venerdì, 26 ottobre 2007

 

Soda Caustica riapre Lunedì.

 

pause

Su, non mi andate in astinenza: all'uscita di Splinder metadone per tutti.

Buon w/e gentili lettori.

JS

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trattasi di autoreferenze
domenica, 21 ottobre 2007
Esterna
Ormai oggetto di tesi di laurea ed indagini sociologiche, l’Esterna nient’altro è che un contributo filmato precedentemente alla trasmissione. Solo che contributo filmato lo dicono quelli seri mentre esterna a Predestino- Centocelle suona meglio.
Solitamente è lo spunto da cui dovrebbero partire polemiche agghiaccianti, poi dibattute in studio, che vanno da sei qui solo per le telecamere a “abbella vedi de andattene, và”, fino ad improperi e contumelie propriamente detti.
          
ErreVuEmme
Se l’Esterna è il contenuto del contributo filmato, l’ErreVuEmme ne è la forma.
Insomma vuol dire “il video”, il filmato, è semplice. Perlomeno potrebbe esserlo, se non si chiamasse ErreVuEmme.
 
Tronista
Detto questo, detto tutto.
 
Quello che passa
Qui si fa della sociologia, della filosofia, della Maria.
Il presupposto è semplice: la televisione è un medium ma non ci passa enegia elettrica, ci passano i sentimenti. Tu, sì, tu, lurida sgualdrina che sbraiti minchiate su di uno sgabello ikea da 9 euro e lo fai come fossi a Spaccanapoli ma già vedendoti darla a Piersilvio tu sei in televisione, quindi tu devi farmi provare qualcosa; cioè Quello Che Passa.
Ma Quello Che Passa può anche essere quello che ho capito io pubblico parlante, che posso così insultarti impunemente perché non sono io che ti sto dando della sgualdrina, ma tesoro, è Quello Che Passa. Quindi colpa tua, che Non Passi abbastanza.
In ultima istanza quello che non passa si può chiamare anche quello che ha mangiato pollo.
E passala, su.
 
Pubblico Parlante
E’ il punto nevralgico del nuovo mondo, direbbe Jovanotti .
Composto da molte donne e qualche uomo, è la voce della ggente che vigila attenta sulle complicate trame sentimentali o televisive a seconda della trasmissione.
Volti storici che rimarranno impressi secola seculorum sono personaggi quali Daniela, Paola e Rosy, donne amiche della menopausa e di tutto ciò che comporta.
Notare lo sventolìo di fogli fogliettini e ventagli spesso alle spalle della conduttrice.
Danno il via a discussioni che lasciano perplessi fino alla fine, quando cresce a dismisura l’ammirazione per cotanta abilità nel trovare la polemica anche dove Sgarbi faticherebbe.
Testimonio lunghe irresistibili risse per un accavallamento di gambe, per un buongiorno al posto di un ciao
 
La Redazione (al secolo Vanessa)
In un normale ufficio avere a che fare con gli scocciatori è frequente.
In un normale ufficio parlare di stronzate capita sia altrettanto frequente.
In questo ufficio il lavoro consiste nel fare le due cose contemporaneamente: i redattori sono poveri lavoratori chiusi negli squallidi uffici di Cinecittà a grattarsi i problemi.
Casting, colloqui e riunioni che passano dalle proposte su chi far tradire chi, alle idee su dove cXXo metterli quei due lì per l’appuntamento televisivo di domani, possibilmente seminudi, a gennaio inoltrato (che in sauna non ci vogliono più).
La redazione è anche una sorta d’archivio notarile, tirato in ballo nei più assurdi litigi come garante di una verità assoluta.
 
Seduta
E’ una sedia. Ma loro la chiamano così: seduta. (Maria: aggiungiamo una seduta in studio per favore?)
Non so perché, e insomma fatevi una ricerca. A me continua ad essere ignoto.
C’ho riflettuto: nulla. Ipotesi per ora più quotata: il participio dà più importanza, fa chic.
 
