venerdì, 25 gennaio 2008
 
Guarda, sono tutti lì. Portano giacche di sartoria, tagliano e cuciono e portano via. Dicono di donne, uomini e bambini, piangono di morti senza fine.
Piangono le parole scritte da altri, in stanze costruite da altri, con mogli sposate, da altri, conquistate, con altro, pettinate dal vento delle occasioni. Donne che mandano giù anche quello che non ci entra perché una volta digerito occuperà poco e renderà di più. Donne che aprono le gambe con firme notarili, che generano assicurazioni sulla vita crescendo cordoni ombelicali come scomodi inquilini.
Ridono svaccati in salotti egocentrici, su divani che mai rifiuterebbero un culo.
Bevono ossigeno rubato a polmoni malati per urlare più forte non si respira!
Tirando il fiato, in cielo e in terra: al cielo ci penseranno quando arriveranno in cima, intanto imparano a volare, piantando le unghie ingiallite su schiene piegate con testa alta e passo sicuro.
Forza, al lavoro! c’è un dito da puntare su chi è girato e un altro per dire è stato lui.
Ci sono mani per dire di sì, firme per dire no, parole per dire entrambi dicendo nulla.
 
Guarda, sono ancora lì. Sorridono sicuri di un alito piacevole mentre intorno si annaspa nei loro virus. Galleggiano sostenuti dal sale che hanno rubato.
Fumano sicuri di sputare tutto mentre dentro s’incrostano di colpe pesanti. Sono colpe di altri, sono mondi di altri in cui entrare non serve finchè non si è obbligati. A quel punto anche la sofferenza sarà una gita utile a dimostrare di saperne di più.
 
A loro si guarda dal basso con la sensazione di essere altissimi. Come montagne di immondizia, l’ultimo arrivato godrà della cima, per poco, sopra vecchie carcasse puzzolenti che hanno fatto la loro parte.
E alla fine non appena si saranno scavati una cuccia d’oro la decomposizione sarà silenziosa.
Spariranno tra i commiati revanchisti e di loro rimarranno lodi generiche già preparate.
 
Vederli è un brutto spettacolo, guardarli è pornografico.
Riconoscerci è orribile.
Pape Satàn, pape Satàn aleppe.
 
JS
 
postato da JohnSoda più o meno alle 19:35 | Permalink | commenti (14)
trattasi di politica, amarezze
lunedì, 15 ottobre 2007
a Veltroni neo segretario
 
Il suo rapporto con Romano prodi sarà di collaborazione o di competizione?
 
...ah, il giornalismo d'assalto.
postato da JohnSoda più o meno alle 00:21 | Permalink | commenti (9)
trattasi di pensieri, amarezze
martedì, 11 settembre 2007
La brutta fase di Repubblica ha toccato il climax con il V-day.
Per settimane il silenzio.
Nulla, neanche un trafiletto per un giornale che delle iniziative online solitamente parla eccome.
Il giorno prima magia: articolo su Il Venerdì, perché tanto in 24 ore se non lo si sapeva si fa fatica ad organizzarsi (e poi bisogna vedere se lo si legge subito, il supplemento).
Ma intanto il giornale ne ha parlato e si sfida a dire il contrario.
Passa il sabato, la manifestazione è un successo in tutt’Italia, a Bologna la città straripa, in generale le firme sono così tante che fosse stato un referendum avrebbero dovuto monopolizzare l’informazione per tre settimane, senza probabilmente arrivare a tali numeri. Lo si voglia o meno, piaccia o no.
 
