martedì, 06 maggio 2008
Questo non è un post, è un post it.
It come It's strange.
Come It's wired. It's crazy.
Come It's ITaly.
L'it, all'inglese se proprio vogliamo essere chic, è Gianfranco Fini.
It è neutro. Come una lampada, una via. Un portafoglio, un computer.
Come un cadavere.
Quando uno dei suoi, giusto per parlare il suo linguaggio, starà sanguinando per strada, io sarò in prima fila a dire che IT's grave, ma c'è di peggio.
C'è qualcosa di molto più grave, come gente che brucia le bandiere. Riprovevole.
O forse il problema è chi tratta le bandiere meglio dei morti antipatici.
Sventoliamo, forza. Sventoliamo ceneri e riempiamoci i polmoni di sensi di colpa.
Tanto non abbiamo idea di che aspetto avrà il cancro.
E poi alla fine who cares?
IT's party time.
Ecco, Finit.
postato da JohnSoda più o meno alle 03:53 | Permalink | commenti (7)
trattasi di
mercoledì, 16 aprile 2008


Sul mac c'è un pezzo di sole, quello di aprile, dell'ora dell'aperitivo quando fa striscie lunghe tra il giallo, l'arancione ed un po' di azzurro, anche se l'azzurro nessuno lo nota mai. Credo sia il cielo, non so, forse si mischiano un po'.
Nel pezzo di sole sulla tastiera si muovono ombre sottili ma fitte: sono i rami e le foglie dell'albero fuori dalla finestra.
Allora mi stupisco, perchè è come se la striscia di sole mi attaccasse al mondo fuori dandomi quella sensazione che un nome non ha, forse universo le assomiglia ma suona filosofico. Invece è una sensazione fisica, facile. Me la godo una manciata di secondi, poi penso alle distanze: quant'è lontano l'albero in strada? è fuori, ma fuori dove? Non sono sicuro di ricordarlo benissimo, lo conosco ma non ne ho mai misurato le grandezze.
Mi giro.
Eccolo, era lui. E' vero, era fatto così.
Che delusione. Che peccato aver seguito la via delle domande, aver ceduto di nuovo a se stessi, a quegli istinti che ti fanno pensare di essere Dio.

postato da JohnSoda più o meno alle 19:18 | Permalink | commenti (6)
trattasi di pensieri
mercoledì, 06 febbraio 2008

Se avessi la faccia da culo userei i boxer per respirare meglio.
Se avessi la faccia da culo intervisterei orfani a Studio Aperto chiedendo “come state?”
Se avessi la faccia da culo sarei Assessore ai cazzi miei. Se avessi la faccia da culo scriverei Scusa se ti chiamo, amore, ma ho appena trombato con un'altra.
Se avessi la faccia da culo siederei in 35 cda, perchè dopotutto se avessi la faccia da culo avrei cinquant'anni ed un lungo ciuffo. Se avessi la faccia da culo farei il regista perchè lo fa mio fratello. Se avessi la faccia da culo suonerei alla vicina vestito da impiegato del comune il giorno che ritira la pensione. Se avessi la faccia da culo condurrei il Grande Fratello, ma anche no perchè se avessi la faccia da culo diregerei canale5. No, Mediaset. No, la Endemol. No, la tv. No, il governo. No, la Mondadori. No, la Medusa. No, il Giornale. No, le Assicurazioni. Se avessi la faccia da culo chiamerei mio figlio PierSoda.
Se avessi la faccia da culo nascerei comunista e morirei democristiano- d'altronde se avessi la faccia da culo dopo essermi soffiato il naso tirerei l'acqua. Se avessi la faccia da culo copierei canzoni blues con un cappello e degli occhiali da sole. Se avessi la faccia da culo mi prostituirei fisicamente. Se avessi la faccia da culo fotograferei bambini africani per appenderli in cornici d'argento.  Se avessi la faccia da culo chiamerei Nota Politica le veline filogovernative. Se avessi la faccia da culo farei promozione tv con gli occhiali da sole.
Se ci fosse un distintivo, sulla mia faccia da culo, tirerei tutta la roba sequestrata. Se avessi la faccia da culo chiamerei il mio alcolismo Un Bicchiere In Compagnia. Se avessi la faccia da culo farei due telefonate e uno stipendio sicuro. Se avessi la faccia da culo  mi dimetterei quando obbligato. Se avessi la faccia da culo mi candiderei senza l'obbligo di qualcuno, la richiesta di nessuno.