Gelato
Ok, questo lo dicono tutti, è il microfono e si sa. Ma quando lo dice Maria de Filippi, lì si annusa l’ebbrezza di chi sa come tenere il potere, fingendo di far piccole cose ma riuscendo a distruggerne di grandi.
 
Opinionisti
Devono essere: carini, ignoranti, poco coscienti della propria ignoranza. Ignoranti l’ho già detto?
Meglio se urlano, meglio se offendono, ottimo se insinuano dubbi che neanche la De Filippi c’aveva pensato.
Ottengono il rinnovo del contratto se superano la soglia di minuti minima di discussioni futili.
Lavorano però anche due sere a settimana: un tavolo pronto all’ Hollywood e foto per marchi come Donna Loka e Monella Vagabonda. Haute Couture naturalmente.
 
Il post è defilippico e defilippico rimarrà fino in fondo.
Lei non ha sigle, non ha saluti, non ha lanci pubblicitari.
Quindi me ne vado.
 
 
JS
 
 
 
I Ching del giorno
Ricordate sempre che voi potete fare tutto.
Tutto è raggiungibile, nulla è al di fuori delle vostre possibilità.
Anche il più grande sogno ha il diritto di essere realizzato, e chiunque può arrivarci.
Se Stefano Bettarini è pubblicista…
 

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trattasi di televisione
venerdì, 19 ottobre 2007

chinaGli italiani firmano per qualsiasi cosa.

Agli italiani piace andare in piazza: solo lì ultimamente si uniscono davvero e si sentono parte di una collettività sulla quale normalmente sputerebbero.
(trovandosi così ad abbracciare durante cori ed inni colui con il quale litigavano poco prima in treno: ah, la piazza).
 
A noi gli italiani mica ci fanno impazzire.
Ma stavolta l’indignazione ultimamente esagerata è benvenuta.
 
Il governo si sta preparando ad un’altra legge che ha qualcosa di sinistro e niente di sinistra.
Il consiglio dei ministri ha approvato un decreto (testo in pdf), ora in parlamento, che obbligherebbe chiunque faccia "attività editoriale" ad iscriversi al ROC, uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni.
Ciò limiterebbe la libertà dei non iscritti, e renderebbe penalmente rilevanti i contenuti dei testi degli iscritti.
 
Il busillis è l’ ”attività editoriale”, appunto. Ma c’è chi lo spiega meglio di me.
Qui e qui.
 
Non ci piace seguire la polemica facile, crearla è molto più stimolante, divertente.
Ma riguarda da vicino me che scrivo e voi che leggete, voi che scrivete ed io che leggo.
Internet è libero e così deve restare. E questo è un precedente pericoloso. 
Firmate. Parlatene. Scrivetene. E scrivete:  levi_r@camera.it
 
Senza editori, per ora.

 JS

Update
Fatto il template trovato l’inganno, diceva qualcuno.
Cambio il blog (c’è ancora da fare operazione conclusa) e mi fanno la legge.
Fare la vittima sarà antipatico, ma poverino io.
Poverino io.
 
Uppppp date
Siccome Grillo non è stato il primo, thanks to Marco per la precisa segnalazione.
Intenso, adatto, attuale. E non credo c'entri solo il bianco e nero.
[Per quelli che Marco chi??, un giro sui commenti.]

 

 

postato da JohnSoda più o meno alle 14:13 | Permalink | commenti (12)
trattasi di politica, web
mercoledì, 17 ottobre 2007

 

JS suda per voi.
E parla di sé in terza persona: megalomania.
Si torna online in serata nel pomeriggio; boni, state boni.
 
