lunedì, 03 dicembre 2007
Bravi a coloro che anticipano i tempi.
Come Bruno Vespa che promuove il consueto panettone letterario dedicato quest’anno alle donne dei potenti.
Se anche il pavido Bruno, abitudinario di Palazzo, parla d’altro, è evidente che l’antipolitica sia al suo apice, e stupisce che per la prima volta il giornalista sia “sul pezzo”. Tuttavia il fil rouge che tesse da un buon decennio è riuscito ad infilarlo lo stesso nel sottotitolo.
Dopo “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi” del 2004, quest’anno è “da Rachele a Veronica, un secolo di storia italiana”.
La consuetudine potrebbe avere più di una motivazione, quale ancora non è chiaro.
 
La prima, la più probabile, quella di compiacere Silvio che gongola nel diventare riferimento storico.
La seconda, meno verosimile ma altrettanto curiosa, dipende dall’editore: Mondadori seguendo le instabilità megalomani del capo impone un qualsivoglia riferimento in copertina.
Così da oggi vedremo cambiare gli scaffali; da “La prova del cuoco, in cucina con Silvio” a “Pirandello, Uno, nessuno, tre milioni”. Da “Cuore” con la Maestrina dalle penna Azzurra a “Gomorra, viaggio nell’impero economico della Camorra, in allegato il cd di Mariano Apicella”.
 
Oppure è tutto più semplice e lineare, e noi qui che ci scervelliamo: siamo sempre più vicini all’obiettivo, poche lettere ed un guizzo della storia:
a.S. e d.S., avanti Silvio, dopo Silvio.
D’altronde quel Cristo lì mica si è sbattuto coi gazebo.
Avrà pure moltiplicato i pani, ma c’è chi ha inventato Il Pranzo è servito.
 
JS
 
I Ching del giorno
Spopola in queste settimane il dvd live a San Siro di Laura Pausini.
E’ proprio vero che la donzella emiliana è ormai il Vasco all’italiana, letteralmente: una Vasca, a vedere i fianchi.
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trattasi di politica, editoria
venerdì, 05 ottobre 2007

*Aggiornamento di sabato in fondo al post.

Ecco. Uno ha una cosa da dire, una di quelle che proprio deve uscire perchè non ce la fa più, si prepara a sfogare tutta la bile possibile in un post accio, et voilà, Grillo ti sputtana il post.

Di Gianni Riotta, direttore del tg1, parlo lo stesso.
Noi (io e voi, miei cari lettori, lo so) l’abbiamo tenuto d’occhio, abbiamo come si suol dire lasciato lavorare per un po’ l’HaRiott Potter de noantri.
Occhialini rotondi, camicia bianca e cravatta nera, il gentleman Gianni si presenta gongolante alla scrivania del tg con un look tra Iena e maghetto di Hogwarts.- questo è giusto per non smentirci e sottolineare un po’ d’elementi fisici, non molto politically correct ma innegabili segni premonitori-.
 
Qualche settimana di assestamento e mette mano a Tv7,  storico settimanale del telegiornale di raiuno, inventandosi lo studio ed i dibattiti in diretta (presunta, vista l’improbabile presenza all’una di notte di anziani signori quali Scalfari o Sartori).
Uomo d’aplomb anglosassone per la vita newyorkese, prima come allievo poi come insegnante e corrispondente, il nostro valoroso è l’ennesimo martire sulla poltrona più scomoda d’Italia che si appresta a non cambiare nulla di quello che trova. Come il Silvio d’annata che giurava “non sposterò neanche una pianta”, non s’azzarda a rivoluzionare il copione ormai ingiallito di un’informazione stanca. Dopo il suo insediamento (condiviso e di larghe intese nel cda Rai) Riotta per giorni ostenta modifiche, mai realizzate, ai contenuti: “un tg sulla notizia, un tg di dibattiti, un tg che non risponda alle logiche della politica”.
Poi il “panino” è sempre lì, con botta e risposta di politici che paiono ogni giorno di più lamentosi grassi piccioni che tubano su di un filo precario.
 