Vale poco, perchè se avessi la faccia come il culo me la rifarei.


Js
postato da JohnSoda più o meno alle 20:33 | Permalink | commenti (14)
trattasi di metafore prescritte
mercoledì, 30 gennaio 2008
Perché io a letto dopo Carosello non ci sono mai andato.
Di Carosello ricordo un remake con Ambra Angiolini, indecoroso ed inevitabilmente fallito. Una delle motivazioni potrebbe essere che il co-conduttore era Calimero in versione virtuale, anche se mi piace pensare che fosse una geniale trovata creativa per la quale guardavi, guardavi, guardavi aspettando che il femmineo pennuto evacuasse sulla spalla della conduttrice.
Lei, dal canto suo, era in purgatorio: un buon dopofestival ma non ancora beatificata, sempre appesantita da quei kg in più. Ora che oscilla tra un Modigliani ed un Munch è tornata in auge: giovane scoperta del cinema, icona di una moderna intellighenzia di sinistra (Dio è morto ma pure Berlinguer e si vede).
D’altronde l’Angiolini ha potuto ottenere il pass per la consacrazione in un solo modo: svernare in silenzio sfornando prole e facendo la moglie.
Perché a destra o sinistra del Belpaese la donna fa la donna e l’uomo l’uomo.
Poi c’è la Pivetti.
Poi c’è Malgioglio.
E che ora la ragazza (Ambra, non Gristiano) sia intoccabile è uno di quei misteri dei media italiani.
Per esempio.
Striscia la notizia, diciamolo, è raccapricciante, e dio benedica il fatto che da me la tv a tavola non c’è mai stata (avrebbe tolto tutto il gusto di quei bei litigi in famiglia che solo i pasti...). Ma prendendo un po’ di Iene, un po’ di Mi manda Raitre, un po’ di Paperissima e compagnia bella è vent’anni che fidelizza l’italietta. Da qui a chiamare Antonio Ricci genio, temendolo nei corridoi Mediaset quasi quanto Confalonieri o Fatma Ruffimi (esiste, esiste), passa un bel fiume d’intelligenza.
Eppure è così: Antonio Ricci, genio televisivo. Ma siccome non c’è limite all’indecenza in Rai diventa Michele Guardì, Maestro della televisione. Così si parafrasa anche la differenza tra viale Mazzini e Cologno Monzese: uno rompe i maroni come voce fuori campo per tutto il programma, l’altro canta le sigle del Gabibbo (o di Gabibo, come c’insegnava l’improbabile Eva Henger qualche anno fa).
 