Domenica obbligatoria prima pagina e articolo del buon Serra che si unisce alle litanie dei cori che citano il populismo. Serra, sul quale si è sempre contato per una parola ragionevole, per un pensiero fuori dal coro, per un barlume di intelligenza, scrive sotto un titolo che recita “Tra politica e populismo”. Dice, il buon Michele, che “l’umore raggrumato attorno ad un leader popolare si fa manifestazione da titolo di telegiornale”, come fosse quello che interessa al popolo del genovese, come se il titolo di telegiornali da istituto luce segnasse l’importanza di un avvenimento: non ha capito niente, il buon Michele. Non ha capito niente quando aggiunge che “questo costringe chi dubita della forza politica e culturale di Internet”, buon Michele compreso, “a rifare un po’ di conti”. Tradotto: forse è un po’ snob pensare che gli argomenti li dettino solo due quotidiani e tre telegiornali.
Ma va?
Ma non è certo Serra il problema di Repubblica; forse è solo lavorare con Fabio Fazio che rende tutti un po’ equidistanti da tutto, che “le faccio la domanda ma non si offenda per carità se non vuole rispondere mica è obbligato per favore non mi quereli”. Tornerà ad essere il buon Michele, forse.
Intanto il giornalista Carlo Brambilla sullo stesso argomento intervista Cacciari, l’opinione del quale non si sa a che titolo sia vitale per esaurire l’argomento.
E nei giorni successivi (questi) il quotidiano intraprende l’interessantissima bagarre populismo-non populismo tanto appassionante quanto la precedente brambilla-non brambilla, o l’entusiasmante problema dei lavavetri.
“Chi ha ucciso Laura Palmer” sarebbe un titolo più appassionante.
 
Concluso il V-day, l’argomento da sviscerare può essere uno solo, di vitale importanza: “Cdl-Unione, distacco di sette punti”. Zucconi con il suo Repubblica.it ci tiene a mantenere alto il clima da campagna elettorale tanto condannato dal Presidente della Repubblica quanto dallo stesso quotidiano qualche mese fa. E allora via all’ennesimo sondaggio Ipr marketing.
Ma anche qui forse è tutto un malinteso: in redazione si sa che dopo il Pd probabilmente saranno elezioni, e allora perché non cominciare a spingere un pochino?
 
Volendo poi essere in malafede, certi accostamenti del recente passato lasciano l’amaro in bocca: “Tasse sulle rendite, Prodi frena” è il titolo centrale del 23 agosto. “Quei 40euro spariti ogni settimana” alle famiglie “senza sapere come e perché” è quello che segue.
Mani bucate che non siete altro, prima di lamentarvi delle tasse fate attenzione alle stronzate che comprate.
Ma questo è pensar male.
 
Ci avevo pensato, bene stavolta, molto tempo fa
Ci avevo pensato di nuovo in agosto, dopo una settimana di bombardamento su Michael Moore, sulla sanità americana scandalosa, su quella italiana mica così male. Dopo interminabili giorni di promozione a Sicko, film che dal quotidiano, al sito, ai supplementi, ci aveva fatto sentire così fighi in Italia che mi è sembrato strano quando ho scoperto che la pedicure non la passa la mutua.
Ci ripenso oggi, e decido.
 
Sta sul tavolo insieme ad altri giornali da quando sono nato. Forse è sempre la stessa e sono cambiato io, o forse come direbbero i cervelloni che traducono i film in italiano, Qualcosa è cambiato, sul serio.
Fatto sta che sono lucido e nel pieno delle mie facoltà intellettuali.
Repubblica non la compro più.
“Melio cambiare, no?”
 
Requiescat in pacem.
 
JS
Aggiornamento di mercoledì, h.20.30
[Perchè uno parla di carta stampata due giorni, e tv e radio intanto fanno la qualunque.]
Poco fa il Tg-va tutto bene-Uno propone un servizio, a firma Alessandra di Tommaso, sul camionista rumeno che, non permettendo un sorpasso, costringe allo schianto una macchina. 
Il tutto è una replica del servizio del giorno prima, ammettono senza vergogna, con il solo aggiornamento che al rumeno la patente era già stata ritirata.
Slow motion, pallino rosso ed inspiegabile paragone con il primo film di Spielgerg.
Studio Aperto fa proseliti. Spopola, detta moda, costringe gli altri ad imitarlo.
Http://odiostudioaperto.blogspot.com : è già linkato, ma chi volesse farsi quattro risate...
postato da JohnSoda più o meno alle 13:09 | Permalink | commenti (29)
trattasi di editoria, amarezze
mercoledì, 27 giugno 2007
Su   Azouz M,   Erich P,   Tony B,   Adriano S.
Più in generale, su tutti quelli dal pennello facile
 
Dipingere una parete è un po’ come festeggiare capodanno, o mettere un vestito nuovo: si cambia, solleticati da aspettative e felici di dimenticare il vecchiume polveroso. La facciata poi è il muro più importante e uno ci tiene particolarmente. Chi è fortunato sceglie tutto da se’, chi meno si consulta con i vicini, ci pensa, si accorda.
 
