martedì, 29 gennaio 2008
kiss me silvioUn giorno di pioggia
Pierferdi e Gianfranco incontrano Silvio per caso
Poi Walter finita la pioggia l’incontra
E si scontra con Silvio e così

Il dolce sorriso di Silvio
Nel loro pensiero ora c’è

 
Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.


Ma pure Clemente che è un buon amico
del biondo ed atletico Dini
Si è già innamorato di Silvio
Ma ancora non sa che anche Dini lo è

Ed ecco che la gelosia
In questa storia entrerà

 
Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.


Il tempo sistema un po' tutte le cose
e Dini e Clemente fan pace
l'amore ha bussato alla porta di Silvio
e forse ora lui gli aprirà

Chissà chi sarà il fortunato
che il Nano così sposerà


Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.
 

Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.

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trattasi di politica, grossolana ironia, cronache distorte
lunedì, 08 ottobre 2007
In tempi duri richiedere della logica può risultare eccessivo, spesso frustrante.
 
Perché la logica da sola è un sofismo inutile, ma unita al buonsenso dà gli strumenti per stare al mondo.
E’ così per le nostre piccole vite, così per progettare  leggi che governino il mondo.
La partenza è semplice (il problema) e l’arrivo è prestabilito (la soluzione).
E’  il percorso a creare disagi e far perdere i più.
Un esempio: sarebbe alquanto illogico pensare di risolvere, chessò, il problema degli eroinomani facendo sparire dalla faccia della terra ogni siringa e qualsiasi frammento di stagnola.
Oppure debellare gli omicidi vendendo coltelli con la punta arrotondata, o ancora diminuire gli scippi ritirando i motorini dal mercato. O vincere i mondiali rubando i palloni a tutti gli altri.
E’ il maledetto percorso, è lui a generare commedie dell’arte.
 
Quanto l’alcol sia sacro noi lo sappiamo bene, amatissimi lettori
(ho cominciato a rivolgermi a voi, visto? lo so che vi piace…)
Così come quanto ci teniamo stretta coi denti quella povera vita che in castigo hanno mandato da noi.
E i due piatti della bilancia sono posati.
 
Babbo natale è arrivato, ma senza avvertirmi e fuori stagione.
Si è camuffato bene, il vecchio bastardo. Divisa verde marcio e distintivo in mano, si è fatto largo tra la folla ed ha puntato il privèe.
Io che credevo cercassero i camini. Da quando li veste la coca cola sono così diversi, cambiati…snob
Ok no, forse quello non era lui: d’altronde bevevo, mi divertivo, sarà stata suggestione. Ma era un folletto mandato da lui, che intanto al sicuro nella stanza dei bottoni emanava decreti legge a mia insaputa.
 
Il mio Nightmare Before Christmas, ed era il 7 ottobre.
Da un momento all’altro tutto è saltato: il mio recondito lato mediterraneo, la libertà che attribuivo al mio Paese, e la concezione che avevo di governo di sinistra.
Le belle serate passate sono diventate solo un ricordo pronto ad ingiallire su foto malinconiche, le possibili serate future difficili percorsi in salita.
E soprattutto la logica, saltata anch’essa in un silenzio imbarazzante, se l'è data a gambe.
 
Alessandro Bianchi mi ha rovinato il week end.
Alle due mi levano il bicchiere.
 
JS
 
 
I Ching del giorno
Attendo con sadismo il prossimo poveretto che s’azzarderà a dire di fronte a me che i politici non fanno niente.
Magari abbiamo sbagliato tutto, e bisognava lasciarli lì a far finta di lavorare.
Cheers.
E sono le due passate.
 

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trattasi di cronache distorte
lunedì, 24 settembre 2007
Quindicimila uomini aprono il varco, 2500 li seguono armati di penna.
In macchine di un grigio lucido i primi, in piccole utilitarie i secondi, mangiano la città con un’accennata espressione di disgusto. Lo DEVONO fare, ma in fondo si divertono.
L’invasione è avvenuta, ma lungo la strada il percorso è accidentato: il traffico il primo dei nemici, un driver con le palle la miglior arma di difesa. In macchina suonano, parcheggiano dove riescono, inchiodano: stanno combattendo una guerra e si sa, tutto è permesso.
 