Resuscita Ambra, resuscita Frizzi. Resuscita Frizzi, resuscita la Dalla Chiesa.
La Dalla Chiesa: da difensore della legalità e dell’antimafia a difensore di Forum e supporter di Forza Italia, a fianco di Pippo Franco e Iva Zanicchi; con la differenza che con Iva un piatto di lasagne, due bottiglie di lambrusco ed una gara di rutti la faresti volentieri, con Rita dopo mezza bottiglia piangereste insieme i brutti momenti delle vostre vite (vince lei: voi non avete sposato Frizzi). Con Pippo Franco la gara di rutti la perderesti perché lui si esercita tutti i sabati sera in tivvù.
Non smetterò mai di tessere le lodi del pubblico presente a quelle squallide scenette direttamente dal Salone Margherita: carriere in bilico della Roma Magnona maccheccefregamacheccimporta, pronte a sorbirsi Gullotta che finge di essere un uomo che finge di essere una donna. O la Yespica, unica donna al mondo capace di mostrare tette e culo contemporaneamente. O Martufello (solo scriverlo è imbarazzante) che quando parlava con la U al posto della V riusciva quasi ad avere senso (Lauo l’uua) ma adesso evita: fuori target. PierFrancesco Pingitore, Maestro televiso: un altro.
E Minoli e Freccero a spegnersi sigarette sulle braccia.
Allora decidi che la tv fa schifo e guardi solo lo pseudo-intellettuale: Ghezzi,  la Bignardi, la Dandini, quella gente lì.
La Dandini ha cambiato voce. Intendo: ha cambiato voce. Non si capisce se si sia operata a qualcosa (di più non voglio sapere), o se le abbiano semplicemente cambiato il microfono.
…ah, la voce. C’è gente che è cresciuta accarezzata da quella di Corrado, coccolata da quella di Mina, intenerita dal piccolo coro dell’antoniano, viziata da Enzo Tortora che anche il pappagallo era educato.
Oppure chi, come il sottoscritto, è venuto su a Wanne Marchi, a parola di baffo, a Simona Ventura post divorzio.
(A proposito, all’Antoniano c’era Mariele Ventri, ora la sorella gira le tv promuovendo la sua beatificazione. E’ aperto il televoto).

Direi che come premessa alla carriera televisiva la voce ha la sua importanza, ma non è seconda a saper articolare. Maurizio Costanzo che bofonchia bestemmiando le peggio banalità su un Paese che non esiste più ne è il tipico caso:un uomo che è riuscito ad andare più giù del pubblico che ha allevato. Biascicando.

[CONTINUA...]

postato da JohnSoda più o meno alle 14:11 | Permalink | commenti (14)
trattasi di televisione, flussi e riflussi
martedì, 29 gennaio 2008
kiss me silvioUn giorno di pioggia
Pierferdi e Gianfranco incontrano Silvio per caso
Poi Walter finita la pioggia l’incontra
E si scontra con Silvio e così

Il dolce sorriso di Silvio
Nel loro pensiero ora c’è

 
Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.


Ma pure Clemente che è un buon amico
del biondo ed atletico Dini
Si è già innamorato di Silvio
Ma ancora non sa che anche Dini lo è

Ed ecco che la gelosia
In questa storia entrerà

 
Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.


Il tempo sistema un po' tutte le cose
e Dini e Clemente fan pace
l'amore ha bussato alla porta di Silvio
e forse ora lui gli aprirà

Chissà chi sarà il fortunato
che il Nano così sposerà


Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.
 

Kiss me Kiss me Silvio
certo il loro cuore
palpita d'amore
amore sì per te.

Kiss me Kiss me Silvio
sono affezionati
e innamorati
e pensan sempre a te.

postato da JohnSoda più o meno alle 12:25 | Permalink | commenti (11)
trattasi di politica, grossolana ironia, cronache distorte
venerdì, 25 gennaio 2008
 
Guarda, sono tutti lì. Portano giacche di sartoria, tagliano e cuciono e portano via. Dicono di donne, uomini e bambini, piangono di morti senza fine.
Piangono le parole scritte da altri, in stanze costruite da altri, con mogli sposate, da altri, conquistate, con altro, pettinate dal vento delle occasioni. Donne che mandano giù anche quello che non ci entra perché una volta digerito occuperà poco e renderà di più. Donne che aprono le gambe con firme notarili, che generano assicurazioni sulla vita crescendo cordoni ombelicali come scomodi inquilini.
Ridono svaccati in salotti egocentrici, su divani che mai rifiuterebbero un culo.
Bevono ossigeno rubato a polmoni malati per urlare più forte non si respira!
Tirando il fiato, in cielo e in terra: al cielo ci penseranno quando arriveranno in cima, intanto imparano a volare, piantando le unghie ingiallite su schiene piegate con testa alta e passo sicuro.
Forza, al lavoro! c’è un dito da puntare su chi è girato e un altro per dire è stato lui.
Ci sono mani per dire di sì, firme per dire no, parole per dire entrambi dicendo nulla.
 
