La brutta fase di Repubblica ha toccato il climax con il V-day.
Per settimane il silenzio.
Nulla, neanche un trafiletto per un giornale che delle iniziative online solitamente parla eccome.
Il giorno prima magia: articolo su Il Venerdì, perché tanto in 24 ore se non lo si sapeva si fa fatica ad organizzarsi (e poi bisogna vedere se lo si legge subito, il supplemento).
Ma intanto il giornale ne ha parlato e si sfida a dire il contrario.
Passa il sabato, la manifestazione è un successo in tutt’Italia, a Bologna la città straripa, in generale le firme sono così tante che fosse stato un referendum avrebbero dovuto monopolizzare l’informazione per tre settimane, senza probabilmente arrivare a tali numeri. Lo si voglia o meno, piaccia o no.
Domenica obbligatoria prima pagina e articolo del buon Serra che si unisce alle litanie dei cori che citano il populismo. Serra, sul quale si è sempre contato per una parola ragionevole, per un pensiero fuori dal coro, per un barlume di intelligenza, scrive sotto un titolo che recita “Tra politica e populismo”. Dice, il buon Michele, che “l’umore raggrumato attorno ad un leader popolare si fa manifestazione da titolo di telegiornale”, come fosse quello che interessa al popolo del genovese, come se il titolo di telegiornali da istituto luce segnasse l’importanza di un avvenimento: non ha capito niente, il buon Michele. Non ha capito niente quando aggiunge che “questo costringe chi dubita della forza politica e culturale di Internet”, buon Michele compreso, “a rifare un po’ di conti”. Tradotto: forse è un po’ snob pensare che gli argomenti li dettino solo due quotidiani e tre telegiornali.
Ma va?
Ma non è certo Serra il problema di Repubblica; forse è solo lavorare con Fabio Fazio che rende tutti un po’ equidistanti da tutto, che “le faccio la domanda ma non si offenda per carità se non vuole rispondere mica è obbligato per favore non mi quereli”. Tornerà ad essere il buon Michele, forse.
Intanto il giornalista Carlo Brambilla sullo stesso argomento intervista Cacciari, l’opinione del quale non si sa a che titolo sia vitale per esaurire l’argomento.
E nei giorni successivi (questi) il quotidiano intraprende l’interessantissima bagarre populismo-non populismo tanto appassionante quanto la precedente brambilla-non brambilla, o l’entusiasmante problema dei lavavetri.
“Chi ha ucciso Laura Palmer” sarebbe un titolo più appassionante.
Concluso il V-day, l’argomento da sviscerare può essere uno solo, di vitale importanza: “Cdl-Unione, distacco di sette punti”. Zucconi con il suo Repubblica.it ci tiene a mantenere alto il clima da campagna elettorale tanto condannato dal Presidente della Repubblica quanto dallo stesso quotidiano qualche mese fa. E allora via all’ennesimo sondaggio Ipr marketing.
Ma anche qui forse è tutto un malinteso: in redazione si sa che dopo il Pd probabilmente saranno elezioni, e allora perché non cominciare a spingere un pochino?
Volendo poi essere in malafede, certi accostamenti del recente passato lasciano l’amaro in bocca: “Tasse sulle rendite, Prodi frena” è il titolo centrale del 23 agosto. “Quei 40euro spariti ogni settimana” alle famiglie “senza sapere come e perché” è quello che segue.
Mani bucate che non siete altro, prima di lamentarvi delle tasse fate attenzione alle stronzate che comprate.
Ma questo è pensar male.
Ci avevo pensato, bene stavolta, molto tempo fa
Ci avevo pensato di nuovo in agosto, dopo una settimana di bombardamento su Michael Moore, sulla sanità americana scandalosa, su quella italiana mica così male. Dopo interminabili giorni di promozione a Sicko, film che dal quotidiano, al sito, ai supplementi, ci aveva fatto sentire così fighi in Italia che mi è sembrato strano quando ho scoperto che la pedicure non la passa la mutua.
Ci ripenso oggi, e decido.
Sta sul tavolo insieme ad altri giornali da quando sono nato. Forse è sempre la stessa e sono cambiato io, o forse come direbbero i cervelloni che traducono i film in italiano, Qualcosa è cambiato, sul serio.
Fatto sta che sono lucido e nel pieno delle mie facoltà intellettuali.
Repubblica non la compro più.
“Melio cambiare, no?”
Requiescat in pacem.
JS
Aggiornamento di mercoledì, h.20.30
[Perchè uno parla di carta stampata due giorni, e tv e radio intanto fanno la qualunque.]
Poco fa il Tg-va tutto bene-Uno propone un servizio, a firma Alessandra di Tommaso, sul camionista rumeno che, non permettendo un sorpasso, costringe allo schianto una macchina.
Il tutto è una replica del servizio del giorno prima, ammettono senza vergogna, con il solo aggiornamento che al rumeno la patente era già stata ritirata.
Slow motion, pallino rosso ed inspiegabile paragone con il primo film di Spielgerg.
Studio Aperto fa proseliti. Spopola, detta moda, costringe gli altri ad imitarlo.