Siamo tutti un po’ sporchi di vernice.
Intingiamo, spalmiamo e lasciamo asciugare chili di pittura sui muri delle facciate.
Il movimento è semplice (perché il su e giù bene o male l’abbiamo imparato), ma pesano alcune piccole differenze.
Il colore –da fluorescente sicché tutti notino la novità, a tono su tono che non se accorgano - , il tratto – si può coprire tutto o trasformare quello che già c’era - , le dimensioni dell’attrezzo - perché per una grande parete ci vuole un grande pennello.
Basta coprire, nascondere, cambiare fino a dimenticarsi da dove si era partiti.
 
Così sto qua con il secchio in mano, contento del rosso scuro scelto, guardando i vecchi segni sul muro da dipingere.
Fatti con le mani sporche, per reggersi in piedi da una sbornia triste.
Tracciati con la libreria nera, colmo d’entusiasmo il giorno del trasloco.
Lasciati dagli amici delle feste andate bene, dai nemici delle storie andate male.
 
Dipingo anch’io, lo facciamo tutti: verniciamo per sporcare per riverniciare.
Chi sul muro reale, chi sul muro morale.
Ma si reputa una piccola differenza, di fronte all’eleganza di una parete immacolata.
 
Per chi gli prendesse la malinconia, beh, pensi che c’è sempre Michelangelo.
 
JS
 
postato da JohnSoda più o meno alle 17:04 | Permalink | commenti (16)
trattasi di pensieri, amarezze, metafore prescritte
venerdì, 22 giugno 2007
Ci mancherà perché era colui che ce l’ha sempre fatta.
In questo triste momento è giusto che le annose, amare discussioni spariscano, perchè è inutile scendere nei particolari quando dall’alto tutto risulta più chiaro.
E così facciamo, ricordando quanto la sua vita sia stata importante per tutti noi.
 
Con lui si spostò tutto più al centro, poiché iniziative a dir poco democristiane divenivano ricatti della sinistra radicale, e così la società si moderava.
Non annoiava mai: i toni erano sempre alti, e visto che non sono un coglione, come amava dire, la sparava sempre più grossa mantendo i toni vivaci e la tensione costante.
Amava l’ordine e ripuliva le strade dalle fastidiose diversità; la sintesi e riuniva con praticità legislativo esecutivo e giudiziario.
Amava amici ed alleati, e non aveva timore a fare passi indietro per non farli arrabbiare.
 
E poi la libertà: basta pudori, perché l’Italia era un paese giustizialista mentre lui un uomo garantista, perché alla moglie almeno presentava gli uomini, perchè quando era necessario aveva il coraggio di quei sani scioperi fiscali di ribellione al governo ladro.
In Italia si mangiava meglio da quando aveva rimesso i bambini nel menù, e spolverato il rassicurante pericolo comunista, che da Berlinguer chi ci pensava.  
Lui da loro ci proteggeva.
 
Ma insieme alla serietà con la quale si dedicava al mondo conviveva un animo bonario, declinazione della medesima intelligenza.
In Europa tutti lo ricordano per il suo umorismo. Si rimpiangono gli sperticati elogi verso le nostre belle donne, e le più popolari corna che strappavano sempre un sorriso alla folla.
Ecco, lui regalava sorrisi, faceva sognare.
Tutto ciò mentre non stanco nobilitava quel capitalismo eroico quasi idilliaco, diventando politico perché ricco, e ancor più ricco perché politico.
 
Ora ci piace immaginarlo così, in continua ascesa sulle scale dell’esistenza e sportivo come sempre, salire di corsa gli scalini di Arcore e raggiungere la vetta gridando: Adrianoooo.
Adriano ma anche Sandro, Cesare, Gianfranco, Umberto, Giuliano, amici cari di una vita, cui siamo sicuri serberà una poltroncina lì, sulla nuvoletta dorata dove non piove mai.
 
 
Questo è un coccodrillo.
Si dice che fatto in anticipo allunghi la vita al destinatario.
E io non c'ho mai creduto.
 
JS
 
postato da JohnSoda più o meno alle 20:42 | Permalink | commenti (24)
trattasi di politica, amarezze, grossolana ironia