Guarda, sono ancora lì. Sorridono sicuri di un alito piacevole mentre intorno si annaspa nei loro virus. Galleggiano sostenuti dal sale che hanno rubato.
Fumano sicuri di sputare tutto mentre dentro s’incrostano di colpe pesanti. Sono colpe di altri, sono mondi di altri in cui entrare non serve finchè non si è obbligati. A quel punto anche la sofferenza sarà una gita utile a dimostrare di saperne di più.
 
A loro si guarda dal basso con la sensazione di essere altissimi. Come montagne di immondizia, l’ultimo arrivato godrà della cima, per poco, sopra vecchie carcasse puzzolenti che hanno fatto la loro parte.
E alla fine non appena si saranno scavati una cuccia d’oro la decomposizione sarà silenziosa.
Spariranno tra i commiati revanchisti e di loro rimarranno lodi generiche già preparate.
 
Vederli è un brutto spettacolo, guardarli è pornografico.
Riconoscerci è orribile.
Pape Satàn, pape Satàn aleppe.
 
JS
 
postato da JohnSoda più o meno alle 19:35 | Permalink | commenti (14)
trattasi di politica, amarezze
venerdì, 25 gennaio 2008

back_soon

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

...perchè a volte ritornano.

 

js redivivo

 

postato da JohnSoda più o meno alle 14:40 | Permalink | commenti (6)
trattasi di autoreferenze
lunedì, 03 dicembre 2007
Bravi a coloro che anticipano i tempi.
Come Bruno Vespa che promuove il consueto panettone letterario dedicato quest’anno alle donne dei potenti.
Se anche il pavido Bruno, abitudinario di Palazzo, parla d’altro, è evidente che l’antipolitica sia al suo apice, e stupisce che per la prima volta il giornalista sia “sul pezzo”. Tuttavia il fil rouge che tesse da un buon decennio è riuscito ad infilarlo lo stesso nel sottotitolo.
Dopo “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi” del 2004, quest’anno è “da Rachele a Veronica, un secolo di storia italiana”.
La consuetudine potrebbe avere più di una motivazione, quale ancora non è chiaro.
 
La prima, la più probabile, quella di compiacere Silvio che gongola nel diventare riferimento storico.
La seconda, meno verosimile ma altrettanto curiosa, dipende dall’editore: Mondadori seguendo le instabilità megalomani del capo impone un qualsivoglia riferimento in copertina.
Così da oggi vedremo cambiare gli scaffali; da “La prova del cuoco, in cucina con Silvio” a “Pirandello, Uno, nessuno, tre milioni”. Da “Cuore” con la Maestrina dalle penna Azzurra a “Gomorra, viaggio nell’impero economico della Camorra, in allegato il cd di Mariano Apicella”.
 
Oppure è tutto più semplice e lineare, e noi qui che ci scervelliamo: siamo sempre più vicini all’obiettivo, poche lettere ed un guizzo della storia:
a.S. e d.S., avanti Silvio, dopo Silvio.
D’altronde quel Cristo lì mica si è sbattuto coi gazebo.
Avrà pure moltiplicato i pani, ma c’è chi ha inventato Il Pranzo è servito.
 