 Consigli per gli acquisti. Sipario.
Demo.
 
 
costanzo
 
postato da JohnSoda più o meno alle 16:21 | Permalink | commenti (13)
trattasi di
lunedì, 15 ottobre 2007
Dopo Al Gore, il Nobel per la pace andrà l’anno prossimo a Mario Tozzi.
Il giornalista anticipa che i fondi saranno spesi bene, affronteremo la piaga che rovina l’Italia: salveremo gli orsi del parco d’Abruzzo. Si parla così anche di Pulitzer  allo stesso Picozzi per la chiusura di Studio Aperto orfano degli orsi.
(Ora è chiaro quel bizzarro e macabro mistero scritto nel testamento di Alfred Nobel: è mio esplicito volere che, dopo la mia morte, mi vengano aperte le vene, e che le mie spoglie vengano cremate in un cosiddetto crematorio.) (testamento vero)
 
Il Premio Strega andrà a Rob Brezsny perché neanche in giuria sono riusciti ad evitare di dire “che bello l’oroscopo di Internazionale”.
 
And the Oscar goes to Vlady.
Nella motivazione si legge “per l’indiscutibile talento nell’interpretare sceneggiature difficili, ermetiche, ma d’indiscusso valore artistico”.

 

Assegnato anche il Pulitzer per la fotografia, vinto quest’anno da Michelino Cortellazzo, un bambino di otto anni di Cavenago di Brianza, che grazie al cellulare regalatogli da mamma ha scattato la foto del lettino senza pipì.
 
Anticipazioni da casa nostra: Telegatto a Mr. Lui  per i migliori ascolti della stagione.
(Si mormora che dall’Isola dei Famosi Cecchi Paone infuriato abbia fatto un casino).
 
Visti i tempi, io mi tengo stretto il Mongolino d’Oro.
 
postato da JohnSoda più o meno alle 15:30 | Permalink | commenti (22)
trattasi di grossolana ironia
lunedì, 15 ottobre 2007
a Veltroni neo segretario
 
Il suo rapporto con Romano prodi sarà di collaborazione o di competizione?
 
...ah, il giornalismo d'assalto.
postato da JohnSoda più o meno alle 00:21 | Permalink | commenti (9)
trattasi di pensieri, amarezze
domenica, 14 ottobre 2007
La fanciulla non si era risparmiata, c’aveva dato dentro tutto il giorno senza segni di cedimento.
D’altronde s’era preparata per bene, aveva pompato, pompato per mesi, ed ora si godeva i frutti del suo impegno.
Più gli altri spogliavano, più urlava forte.
Era stupita dalle misure, dalle dimensioni della cosa.
Lei stessa, che di natura umana ed uso della lingua se ne intendeva, non si aspettava tanto: perciò la gioia era forte almeno quanto la voglia di non smettere, di farli salire sempre di più.
Sapeva che di lì a poco avrebbe raggiunto il culmine, ma pregustava i giorni successivi in cui l’avrebbe potuto rivivere, ne avrebbe potuto scrivere e parlare. Neanche si accorse della fine quando fu il momento: l’affluenza era tanta che l’apice era indecifrabile e tutto si confondeva.
 
Repubblica.it non aveva mai goduto così tanto quanto oggi, alle elezioni del Partito Democratico.
postato da JohnSoda più o meno alle 22:48 | Permalink | commenti (1)
trattasi di politica, metafore prescritte
mercoledì, 10 ottobre 2007

C’è un omissis nella tesi di coloro che, in questi giorni, si spendono nel definire Clemente Mastella un capro espiatorio, bersagliato per cattiverie comuni all’intera classe politica, forse per antipatia, forse per piccoli scandali da qualche giorno su carta stampata (vedi aereo di Stato e Co.), o per moda populista.
 
Va premesso che il ministro non si è risparmiato, e dopo trasferimenti azzardati e citazioni pericolose, nel momento peggiore ha pure intrapreso (male) la strada del web.
Che si è subito raddrizzata, per fortuna, grazie a qualcuno di lungimirante e  meno clEMENTE.
E’ comprensibile pensare di non vederlo quest’anno sulla copertina di Times, e i motivi per farselo andare di traverso i cittadini li hanno.
 
