, qualcosa che stai per fare. Ci pensi, tanto, se riesci lo fai, nell’ipotesi peggiore eviti di farlo. In mezzo quel battito, poco prima: calmati, non c’è niente di cui preoccuparsi.
Forse ora succede perché lo sai, cosa succede. Lo sai cosa ti ha fatto bene cosa male, chi ti ha deluso chi ti ha salvato. Sai che sei stato bene e l’hai voluto tu, che sei stato male e che ne so.
Porti i segni dei sogni che perdi. Apri sorrisi imparati sul campo.
La violenza delle emozioni a volte è più discreta, ma tra e una e l’altra sai che c’è la vita.
E se la voce trema è semplicemente perché è successo sia stata spezzata.
Siccome lo sai, ti butti.
Si cresce.
JS
I Ching del giorno
Un auspicata brutta fine per relitti catodici che annaspavano infestando ogni antro del palinsesto.
Per esempi esplicativi Alessia Fabiani e qualche reduce da Campioni, Amici e compagnia bella.
Sbattuti la notte ai giochini telefonici mangiasoldi. Per intenderci, quelli dove la domanda più difificile è come ti chiami, intanto telefoni per ore trovando occupato e ipotecandoti le mutande.
MediaShopping li ha inscatolati (ci informiamo un po’ su questa Mediashopping che allunga tentacoli in modo preoccupante?), chiusi nelle cantine Mediaset tra una televendita di martelli ed una di banconote, finte.
Andati, e per loro non c’è indulto.
Civiltà 1 – Sogni di gloria 0