JS
 
I Ching del giorno
Spopola in queste settimane il dvd live a San Siro di Laura Pausini.
E’ proprio vero che la donzella emiliana è ormai il Vasco all’italiana, letteralmente: una Vasca, a vedere i fianchi.
postato da JohnSoda più o meno alle 13:17 | Permalink | commenti (22)
trattasi di politica, editoria
martedì, 27 novembre 2007
Per far luce sugli argomenti a volte è utile parlare di lampade.
Una in particolare aiuta descrivere una sensazione comune ancora silenziosa.
La lampada in questione, celeberrima quanto brutta, è un cetriolone trasparente che contiene il magma colorato mosso dal calore. Essa troneggia da sfondo nei peggiori film sugli anni ’70, in alcuni bar (dove probabilmente si fa lo scontrino prima di pagare) e nelle case di chi si difenderà sostenendo che è un regalo.
 
Una volta comprata la lampada (un acquisto irrazionale e d’impulso,  ça va sans dire) si torna a casa emozionati, si collega alla presa e si aspetta, sicuri di imminenti e veloci giochi di elementi. Si attende con la fiducia dei bambini una presa di forma, che i cerchi si chiudano. Poi ci si stufa. C’è da fare, ci si distrae insomma, e lampada sta lì in un angolo, impantanata e indefinita, come nei peggiori film sugli anni ’70.
Fino all’inevitabile delusione.
 
Ecco, oggi succede che nuotando nel mare della cronaca nera ci si incagli nell’appiccicoso blob della giustizia. Dopo i primi interessi (appassionanti, diciamolo) su chi abbia fatto cosa, con il passare del tempo la curiosità svanisce lasciando un forte amaro in bocca. Passano giorni, a volte mesi, e mette a disagio vedere che la soluzione è lontana, che è così difficile fare giustizia. Ma se ne parla poco perché imbarazza dirlo, e perché fare certe allusioni, come queste ai tempi lunghi, espone un po’ troppo e mette a disagio.
Invece è importante dire che lampada fa poca luce perché la fa al proprio interno.
Così come davanti a pagine e pagine di cronaca nera, noi vediamo tutto, conosciamo ogni movimento, ma continua ad essere buio.
 
I Ching del giorno
Voci da Montecitorio confermano lo sfizioso pettegolezzo.
Si dice che Gianfranco Fini abbia una passione per i videogiochi:
da mesi non si staccherebbe un minuto da Second Wife.
postato da JohnSoda più o meno alle 12:28 | Permalink | commenti (18)
trattasi di giustizia, metafore prescritte
domenica, 25 novembre 2007

Rai e Mediaset si parlavano?concordavano i palinsesti??
e tutto quando al governo c'era il proprietario stesso di Mediaset!?!
porca miseria. non è incredibile??
no dico, mai uno ci avrebbe pensato...!
chi se lo poteva mai immaginare?
con signori rispettabili come Rossella, Mimun, Vespa poi! e per queste inezie,  le elezioni regionali, i risultati…come se fossero informazioni che contano.

…succedono davvero cose incredibili che nessuno sospetterebbe
che stupore
oibò

JS
postato da JohnSoda più o meno alle 23:15 | Permalink | commenti (6)
trattasi di pensieri, politica, televisione
venerdì, 23 novembre 2007
Signori,
mi avete scoperto.
Sto lavorando al partito del popolo delle Libertà, e ci sto lavorando alacremente.
 
Come scusa per un'assenza così lunga, e come anticipazione al mio ritorno che avverrà a giorni,vi lascio con un indiscrezione rubata all'ufficio stampa del collega Onorevole Sandro Bondi.
 
A presto, prestissimo, o splendido popolo del facciamo un pò quel cazzo che ci pare.
 
JS
Un’emozione da poco
PierAnna Oxa
 
C'è un Ppl che cresce in me
e l'incoscenza svanisce
e come un viaggio nella notte finisce
dimmi, dimmi, dimmi che senso ha
dar spallate a Prodi senza pietà
uno che non si è mai sentito finito
anche quando è caduto, mai
 
per me, per me, no coalizione
solo una povera illusione
un pensiero banale
il governo ci rimane
invece, per me, più che normale
che un Veltrone da poco,
mi faccia stare male
una parola detta piano basta già
 
ed io non vedo Forza Italiàà
non vedo più a che punto sta
la netta differenza fra un’opposizione
e la più stupida pazienza
no, io non vedo più l’ Udc
nè quanta tenerezza fu lì:
la mia incoerenza
pensare che vivreste benissimo anche senza.