Eppure
Eppure non sono queste le cause di tanto odio così ripreso e amplificato a mezzo stampa, o almeno non solo. E stupisce non leggerne, non sentirne parlare più di tanto.
 
Il consistente calo di consensi del governo in carica è da attribuirsi principalmente allo scontento degli elettori di sinistra, così come la tanto nominata antipolitica. Non un calo fisiologico dovuto all’alternanza destra e sinistra tanto cara agli italiani, bensì una reale delusione politica (che sarebbe meglio chiamare disillusione, ma a posteriori sono bravi tutti).
Doveva essere un voto, innanzitutto di sinistra, per cambiare le cose e cancellare il berlusconismo.
E’ chiaro che così non è stato, e gli elettori non sono stati felici di vedere coloro che si erano votati comportarsi in modo spaventosamente simile a colui che avrebbero fatto sparire volentieri.
 
Ma soprattutto non sono ancora sicuri di aver votato a sinistra, perché un governo di sinistra a Palazzo Chigi non c’è.
E Mastella?
Eccolo, ci siamo arrivati.
Mastella non solo incarna il berlusconismo più vivo, ma ha anche il banco più lontano dal lato sinistro.
Due più due fa ancora quattro.
Più dei senatori dell’Udeur.
 
JS
 
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trattasi di politica
lunedì, 08 ottobre 2007
In tempi duri richiedere della logica può risultare eccessivo, spesso frustrante.
 
Perché la logica da sola è un sofismo inutile, ma unita al buonsenso dà gli strumenti per stare al mondo.
E’ così per le nostre piccole vite, così per progettare  leggi che governino il mondo.
La partenza è semplice (il problema) e l’arrivo è prestabilito (la soluzione).
E’  il percorso a creare disagi e far perdere i più.
Un esempio: sarebbe alquanto illogico pensare di risolvere, chessò, il problema degli eroinomani facendo sparire dalla faccia della terra ogni siringa e qualsiasi frammento di stagnola.
Oppure debellare gli omicidi vendendo coltelli con la punta arrotondata, o ancora diminuire gli scippi ritirando i motorini dal mercato. O vincere i mondiali rubando i palloni a tutti gli altri.
E’ il maledetto percorso, è lui a generare commedie dell’arte.
 
Quanto l’alcol sia sacro noi lo sappiamo bene, amatissimi lettori
(ho cominciato a rivolgermi a voi, visto? lo so che vi piace…)
Così come quanto ci teniamo stretta coi denti quella povera vita che in castigo hanno mandato da noi.
E i due piatti della bilancia sono posati.
 
Babbo natale è arrivato, ma senza avvertirmi e fuori stagione.
Si è camuffato bene, il vecchio bastardo. Divisa verde marcio e distintivo in mano, si è fatto largo tra la folla ed ha puntato il privèe.
Io che credevo cercassero i camini. Da quando li veste la coca cola sono così diversi, cambiati…snob
Ok no, forse quello non era lui: d’altronde bevevo, mi divertivo, sarà stata suggestione. Ma era un folletto mandato da lui, che intanto al sicuro nella stanza dei bottoni emanava decreti legge a mia insaputa.
 
Il mio Nightmare Before Christmas, ed era il 7 ottobre.
Da un momento all’altro tutto è saltato: il mio recondito lato mediterraneo, la libertà che attribuivo al mio Paese, e la concezione che avevo di governo di sinistra.
Le belle serate passate sono diventate solo un ricordo pronto ad ingiallire su foto malinconiche, le possibili serate future difficili percorsi in salita.
E soprattutto la logica, saltata anch’essa in un silenzio imbarazzante, se l'è data a gambe.
 
Alessandro Bianchi mi ha rovinato il week end.
Alle due mi levano il bicchiere.
 