Si muovono e combattono lungo un quadrilatero, passando da scenari autunnali di vetro e foglie a megaschermi isterici, da richiami pop a musica elettronica a palla, da spiagge posticce ad atmosfere glamour. Adorano la parola glamour.
 
I ranghi sono riconoscibili dall’assegnazione dei posti.
Quelli dietro sorridono (sono gli unici), si guardano in giro un po’ emozionati e parlano con tutti. O meglio vorrebbero parlare con tutti, perché quelli davanti parlano il meno possibile. Se poi hanno un cartoncino sulla sedia non parlano proprio. Sorridono (poco) e si limitano a scegliere durante la battaglia una divisa decente tra quelle esibite, così da potersi guadagnare il compenso con una dichiarazione finale del genere “i love all, especially the pink one. And what about issues? Amazing!
In mezzo due o tre file di gente già vista ma non riconosciuta, penna e taccuino in mano, feticisti del tessuto, del taglio, del colore, condannati a starci in 300 parole.
 
Per distinguere le gerarchie si può anche guardare chi alla fine della battaglia corre più velocemente verso l’ignoto. Sono i veterani, e nel loro sofisticato linguaggio significa “che stress doverle vedere tutte”.
Infine gli originali, o coloro che almeno vent’anni fa lo erano: il severo ciuffetto a ricciolo rosso, il texano vestito da cowboy.  
 
Dall’altra parte gli esaminati danno tutto nei 15 minuti in cui la fanteria calca la passerella facendosi esaminare. Le loro tattiche sono riconoscibili: chi da 10 anni  fa mettere la benedetta cuffia brillantinata, chi fa le righe e solo le righe, chi strappa i jeans e va di teschi.
 
69 milioni di euro dalla loro (tanti ne muovono) e poco tempo a disposizione, notte compresa e riempita di cocktail, presentazioni ed aperitivi in cui parlare, possibilmente male, di quelli emozionati, di quelli col cartoncino, di quelli dalle 300 parole.
Non ci sono sirene che annuncino la guerra, ma segni inconfondibili che avvertono i comuni mortali. Il traffico si fa insopportabile, i giornali ingrassano bulimici e cambiano formato, un senso di frustrazione segue i casuali incroci con gente bellissima venuta da chissà dove.
 
Oscar Wilde diceva che viviamo in un'epoca in cui il superfluo è la nostra unica necessità. Ma ne diceva tante, Oscar Wilde. Oggi poi sarebbe in prima fila, tra Kate Moss e Sharon Stone, o tra Manuela Arcuri e Maria Grazie Cucinotta, dipende da che ufficio stampa avrebbe avuto.
E scriverebbe consigli di stile su Vanity Fair.
  
Su tutto due certezze onnipresenti spiccano invadenti, uniche vincitrici certe dell'ennesima guerra inutile.    
Jo Squillo e Rosanna Cancellieri sono ancora lì.
La settimana della moda è cominciata, di nuovo.
 