C'è un partitone che cresce in me
e una paura che nasce
solo Rotondi che confonde la mente
nessuno mi sente e poi,
 
per me, più che normale
che Alleanza Nazionale, mi faccia stare male
una parola detta piano basta già:
Gianfranco Fini non entreràà,
non vedo più a che punto sta
la netta differenza fra una coalizione
ed un partito d’emergenza,
no, io non vedo più la realtà
Storace, Carfagna, Galan,
la Santanchèèè
pensare che stavolta forse perdo la pazienza.
postato da JohnSoda più o meno alle 17:06 | Permalink | commenti (9)
trattasi di politica, autoreferenze, grossolana ironia
giovedì, 01 novembre 2007
è un momento. lo era anche prima, ma non ci pensavi.
Tutto all’inizio sembra difficile. Un’ansia fastidiosa che non riesci ad ignorare quando senti il cuore battere e fare un respiro profondo è faticoso: calmati, calmati dici sottovoce non c’è niente di cui preoccuparsi.
Pensi che solo tu riesci ad agitarti per queste cose, solo tu fai tanto rumore per nulla: gli altri guardali là, un passo avanti e la testa alta. Ne hai affrontate di peggiori, ma queste contano, qui sei tu e basta. Non puoi credere che a te, proprio a te tremi la voce, che le parole, di solito sparse come carte da gioco, suonino faticose da scegliere, difficili da seguire.
Schermaglie verbali come piovesse, un tempo, tutte vinte con la forza di chi non ha paura degli altri perché non ha paura di sé, perché chi non conosce le proprie debolezze non può pensare di essere ferito.
Anni in cui il futuro non poteva aver difetti: era solo presente che non finiva mai.
E senza il rischio del senso di colpa, dal momento che agli altri non dovevi niente: neanche lo chiedevano. Tu avevi bisogno di te per diventare chi eri, il resto erano ricreazioni, lunghissime ricreazioni.
Anni di mulini a venti forti, voce grossa, ossigeno in circolo continuo, profumo di terra, di scoperte.
 
Ora è il momento, e un momento non è così facile, oggi: un prima, un dopo, una domanda, sempre.
Il cuore che batte, qualcosa che stai per fare. Ci pensi, tanto, se riesci lo fai, nell’ipotesi peggiore eviti di farlo. In mezzo quel battito, poco prima: calmati, non c’è niente di cui preoccuparsi.
Forse ora succede perché lo sai, cosa succede. Lo sai cosa ti ha fatto bene cosa male, chi ti ha deluso chi ti ha salvato. Sai che sei stato bene e l’hai voluto tu, che sei stato male e che ne so.
Porti i segni dei sogni che perdi. Apri sorrisi imparati sul campo.
La violenza delle emozioni a volte è più discreta, ma tra e una e l’altra sai che c’è la vita.
E se la voce trema è semplicemente perché è successo sia stata spezzata.
Siccome lo sai, ti butti.
 
Si cresce.
 
JS
 
 
 
 
 
I Ching del giorno
Un auspicata brutta fine per relitti catodici che annaspavano infestando ogni antro del palinsesto.
Per esempi esplicativi Alessia Fabiani e qualche reduce da Campioni, Amici e compagnia bella.
Sbattuti la notte ai giochini telefonici mangiasoldi. Per intenderci, quelli dove la domanda più difificile è come ti chiami, intanto telefoni per ore trovando occupato e ipotecandoti le mutande.
MediaShopping li ha inscatolati (ci informiamo un po’ su questa Mediashopping che allunga tentacoli in modo preoccupante?), chiusi nelle cantine Mediaset tra una televendita di martelli ed una di banconote, finte.
Andati, e per loro non c’è indulto.
Civiltà 1 – Sogni di gloria 0
 
 
postato da JohnSoda più o meno alle 03:34 | Permalink | commenti (22)
trattasi di pensieri
venerdì, 26 ottobre 2007

 

Soda Caustica riapre Lunedì.