E qui la novità: nessuna modifica ai polverosi contenuti, ma incontenibile divertimento ai bottoni della grafica. Appena capisce che è casa sua e quasi quasi non lo vede nessuno, Potter si scatena e decide che è tempo di restyling. Situazione pericolosa quanto una sessantenne in crisi esistenziale che varca la porta del chirurgo: nessuno ha idea di cosa ne possa uscire, ma tutti hanno molta paura.
I titoli del tg1 avevano un senso nella loro irritante solennità:
 
TADA’
 (che poi può essere PAPA’M o solo PAM, ognuno ha la sua onomatopea e non facciamo i raffinati, ma la solennità è chiara)
–  tragedia a Lampedusa, morti quattro clandestini nel tentativo di raggiungere le coste
 TADA’-
Prodi all’unione: o si resta coesi o il governo cade –
  - TADA’
Pannella fa sciopero della fame e non passa la canna a Capezzone
 
 
…e via così, quel bel suono tra il trombone ed una rude elettronica anni '80 che tra un titolo e l'altro ti suggeriva che erano le venti.
 
Ora guardate i titoli del tg1. Guardateli.
Su, fate questo sforzo che ne vale la pena.
Fatto?
Bene, proprio così: dal solenne storico TADA’ al piccolo striminzito sottotono (e permettetelo, cazzutissimo)             
 
 
 
turù
 
 
 
Fa così. Fa turù, o qualcosa di molto simile.
Striscia piano piano come non fosse successo niente. Coccola noi, poveri telespettatori avidi di tragedie e scandali, in una nenia da Vita in Diretta.
Così, tomo tomo, cacchio cacchio, Sottovoce.
Poco importa che i saluti finali ce li faccia “tutta la redazione del Tg1”: quel viscido suono elettronico deve sparire.
Esattamente come quell’enorme etichetta grafica sulla “pagina politica”.
Esattamente come l’angolo con l’ospite politico di turno.
Esattamente come lo scintillio azzurro puffo che scorre da parte a parte dietro la testa del giornalista in studio.
Una perfetta rappresentazione d’encefalogrammi piatti.
 
JS
 
 
 
 
PS
Per chi non avesse ancora avuto il privilegio di vedere il tiggì, o per chi proprio si strappasse i vestiti per l'argomento irresistibile, qui Vincenzo Mollica e dico Mollica, mica uno serio, ci parla delle prodezze di questo cambio epocale nell'informazione mondiale.
 
 
PPS
A proposito di Beppe Grillo, che ultimamente evito di citare per vari motivi (un tentativo d’originalità, ad esempio?): Riotta sta facendo a pezzi Grillo come tutti, ma un po’ di più, perché Raiuno ce l’ha grosso.
Una settimana fa dalla scrivania di Tv7 insieme ad uno Scalari imbufalito sfoggiava questa tesi, in soldoni: noi caro Grillo l’abbiamo invitata, lei non è voluto venire, forse sottrarsi al confronto non fa onore alla sua ostentata idea di democrazia, comunque noi parliamo lo stesso.
Parlatene, liberi di farlo. Ma sfugge il passaggio nel quale il non accettare un invito significa non essere democratici. O peggio, non avere il coraggio delle proprie idee. Ognuno parla dove vuole (Berlusconi docet) e non necessariamente dal maghetto delle notizie.
Da uno che all’università ha studiato Logica ci si aspettava di più.
 
 
 
 
POSTILLA
Il cha cha cha delle segretarie
Qualcosa avrete sentito, in breve succede così:
Mario Giordano, il Grande Bambino dalla testa grossa, l’Alieno, saluta Studio Aperto e tutte le vecchie orge fatte insieme, e passa a Il Giornale, da cui viene cacciato Maurizio Belpietro che va a Panorama. Il buco a Studio Aperto lo chiude Giorgio Mulè arrivato da Videonews, testata di –aperte le virgolette – approfondimenti - chiuse le virgolette (realizza Verissimo, Tempi Moderni, Secondo voi e L’antipatico).
Giri di valzer a casa Silvio insomma. Che sia o no l’odore di elezioni anticipate come molti sostengono, non preoccupatevi: tette per tutti.
 