 
JS
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trattasi di cronache distorte
venerdì, 24 agosto 2007
- Allora dimmi, com’è venuta?
- da paura, ce l’ho qui ora, tra poco sono a casa: è perfetta! sembra vera, nessun segno ed è così naturale…
- benissimo, te l’avevo detto io che sarebbe stato un gioco da ragazzi. Su, muoviti, che finisco di prepararmi ed andiamo ad attaccarla, è arrivato un altro furgone, l’ennesimo. E’ il momento perfetto.
- hai parlato con lui? che ti ha detto?
- lo vediamo domani: è meglio tenere la cosa tranquilla ancora ventiquattrore, dice. Tu intanto l’articolo l’hai finito?
- sì, poco fa. E’ buono, c’è tutto e la lacrima prima della fine arriva.
- grande. ok senti, pensavo canottierina nera, che coi gucci sta da dio e nelle foto vengo meglio…
- può andare, io vado di grigio che non mi sono fatta il colore e mi sbatte meno…
- ok ma vedi di andarci dal parrucchiere, questi sono i giorni importanti, o ce li giochiamo ora o non li vediamo più.
- hai ragione ma sono così agitata… sai quante chiamate ho trovato stamattina? 32. 32 chiamate! e deve ancora uscire l’articolo…
- appunto! non è incredibile?!Invece, domani ricordati che si va a Milano, se tutto va bene accettano per la trasmissione, e settimana prossima registriamo. E figurati se non vado dal parrucchiere allora, è una seconda serata col botto.
-…
-…ci sei?
-…si
- beh allora parli o chiudo?
- …Ste….?
- eh, dimmi. dai Paola che già è tardi, che c’è, si può sapere che hai adesso??
- siamo sicure?
- sicure di che? mica stiamo facendo niente.
- sicure di andare avanti… di esporci… di lui…
- senti, sai anche tu che lui è il meglio. sì, è stata una tragedia. sì, siamo tutti scossi e ne stiamo soffrendo.
ma è capitata. Nostro malgrado. Perché ora non potrei girare un po’ della loro morbosità, mi spieghi? Loro vogliono sapere. Loro chiedono.
Gli diamo quello che vogliono e non ci vedo niente di male.
-… Ste…?
- ancora?? ma che cazzo hai?! … che c’è adesso?
- niente. hai ragione.
la foto è perfetta e noi siamo due strafighe. cambiati che vengo a casa. tra poco si va in scena.
 
La morte è sempre una tragedia, tanto più se la sceglie un altro al tuo posto.
La morte uccide chi se ne va, ma annienta chi resta.
Il rispetto per la morte di chiunque è un atto dovuto alla parola Uomo. 
Giudicare è della legge, e di Dio per chi lo vede, ma provare ribrezzo per certi gesti, al di là di un omicidio ancora irrisolto, al di là di un colpevole ancora sconosciuto, è degli uomini.
Sciacallare  affamati, come a rosicchiare gli ultimi brandelli di carne, è degli animali.
 
Ci sono morti atroci. Morti squallide.
Ma ci sono vite atroci, più squallide di qualsiasi morte.
 
JS
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trattasi di cronache distorte
mercoledì, 18 luglio 2007
Non è mai stato un blog personale. E siccome il blog è mio e decido io, non lo sarà neanche stavolta.
 
A Londra colpiscono molte cose. La tolleranza per esempio. O la varietà. O più semplicemente i grandi numeri. I vestiti, i colori, le facce, le borse, i cappelli.
I cappelli, i cappellini, le piume:
la Regina.
 
In Italia popolo sovrano. In Inghilterra sudditi.
Mica facile pensare d’esser sudditi, noialtri. Sudisti, sudati, sudici. Sudditi no.
Bravissimi nella sudditanza psicologia del potere e bravissimi, allo stesso tempo, nella sovranità personale.
Non che una briciola di cinismo sia introvabile tra gli inglesi: come da noi, i disillusi dalla politica ci sono e fanno pure baccano.
 
Ma se in Italia e in gran parte d’Europa la casa reale riesce a strappare sorrisi e pettegolezzi che neanche la Stephanie Forrester più impegnata, qui la cosa è presa più seriamente.
Personalmente, quasi.
L’orgoglio d’essere italiani trova slancio nel belpaese nell’arte, nelle meraviglie paesaggistiche. Nel genio, l’estro, l’umanità.
Gli slanci verso lo Stato sono e furono molto diversi: le monetine a Craxi, le bombette da contestazione, i carri allegorici onnipresenti nelle piazze manifestanti.
 
Forse anche da noi quando lo straniero commenta sarcastico l’orgoglio nasce spontaneo.
Sì: nasceremo italiani, moriremo italiani.
Ma non con la mano sul cuore, a meno che si tratti d’infarto.
 