 

pause

Su, non mi andate in astinenza: all'uscita di Splinder metadone per tutti.

Buon w/e gentili lettori.

JS

postato da JohnSoda più o meno alle 10:12 | Permalink | commenti (8)
trattasi di autoreferenze
domenica, 21 ottobre 2007
Esterna
Ormai oggetto di tesi di laurea ed indagini sociologiche, l’Esterna nient’altro è che un contributo filmato precedentemente alla trasmissione. Solo che contributo filmato lo dicono quelli seri mentre esterna a Predestino- Centocelle suona meglio.
Solitamente è lo spunto da cui dovrebbero partire polemiche agghiaccianti, poi dibattute in studio, che vanno da sei qui solo per le telecamere a “abbella vedi de andattene, và”, fino ad improperi e contumelie propriamente detti.
          
ErreVuEmme
Se l’Esterna è il contenuto del contributo filmato, l’ErreVuEmme ne è la forma.
Insomma vuol dire “il video”, il filmato, è semplice. Perlomeno potrebbe esserlo, se non si chiamasse ErreVuEmme.
 
Tronista
Detto questo, detto tutto.
 
Quello che passa
Qui si fa della sociologia, della filosofia, della Maria.
Il presupposto è semplice: la televisione è un medium ma non ci passa enegia elettrica, ci passano i sentimenti. Tu, sì, tu, lurida sgualdrina che sbraiti minchiate su di uno sgabello ikea da 9 euro e lo fai come fossi a Spaccanapoli ma già vedendoti darla a Piersilvio tu sei in televisione, quindi tu devi farmi provare qualcosa; cioè Quello Che Passa.
Ma Quello Che Passa può anche essere quello che ho capito io pubblico parlante, che posso così insultarti impunemente perché non sono io che ti sto dando della sgualdrina, ma tesoro, è Quello Che Passa. Quindi colpa tua, che Non Passi abbastanza.
In ultima istanza quello che non passa si può chiamare anche quello che ha mangiato pollo.
E passala, su.
 
Pubblico Parlante
E’ il punto nevralgico del nuovo mondo, direbbe Jovanotti .
Composto da molte donne e qualche uomo, è la voce della ggente che vigila attenta sulle complicate trame sentimentali o televisive a seconda della trasmissione.
Volti storici che rimarranno impressi secola seculorum sono personaggi quali Daniela, Paola e Rosy, donne amiche della menopausa e di tutto ciò che comporta.
Notare lo sventolìo di fogli fogliettini e ventagli spesso alle spalle della conduttrice.
Danno il via a discussioni che lasciano perplessi fino alla fine, quando cresce a dismisura l’ammirazione per cotanta abilità nel trovare la polemica anche dove Sgarbi faticherebbe.
Testimonio lunghe irresistibili risse per un accavallamento di gambe, per un buongiorno al posto di un ciao
 
La Redazione (al secolo Vanessa)
In un normale ufficio avere a che fare con gli scocciatori è frequente.
In un normale ufficio parlare di stronzate capita sia altrettanto frequente.
In questo ufficio il lavoro consiste nel fare le due cose contemporaneamente: i redattori sono poveri lavoratori chiusi negli squallidi uffici di Cinecittà a grattarsi i problemi.
Casting, colloqui e riunioni che passano dalle proposte su chi far tradire chi, alle idee su dove cXXo metterli quei due lì per l’appuntamento televisivo di domani, possibilmente seminudi, a gennaio inoltrato (che in sauna non ci vogliono più).
La redazione è anche una sorta d’archivio notarile, tirato in ballo nei più assurdi litigi come garante di una verità assoluta.
 