JS
 
 
I Ching del giorno
Attendo con sadismo il prossimo poveretto che s’azzarderà a dire di fronte a me che i politici non fanno niente.
Magari abbiamo sbagliato tutto, e bisognava lasciarli lì a far finta di lavorare.
Cheers.
E sono le due passate.
 

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trattasi di cronache distorte
venerdì, 05 ottobre 2007

*Aggiornamento di sabato in fondo al post.

Ecco. Uno ha una cosa da dire, una di quelle che proprio deve uscire perchè non ce la fa più, si prepara a sfogare tutta la bile possibile in un post accio, et voilà, Grillo ti sputtana il post.

Di Gianni Riotta, direttore del tg1, parlo lo stesso.
Noi (io e voi, miei cari lettori, lo so) l’abbiamo tenuto d’occhio, abbiamo come si suol dire lasciato lavorare per un po’ l’HaRiott Potter de noantri.
Occhialini rotondi, camicia bianca e cravatta nera, il gentleman Gianni si presenta gongolante alla scrivania del tg con un look tra Iena e maghetto di Hogwarts.- questo è giusto per non smentirci e sottolineare un po’ d’elementi fisici, non molto politically correct ma innegabili segni premonitori-.
 
Qualche settimana di assestamento e mette mano a Tv7,  storico settimanale del telegiornale di raiuno, inventandosi lo studio ed i dibattiti in diretta (presunta, vista l’improbabile presenza all’una di notte di anziani signori quali Scalfari o Sartori).
Uomo d’aplomb anglosassone per la vita newyorkese, prima come allievo poi come insegnante e corrispondente, il nostro valoroso è l’ennesimo martire sulla poltrona più scomoda d’Italia che si appresta a non cambiare nulla di quello che trova. Come il Silvio d’annata che giurava “non sposterò neanche una pianta”, non s’azzarda a rivoluzionare il copione ormai ingiallito di un’informazione stanca. Dopo il suo insediamento (condiviso e di larghe intese nel cda Rai) Riotta per giorni ostenta modifiche, mai realizzate, ai contenuti: “un tg sulla notizia, un tg di dibattiti, un tg che non risponda alle logiche della politica”.
Poi il “panino” è sempre lì, con botta e risposta di politici che paiono ogni giorno di più lamentosi grassi piccioni che tubano su di un filo precario.
 
E qui la novità: nessuna modifica ai polverosi contenuti, ma incontenibile divertimento ai bottoni della grafica. Appena capisce che è casa sua e quasi quasi non lo vede nessuno, Potter si scatena e decide che è tempo di restyling. Situazione pericolosa quanto una sessantenne in crisi esistenziale che varca la porta del chirurgo: nessuno ha idea di cosa ne possa uscire, ma tutti hanno molta paura.
I titoli del tg1 avevano un senso nella loro irritante solennità:
 
TADA’
 (che poi può essere PAPA’M o solo PAM, ognuno ha la sua onomatopea e non facciamo i raffinati, ma la solennità è chiara)
–  tragedia a Lampedusa, morti quattro clandestini nel tentativo di raggiungere le coste
 TADA’-
Prodi all’unione: o si resta coesi o il governo cade –
  - TADA’
Pannella fa sciopero della fame e non passa la canna a Capezzone
 
 
…e via così, quel bel suono tra il trombone ed una rude elettronica anni '80 che tra un titolo e l'altro ti suggeriva che erano le venti.
 
Ora guardate i titoli del tg1. Guardateli.
Su, fate questo sforzo che ne vale la pena.
Fatto?
Bene, proprio così: dal solenne storico TADA’ al piccolo striminzito sottotono (e permettetelo, cazzutissimo)             
 
 
 
turù
 
 
 
Fa così. Fa turù, o qualcosa di molto simile.
Striscia piano piano come non fosse successo niente. Coccola noi, poveri telespettatori avidi di tragedie e scandali, in una nenia da Vita in Diretta.
Così, tomo tomo, cacchio cacchio, Sottovoce.
Poco importa che i saluti finali ce li faccia “tutta la redazione del Tg1”: quel viscido suono elettronico deve sparire.
Esattamente come quell’enorme etichetta grafica sulla “pagina politica”.
Esattamente come l’angolo con l’ospite politico di turno.
Esattamente come lo scintillio azzurro puffo che scorre da parte a parte dietro la testa del giornalista in studio.
Una perfetta rappresentazione d’encefalogrammi piatti.
 