Just sensations. Just impressions.
Anyway. God save the Queen.
E tante care cose a Napolitano.
 
JS
 
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trattasi di esteri, cronache distorte
giovedì, 12 luglio 2007
 Cologno Monzese, Milano. 11 luglio 2007
 
 
Chiamatemi mostro. Assassina.
Anche nei peggiori dei mali ci sono diversi gradi di atrocità, e quelli più alti della mia neanche riesco ad immaginarli. Forse esistono, ma messi in atto sarebbero così terribili da sembrare farsa.
Invece io quello che ho fatto lo so.
Mentre lo facevo mica pensavo a chi fosse. Era come quando sei innamorato, arrabbiato, ferito e ad un tratto senza deciderlo urli, urli tutto.
 
Urlava mio marito quando ha capito: ci ha messo un pò, almeno così mi è sembrato.
Un attimo a capire la scena, un’eternità a fissarmi negli occhi. Non mi stupirei di aver colto un filo di sollievo in tutto quel disprezzo.
Poi l’urlo con quella voce che Ahmed non ha mai avuto. Non era la voce di mio marito quella.
Non era mio figlio quello a terra esanime.
 
L’anima gliel’aveva rubata il diavolo, ce l’aveva rubata il diavolo.
Satana possedeva mio figlio ed io sola so quel che vuol dire.
Io sola ho vissuto l’impotenza, da sola ho sofferto nel silenzio.
 
Poi l’urlo, quello dell’anima. Tutto è durato un secondo, non avevo deciso, che era già fatto.
Impalpabile il sollievo, passeggero e rapido, rapidissimo. Poi il dolore che entra negli occhi e brucia il sangue.
 
Chiudetemi in galera, toglietemi la libertà.
Me l’ha già rubata il diavolo con la vita, e ora Dio non vuole più vedermi.
 
JS
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trattasi di cronache distorte
mercoledì, 04 luglio 2007
" Pensavo di star seduto in comune un paio di giorni. Mi porto cellulare, telecamera e qualcosa da leggere se m’ annoio. Sto lì e guardo come lavorano gli impiegati.
 
Poi se non sono stanco prendo la bici e mi metto sulla tangenziale a vedere se fanno bene i lavori, che è mesi che ritardano e gliene dico quattro.
Parlassero tutti la stessa lingua perderebbero meno tempo a capirsi.
Dato che ci sono mi faccio un giro nei campi rom della zona dando un occhio se i bambini siano loro e non rubati, tanto ho la mail piena di foto di quelli scomparsi e li riconosco.
Se faccio tardi quando torno passo per la cantina.
Gli Hadji, i miei vicini, li sento sempre che pregano e pregano e stanno lì a pregare, un fastidio. Così finalmente riesco a sapere se nascondono qualcosa e dormo più tranquillo.
 
Non è solo che non ho fiducia nelle istituzioni.
E nemmeno banale opposizione che dia una spolverata di panico.
 
E’ luglio a casa fa caldo e non ho niente da fare. Ho visto Studio Aperto e dicono che è tutto un pericolo. Ma mica solo lì che alla fine si sa, non è serio: anche da Vespa, sul Giornale. Sulla Padania, su Panorama. E a Milano poi? Fanno le marce per la sicurezza, checcazzo un motivo ci sarà. Poi li vedi in giro ‘sti negri che fanno casino, e adesso pure le bombe ci mettono.
                                                                     
Sono un torinese iscritto ad Azione Giovani e qui fanno le ronde.
La chiamano Operazione Starsky e Hutch che suona così divertente.
Stasera ci vado, partite non ce ne sono e la mia ragazza è al mare. Se vado bene mi han promesso che mi fan portare “il capo della polizia”. E si sono messi tutti a ridere.
Io mica ho capito.
Farò finta di niente ma prima o poi gli chiedo se posso portare un manganello.
Così per sicurezza.
 
Farmi giustizia da solo è una cosa che mi fa sentire vicino a Dio."
 
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trattasi di società, cronache distorte