 
 
*
...perchè riuscirò a rendere questo post infinito.
O più semplicemente perchè mi sono dimenticato un dettaglio.
Un paio d'anni fa un popolo di blogger (e di cittadini) occupava piazze e web per gli attentati all'informazione del governo Berlusconi.
Sigle e scenografie a parte,(sebbene noi gente di mondo sappiamo quanto conti la forma) , basta un'occhiata al tg di Riotta per capire chi governa ora, perchè lo capirebbe un'eschimese cieco.
Quando usate chilometri di carta per chiedervi perchè l'antipolitica, quando alzate la voce per urlare la vostra distorta visione del mondo, fermatevi. Non serve Pagnoncelli per spiegarci l'ovvio.
Miei cari signori, è più facile di quello che pensate: sì, sono gli elettori di sinistra delusi.
E adesso?
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trattasi di televisione, editoria
martedì, 11 settembre 2007
La brutta fase di Repubblica ha toccato il climax con il V-day.
Per settimane il silenzio.
Nulla, neanche un trafiletto per un giornale che delle iniziative online solitamente parla eccome.
Il giorno prima magia: articolo su Il Venerdì, perché tanto in 24 ore se non lo si sapeva si fa fatica ad organizzarsi (e poi bisogna vedere se lo si legge subito, il supplemento).
Ma intanto il giornale ne ha parlato e si sfida a dire il contrario.
Passa il sabato, la manifestazione è un successo in tutt’Italia, a Bologna la città straripa, in generale le firme sono così tante che fosse stato un referendum avrebbero dovuto monopolizzare l’informazione per tre settimane, senza probabilmente arrivare a tali numeri. Lo si voglia o meno, piaccia o no.
 
Domenica obbligatoria prima pagina e articolo del buon Serra che si unisce alle litanie dei cori che citano il populismo. Serra, sul quale si è sempre contato per una parola ragionevole, per un pensiero fuori dal coro, per un barlume di intelligenza, scrive sotto un titolo che recita “Tra politica e populismo”. Dice, il buon Michele, che “l’umore raggrumato attorno ad un leader popolare si fa manifestazione da titolo di telegiornale”, come fosse quello che interessa al popolo del genovese, come se il titolo di telegiornali da istituto luce segnasse l’importanza di un avvenimento: non ha capito niente, il buon Michele. Non ha capito niente quando aggiunge che “questo costringe chi dubita della forza politica e culturale di Internet”, buon Michele compreso, “a rifare un po’ di conti”. Tradotto: forse è un po’ snob pensare che gli argomenti li dettino solo due quotidiani e tre telegiornali.
Ma va?
Ma non è certo Serra il problema di Repubblica; forse è solo lavorare con Fabio Fazio che rende tutti un po’ equidistanti da tutto, che “le faccio la domanda ma non si offenda per carità se non vuole rispondere mica è obbligato per favore non mi quereli”. Tornerà ad essere il buon Michele, forse.
Intanto il giornalista Carlo Brambilla sullo stesso argomento intervista Cacciari, l’opinione del quale non si sa a che titolo sia vitale per esaurire l’argomento.
E nei giorni successivi (questi) il quotidiano intraprende l’interessantissima bagarre populismo-non populismo tanto appassionante quanto la precedente brambilla-non brambilla, o l’entusiasmante problema dei lavavetri.
“Chi ha ucciso Laura Palmer” sarebbe un titolo più appassionante.
 