JS
 
 
 
 
PS
Per chi non avesse ancora avuto il privilegio di vedere il tiggì, o per chi proprio si strappasse i vestiti per l'argomento irresistibile, qui Vincenzo Mollica e dico Mollica, mica uno serio, ci parla delle prodezze di questo cambio epocale nell'informazione mondiale.
 
 
PPS
A proposito di Beppe Grillo, che ultimamente evito di citare per vari motivi (un tentativo d’originalità, ad esempio?): Riotta sta facendo a pezzi Grillo come tutti, ma un po’ di più, perché Raiuno ce l’ha grosso.
Una settimana fa dalla scrivania di Tv7 insieme ad uno Scalari imbufalito sfoggiava questa tesi, in soldoni: noi caro Grillo l’abbiamo invitata, lei non è voluto venire, forse sottrarsi al confronto non fa onore alla sua ostentata idea di democrazia, comunque noi parliamo lo stesso.
Parlatene, liberi di farlo. Ma sfugge il passaggio nel quale il non accettare un invito significa non essere democratici. O peggio, non avere il coraggio delle proprie idee. Ognuno parla dove vuole (Berlusconi docet) e non necessariamente dal maghetto delle notizie.
Da uno che all’università ha studiato Logica ci si aspettava di più.
 
 
 
 
POSTILLA
Il cha cha cha delle segretarie
Qualcosa avrete sentito, in breve succede così:
Mario Giordano, il Grande Bambino dalla testa grossa, l’Alieno, saluta Studio Aperto e tutte le vecchie orge fatte insieme, e passa a Il Giornale, da cui viene cacciato Maurizio Belpietro che va a Panorama. Il buco a Studio Aperto lo chiude Giorgio Mulè arrivato da Videonews, testata di –aperte le virgolette – approfondimenti - chiuse le virgolette (realizza Verissimo, Tempi Moderni, Secondo voi e L’antipatico).
Giri di valzer a casa Silvio insomma. Che sia o no l’odore di elezioni anticipate come molti sostengono, non preoccupatevi: tette per tutti.
 
 
 
*
...perchè riuscirò a rendere questo post infinito.
O più semplicemente perchè mi sono dimenticato un dettaglio.
Un paio d'anni fa un popolo di blogger (e di cittadini) occupava piazze e web per gli attentati all'informazione del governo Berlusconi.
Sigle e scenografie a parte,(sebbene noi gente di mondo sappiamo quanto conti la forma) , basta un'occhiata al tg di Riotta per capire chi governa ora, perchè lo capirebbe un'eschimese cieco.
Quando usate chilometri di carta per chiedervi perchè l'antipolitica, quando alzate la voce per urlare la vostra distorta visione del mondo, fermatevi. Non serve Pagnoncelli per spiegarci l'ovvio.
Miei cari signori, è più facile di quello che pensate: sì, sono gli elettori di sinistra delusi.
E adesso?
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trattasi di televisione, editoria
mercoledì, 03 ottobre 2007
PS: Pre Scriptum
Assenze imperdonabili, le mie. Poche ciance: da oggi un post un giorno sì e uno no, come il bifidus essensis a drenare la nostra bile. Perché le scorie vanno eliminate.
E caustica, ricordatelo, non è un aggettivo a caso.
A bientot.
 
 
 
 
S'aggira per il mondo un individuo osceno
così diverso che sembra quasi disumano
è un essere inquietante e forse non è un caso
che a poco a poco diventi contagioso.
 