Seduta
E’ una sedia. Ma loro la chiamano così: seduta. (Maria: aggiungiamo una seduta in studio per favore?)
Non so perché, e insomma fatevi una ricerca. A me continua ad essere ignoto.
C’ho riflettuto: nulla. Ipotesi per ora più quotata: il participio dà più importanza, fa chic.
 
Gelato
Ok, questo lo dicono tutti, è il microfono e si sa. Ma quando lo dice Maria de Filippi, lì si annusa l’ebbrezza di chi sa come tenere il potere, fingendo di far piccole cose ma riuscendo a distruggerne di grandi.
 
Opinionisti
Devono essere: carini, ignoranti, poco coscienti della propria ignoranza. Ignoranti l’ho già detto?
Meglio se urlano, meglio se offendono, ottimo se insinuano dubbi che neanche la De Filippi c’aveva pensato.
Ottengono il rinnovo del contratto se superano la soglia di minuti minima di discussioni futili.
Lavorano però anche due sere a settimana: un tavolo pronto all’ Hollywood e foto per marchi come Donna Loka e Monella Vagabonda. Haute Couture naturalmente.
 
Il post è defilippico e defilippico rimarrà fino in fondo.
Lei non ha sigle, non ha saluti, non ha lanci pubblicitari.
Quindi me ne vado.
 
 
JS
 
 
 
I Ching del giorno
Ricordate sempre che voi potete fare tutto.
Tutto è raggiungibile, nulla è al di fuori delle vostre possibilità.
Anche il più grande sogno ha il diritto di essere realizzato, e chiunque può arrivarci.
Se Stefano Bettarini è pubblicista…
 

postato da JohnSoda più o meno alle 23:54 | Permalink | commenti (16)
trattasi di televisione
venerdì, 19 ottobre 2007

chinaGli italiani firmano per qualsiasi cosa.

Agli italiani piace andare in piazza: solo lì ultimamente si uniscono davvero e si sentono parte di una collettività sulla quale normalmente sputerebbero.
(trovandosi così ad abbracciare durante cori ed inni colui con il quale litigavano poco prima in treno: ah, la piazza).
 
A noi gli italiani mica ci fanno impazzire.
Ma stavolta l’indignazione ultimamente esagerata è benvenuta.
 
Il governo si sta preparando ad un’altra legge che ha qualcosa di sinistro e niente di sinistra.
Il consiglio dei ministri ha approvato un decreto (testo in pdf), ora in parlamento, che obbligherebbe chiunque faccia "attività editoriale" ad iscriversi al ROC, uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni.
Ciò limiterebbe la libertà dei non iscritti, e renderebbe penalmente rilevanti i contenuti dei testi degli iscritti.
 
Il busillis è l’ ”attività editoriale”, appunto. Ma c’è chi lo spiega meglio di me.
Qui e qui.
 
Non ci piace seguire la polemica facile, crearla è molto più stimolante, divertente.
Ma riguarda da vicino me che scrivo e voi che leggete, voi che scrivete ed io che leggo.
Internet è libero e così deve restare. E questo è un precedente pericoloso. 
Firmate. Parlatene. Scrivetene. E scrivete:  levi_r@camera.it
 
Senza editori, per ora.

 JS

Update
Fatto il template trovato l’inganno, diceva qualcuno.
Cambio il blog (c’è ancora da fare operazione conclusa) e mi fanno la legge.
Fare la vittima sarà antipatico, ma poverino io.
Poverino io.
 
Uppppp date
Siccome Grillo non è stato il primo, thanks to Marco per la precisa segnalazione.
Intenso, adatto, attuale. E non credo c'entri solo il bianco e nero.
[Per quelli che Marco chi??, un giro sui commenti.]

 

 

postato da JohnSoda più o meno alle 14:13 | Permalink | commenti (12)
trattasi di politica, web