Concluso il V-day, l’argomento da sviscerare può essere uno solo, di vitale importanza: “Cdl-Unione, distacco di sette punti”. Zucconi con il suo Repubblica.it ci tiene a mantenere alto il clima da campagna elettorale tanto condannato dal Presidente della Repubblica quanto dallo stesso quotidiano qualche mese fa. E allora via all’ennesimo sondaggio Ipr marketing.
Ma anche qui forse è tutto un malinteso: in redazione si sa che dopo il Pd probabilmente saranno elezioni, e allora perché non cominciare a spingere un pochino?
 
Volendo poi essere in malafede, certi accostamenti del recente passato lasciano l’amaro in bocca: “Tasse sulle rendite, Prodi frena” è il titolo centrale del 23 agosto. “Quei 40euro spariti ogni settimana” alle famiglie “senza sapere come e perché” è quello che segue.
Mani bucate che non siete altro, prima di lamentarvi delle tasse fate attenzione alle stronzate che comprate.
Ma questo è pensar male.
 
Ci avevo pensato, bene stavolta, molto tempo fa
Ci avevo pensato di nuovo in agosto, dopo una settimana di bombardamento su Michael Moore, sulla sanità americana scandalosa, su quella italiana mica così male. Dopo interminabili giorni di promozione a Sicko, film che dal quotidiano, al sito, ai supplementi, ci aveva fatto sentire così fighi in Italia che mi è sembrato strano quando ho scoperto che la pedicure non la passa la mutua.
Ci ripenso oggi, e decido.
 
Sta sul tavolo insieme ad altri giornali da quando sono nato. Forse è sempre la stessa e sono cambiato io, o forse come direbbero i cervelloni che traducono i film in italiano, Qualcosa è cambiato, sul serio.
Fatto sta che sono lucido e nel pieno delle mie facoltà intellettuali.
Repubblica non la compro più.
“Melio cambiare, no?”
 
Requiescat in pacem.
 
JS
Aggiornamento di mercoledì, h.20.30
[Perchè uno parla di carta stampata due giorni, e tv e radio intanto fanno la qualunque.]
Poco fa il Tg-va tutto bene-Uno propone un servizio, a firma Alessandra di Tommaso, sul camionista rumeno che, non permettendo un sorpasso, costringe allo schianto una macchina. 
Il tutto è una replica del servizio del giorno prima, ammettono senza vergogna, con il solo aggiornamento che al rumeno la patente era già stata ritirata.
Slow motion, pallino rosso ed inspiegabile paragone con il primo film di Spielgerg.
Studio Aperto fa proseliti. Spopola, detta moda, costringe gli altri ad imitarlo.
Http://odiostudioaperto.blogspot.com : è già linkato, ma chi volesse farsi quattro risate...
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trattasi di editoria, amarezze
martedì, 07 agosto 2007
L’estate ha i suoi lati positivi.
Sottintendendo ombrelloni da spiaggia, ombrellini da cocktail, lunghe dormite o scarpinate antistress, ha i suoi lati positivi.
Un giro sui siti d’informazione italiani è più rinfrescante di qualunque brrrr – brancamenta.
Parlamentari in vacanza, di cosa vivrà repubblica.it?
Calo di vendite dei quotidiani, come farà il corriere?
Sparisce John Soda, che dirà la buoncostume?
 
Abbiamo deciso che c’è un mese in cui nulla accade e ce lo teniamo.
Certo, l’Italia brucia, l’India galleggia come può, le guerre scaldano il mezzogiorno di fuoco.
Ma Mastella sarà a Ceppaloni? Romano che libri leggerà? Rutelli se la farà, la Palombelli, o continuerà a godere dello specchio che lo gratifica a sufficienza?
 
Chi, la Signorina di Alfonso, vende 500 mila copie (ne dichiara il doppio ma anche Casini dice che non si mai è fatto canne): la gente sotto il sole, uno pensa; i topless spensierati d’agosto, suggerisce lo smaliziato. Chiacchere gossippare da stecco ducale, ci si accorda un po’ snobbish.
No.
Il fatto è che se uno deve sapere cosa legge Prodi, dove andrà Bossi, in che spiaggia Letta farà campagna elettorale …beh
…meglio il commento di Marta Marzotto, che l’articolo di Messina.
 