E nemmeno così lentamente, caro vecchio Gaber -(sì, parlo coi morti)- 
Più il Paese produce, più il contagio dilaga come a seguire il Pil, il Prodotto Interno Lardo.
Le disfunzioni le lasciamo ai medici, noi parliamo dell’estetica rotondità che cela cattiveria nascosta sotto chili di adipe.
Arriva un momento nella vita di un uomo (in quella di una donna arriva prima, come tutto) che potremmo chiamare risveglio. La realtà  appare diversa da com’era stata descritta, e la disillusione lascia il posto ad una profonda antipatia.
I grassi non sono simpatici.
La presa di coscienza può avvenire in svariate occasioni: un viaggio in aereo tra due cittadini del Massachusetts, un film al cinema visto a metà (solo le fronti dei protagonisti), un marciapiede troppo stretto per entrambi.
L’antipatia nasce da preconcetti ficcati dentro dall’infanzia, quindi si potrebbe anche dire che non è colpa nostra e lavarcene le mani (oh come sto meglio).
Dire i grassi sono persone allegre è come dire che con lui i treni erano in orario, che i comunisti mangiano i bambini e che Antonio Ricci è un genio della tivvù: panzane, per restare in tema. Il motivo di questo ridicolo luogo comune risiede nell’insicurezza sociale che una persona estremamente grassa può accusare; e chi non si è mai sentito a disagio? Così ecco il pieno di battute eccessive e di risate a sproposito, grasse, false come le mèche di Castagna.
E il fatto che alla domanda com’è? tutti rispondano simpatico non fa scattare in loro un senso di allarme, ma una leggera autostima che li illude sia vero.
Certo, è giusto che nella sopravvivenza sociale, crudele mietitrice di vittime, ognuno usi le armi che ha. Ma il presupposto di avere la simpatia perché grassi fa acqua da tutte le parti.
 
Ad aggravare la situazione è la questione dello spazio vitale che lentamente un esercito di mangioni ci va sottraendo: recenti ricerche hanno dimostrato l’ingente quantità di denaro che il peso eccessivo può far spendere ai mezzi meccanici. In benzina ed inquinamento ad esempio, altro dazio da pagare all’ingordigia.
 
Mentre il mercato della moda stringe le cinture più che può, il mercato degli hard discount,dei wall market, e dei cinesi straccivendoli ingurgita miliardi con taglie extralarge. E sia lodato Gesù Cristo, visto come certe enormi figure in giro con minuscoli pantaloni a vita bassa facciano rimpiangere la buoncostume.
 
Il mercato degli alimenti dal canto suo non sta a guardare, e gonfia le porzioni da single, raddoppia i big mac, allunga le coke.
 
l'obeso s'è creato
quel suo corpo così pieno
per sfuggire dal terrore
di non essere nessuno.
 
Gli occhi, quelli rivelano molto se non ancora socchiusi dalle guance invadenti. L’avidità nello sguardo davanti alla portata, la felicità di divorarla ed il pensiero che spesso (notatelo) va già alla portata successiva.
Di più, di più, direbbe Sandro Mayer.
Sì Giorgio, quanto hai ragione (e quant’è comodo farsi suggerire i pezzi di post dall’aldilà).
Il marchio si porta dietro vita natural durante fino a quando, per i più fortunati, emerge la personalità via via che la figura si restringe. Gli altri rimangono come Tiziano Ferro: ex ciccioni a vita.
 
A Toscani, dopo la campagna No-lita, se ne potrebbero dire tante.
Che quella non è creatività, che non è denuncia sociale, pubblicità sociale ancor meno.
Una gliela dicono in pochi: che la sua campagna, tutto tranne che innovativa, è vecchia come quasi tutta la comunicazione del bel paese: metta una grassona, la prossima volta, e denuncerà davvero tutto il male che riusciamo ad infilare in una sola persona, per poi guardarla con sdegno.
 
JS
 
 
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trattasi di societÃ