venerdì, 11 maggio 2007
Domus cambia veste: la rivista di architettura, arte e design fondata da Giò Ponti nel 1928 questo mese si presenta in edicola con un look nuovo. Come ogni tre anni, la direzione ha passato il testimone, stavolta dall'ottimo Stefano Boeri, ex,  a Flavio Albanese, next. E che ha fatto? Vediamo, ricordando che alla vigilia dichiarava:
” Rispetto alla direzione di Stefano Boeri, che mi consegna una rivista con un tasso culturale elevatissimo, io farò una vera riduzione di scala. Perché credo che oggi non ci siano solo i Renzo Piano e i Jean Nouvel, ma un grande numero di progettisti che non hanno accesso alla committenza alta ma che hanno il diritto, e le necessità, di essere rappresentati”.
Scelta di campo che sembra essere stata rispettata.
Nei dettagli…
 
Buono, migliore, ottimo:
 °  Cambia la grafica: una copertina di lettere che formano parole, che tessono ricordi, opinioni; argomento la Terra. All’interno, articoli visivamente più chiari, e tra loro più armonici grazie ad una grafica meglio “legata” tra le diverse sezioni.
°    Lo spazio Archives, una sorta d' inserto centrale riproposto dall’archivio storico di Domus, naturalmente ricchissimo. Si parte da Bruce Goff, con foto in bianco e nero e  flashback per nulla scaduti.
°     Per noi ignoranti in materia (ma del resto in quale eccelliamo?) sono utili le piccole carte geografiche a lato dei titoli, perché è bello quando non sai e qualcuno ti dà una mano.
°     L'arte contemporanea è affidata a Francesco Bonami. Great.
Appare insomma un Domus più democratico, aperto ai nuovi avventori e sfogliabile più facilmente (occhielli in alto, meno colori ma più armonici).
 
Cattivo, peggiore, pessimo:
 °     Tra i numerosi interventi della suddetta copertina, quelli del’architetto Steven Holl e del filosofo Francois Jullien, e molti altri tra cui l’opinione di Alessandro Profumo, a.d. Unicredit. La domanda: perché Alessandro Profumo?
°     Lamentarsi della pubblicità (le prime 32 pagine consecutive) e del prezzo (8 euro e 50) è un cliché piuttosto umile soprattutto quando si parla di pubblicazioni di questa qualità. Ma quando entrambi superano un livello che dire elitario è poco, l’obiettivo “democratizzazione” stride un po’.
Per il resto c’è sempre tempo di lamentarsi, volendo; per ora la novità distrae positivamente.
 
Rumors
 Stefano Boeri aveva traghettato la rivista verso problemi geopolitici, più che sui progetti.
Non conosco le tirature che lo stesso Boeri dice aumentate insieme agli inserzionisti. Nel web e non solo le voci parlano di una recente notevole diminuzione.
Indagherò, anche se la scelta del direttore più indirizzato al lato artistico e professionale sembra già dare una risposta.
 
In bocca al lupo
 
JS
postato da JohnSoda più o meno alle 17:25 | Permalink | commenti
trattasi di architettura, arte, editoria