Tre pagine su Don Gelmini, le prime, scoraggerebbero i più fedeli anticlericali.
L’ennesima inchiesta sugli ospedali italiani (topi – sporcizia – malasanità) farebbe girar pagina anche a chi lavora, il 15 agosto.
 
Il livello dei quotidiani italiani si abbassa, e scende come bambini con paletta e secchiello, alla ricerca dell’acqua. Gli schemini riassuntivi pro analfabeti, le prese di posizione sempre più decise - perché tu stai di là allora ricordati che io sto di qua- , i trafiletti acidi sul trucco di sora Lella Bertinotti, a tutto servono meno che a rinfrescare le menti dei più accaldati.
 
Ammettiamolo: c’è un mese in cui non ce ne può fregare di meno, e non occorre sentirsi in colpa.
D’altronde se un prete ottantenne ha toccato tre trentenni, ex tossici, ladri occasionali, non è poi così interessante. Se la Bindi non è d’accordo con certe primarie il mondo non andrà a rotoli. Le beghe tra quotidiani, rifondazioni liberazioni unioni, diciamolo, ci hanno sempre annoiato, ora si suda e infastidiscono di più.
 
La Repubblica, fondatore Eugenio Scalfari, direttore Ezio Mauro.
Numero di agosto, che di meno non potrebbe  interessare. € 1,00 in Italia.
 
-          ‘Giorno
-          ‘Giorno. Repubblica?
-           No.
 Chi, Star tv, D+ per favore.
 E se c’è il calendario di Mayer ME LO DII, SUBITO!
 
Ahh, così sì che è Agosto.
Buon’estate a tutti.
 
PS: non ho parlato di TGCOM. Beh lì è agosto tutto l’anno e un po’ di pietà mi è rimasta anche in ferie.
 
PPS: Sì, sono sparito.
E’ che non avevo niente da dire. O meglio, volevo dirmelo un po’ da solo, solo per qualche giorno.
Lo so, senza alcun tipo di preavviso. Lo so, ho perso l’audience.
Sono tornato e ho trovato il mio Histats solo come un cane, attaccato ad una bottiglia di Jack mentre cantava La società dei Magnaccioni.
Su Technorati c’è un cartello appeso con lo scotch: Io non posso entrare, e la mia immagine lì, con la testa a forma di J e il corpo di S perché neanche loro sanno come sono fatto.
Dunque, per i pochi che hanno ancora avuto la voglia di raggiungere il fresco atollo della soda caustica, ecchime qua.
Poco abbronzato, poco rilassato, ma felice delle tante cose viste.
E molto contento di tornare a scrivere.
Un caustico saluto.
 
JS
 
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trattasi di editoria
venerdì, 29 giugno 2007
72,5% di incremento copie nel 2006 secondo la Fieg - Fed Italiana Editori Giornali
126.356 copie giornaliere vendute secondo l’ Ads - Accertamenti Diffusione Stampa
5 milioni 371 mila euro di finanziamento pubblico
Renato farina vicedirettore indagato
Luciano Moggi collaboratore nello sport
Vittorio Feltri, Direttore.
 
“Abbiamo cambiato le regole del gioco: titoli particolari e una cronaca non legata ai telegiornali. Ho diretto tanti giornali: L'Europeo, L'Indipendente, Il Giornale, e dovunque le copie sono cresciute moltissimo. In due anni raddoppiai quelle del Giornale, portandole a 250 mila in edicola.
Ma sia chiaro: non vendo per quello che dicono Pier Ferdinando Casini o Vincenzo Visco».
 
Certo, se le spari grosse almeno che siano tue.
Come l’indimenticabile Ce la pagherete cara, ora serve la forza in risposta all’attentato di Londra. O l’elegante accoglienza al neopresidente della Repubblica, Comunismo con pannoloni, o le faccine dei pedofili, le decapitazioni.
O ancora ieri su Veltroni: Che gran paraculo, firmato Farina.
 
Sì, bei tempi al Giornale, quando succeduto ad un Montanelli che dichiarava "non voglio ridurmi a trombetta di un editore in fregola di avventure politiche", prendeva posto accomodandosi sulla poltrona ancora calda.
Mi sento come un padre che ha un figlio drogato e preferisce non vedere diceva amareggiato il giornalista. Che una volta passato a miglior vita, non poteva certo replicare al "se Montanelli fosse vivo, lavorerebbe a Libero" del puntuale Vittorio.
 
 
Per dire che Il 15 luglio esce il suo nuovo libro: “Libero di pensarla diversamente”.
Liberi di non comprarlo.
 
JS
 
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trattasi di editoria
venerdì, 11 maggio 2007
Domus cambia veste: la rivista di architettura, arte e design fondata da Giò Ponti nel 1928 questo mese si presenta in edicola con un look nuovo. Come ogni tre anni, la direzione ha passato il testimone, stavolta dall'ottimo Stefano Boeri, ex,  a Flavio Albanese, next. E che ha fatto? Vediamo, ricordando che alla vigilia dichiarava:
” Rispetto alla direzione di Stefano Boeri, che mi consegna una rivista con un tasso culturale elevatissimo, io farò una vera riduzione di scala. Perché credo che oggi non ci siano solo i Renzo Piano e i Jean Nouvel, ma un grande numero di progettisti che non hanno accesso alla committenza alta ma che hanno il diritto, e le necessità, di essere rappresentati”.
Scelta di campo che sembra essere stata rispettata.
Nei dettagli…
 
Buono, migliore, ottimo:
 °  Cambia la grafica: una copertina di lettere che formano parole, che tessono ricordi, opinioni; argomento la Terra. All’interno, articoli visivamente più chiari, e tra loro più armonici grazie ad una grafica meglio “legata” tra le diverse sezioni.
°    Lo spazio Archives, una sorta d' inserto centrale riproposto dall’archivio storico di Domus, naturalmente ricchissimo. Si parte da Bruce Goff, con foto in bianco e nero e  flashback per nulla scaduti.
°     Per noi ignoranti in materia (ma del resto in quale eccelliamo?) sono utili le piccole carte geografiche a lato dei titoli, perché è bello quando non sai e qualcuno ti dà una mano.
°     L'arte contemporanea è affidata a Francesco Bonami. Great.
Appare insomma un Domus più democratico, aperto ai nuovi avventori e sfogliabile più facilmente (occhielli in alto, meno colori ma più armonici).
 
Cattivo, peggiore, pessimo:
 °     Tra i numerosi interventi della suddetta copertina, quelli del’architetto Steven Holl e del filosofo Francois Jullien, e molti altri tra cui l’opinione di Alessandro Profumo, a.d. Unicredit. La domanda: perché Alessandro Profumo?
°     Lamentarsi della pubblicità (le prime 32 pagine consecutive) e del prezzo (8 euro e 50) è un cliché piuttosto umile soprattutto quando si parla di pubblicazioni di questa qualità. Ma quando entrambi superano un livello che dire elitario è poco, l’obiettivo “democratizzazione” stride un po’.
Per il resto c’è sempre tempo di lamentarsi, volendo; per ora la novità distrae positivamente.
 
Rumors
 Stefano Boeri aveva traghettato la rivista verso problemi geopolitici, più che sui progetti.
Non conosco le tirature che lo stesso Boeri dice aumentate insieme agli inserzionisti. Nel web e non solo le voci parlano di una recente notevole diminuzione.
Indagherò, anche se la scelta del direttore più indirizzato al lato artistico e professionale sembra già dare una risposta.
 
In bocca al lupo
 
JS
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trattasi di architettura, arte, editoria